giovedì 22 settembre 2016

MTChallenge di Settembre: Gnocchi ripieni di genovese


Se mi chiedete un piatto che metta d'accordo tutta la famiglia, vi risponderò sicuramente gli gnocchi.
Piacciono ai bambini, ma piacciono anche agli adulti, forse in ricordo della loro fanciullezza o forse perché gli gnocchi sono un classico comfort food, un po' per la loro consistenza morbida, un po' per la loro capacità di legare con vari condimenti insaporendosi a dovere e donando una certa cremosità al condimento di turno.
Da bambina li adoravo letteralmente, tanto da mangiarli anche crudi e da costringere i miei genitori a nasconderli alla mia vista per non rischiare che i piatti arrivassero vuoti a tavola.
Nella nostra zona il condimento più utilizzato per gli gnocchi è il sugo di pomodoro con la mozzarella, i classici gnocchi alla sorrentina insomma, sia nella versione al sugo fresco, sia nella versione ripassata al forno. Fatto sta che tuttora, quando capita che mio padre ci inviti a pranzo la domenica e mi chieda cosa voglio, gli rispondo gli gnocchi alla sorrentina.
Eppure, nonostante il mio amore viscerale per gli gnocchi credo di averli fatti in casa solo un paio di volte. Annarita, vincendo l'MTchallenge della scorsa edizione, fortunatamente ci ha fornito non solo lo spunto per preparare agli gnocchi, ma anche delle ottime ricette per realizzarli in casa sia normali, che ripieni.
Proprio quest'ultima versione è quella che ho scelto di utilizzare per la gara del mese.
Pensando a come farcire e come condire gli gnocchi, mi è venuto in mente uno dei piatti della tradizione gastronomica partenopea: la genovese.
Solitamente questo piatto che potrebbe definirsi uno stufato con tante, tantissime cipolle, viene consumato come secondo, ma viene utilizzato anche per condire la pasta con un risultato che mi fa venire l'acquolina in bocca al solo pensiero.
Ho quindi pensato di farcire gli gnocchi con la carne della genovese e condirli con le cipolle, il tutto servito con una spolverata di cacioricotta cilentano...insomma degli gnocchi decisamente "made in sud".


Gnocchi ripieni alla genovese

Per la genovese:
500 g di carne di manzo (quello che noi chiamiamo piccione)
600 g di cipolle bianche
100 ml di olio
2 carote
un bicchiere di vino bianco
sale e pepe

Per gli gnocchi:
600 g di patate bianche
130 g di farina 00 
1 uovo
Sale
Caioricotta cilentano

Preparare la genovese. In un tegame, preferibilmente di coccio, fare rosolare la carne e le carote tritate nell'olio, sfumare con il vino e, quando quest'ultimo sarà evaporato, aggiungere le cipolle tagliate a fette sottili. Coprire e lasciare cuocere per 3-4 ore, rigirando la carne e mescolando di tanto in tanto. A fine cottura, quando le cipolle saranno brune, regolare di sale e pepe.
Prelevare 150 g di carne e frullatela aggiungendo un paio di cucchiai di sugo. Prelevate dei cucchiaini di carne e formete tante polpette poco più grandi di una nocciola.  Mettetele da parte.
Preparare gli gnocchi: lavate le patate e mettetele intere con la buccia a cuocere  in acqua fredda. Scegliere patate delle stesse dimensioni in modo da avere una cottura uniforme. Dopo circa 30/40 minuti (dipende dalla pezzatura) saranno pronte.
Appena pronte scolate e privatele della buccia, schiacciatele, allargatele sulla spianatoia per far uscire il vapore poi inserite poco alla volta la farina, l’uovo e compattate a formare una pagnotta. Fate dei salsicciotti piuttosto grandi e prelevate una porzione di circa 20 g, appiattitela e inserite una polpettina di carne tritata della genovese. Richiudete intorno al ripieno fino a sigillare completamente. Fate roteare tra le mani per dare una forma tondeggiante. Continuate fino a esaurimento dell’impasto. Passate gli gnocchi su un riga-gnocchi.
Cuocete gli gnocchi in acqua bollente salata fino a che saliranno a galla, scolateli e passateli nel sugo caldo della genovese. Prima di servire spolverizzare con il cacioricotta.

Se normalmente gli gnocchi sono un comfort food, ripieni e conditi con la genovese, sono diventati una vera goduria.

Anna Luisa

Con questa ricetta partecipiamo alla sfida n° 59 dell'MTchallenge





martedì 20 settembre 2016

Norvegia on the road: fiordi del sud, terzo giorno


Siamo ad Eidfjord, facciamo colazione e prima di lasciare questa località, ci godiamo la calma del fiordo e della cittadina di primo mattino, un senso di pace e serenità ci pervade.









La prima meta di oggi è Ulvik.
Attraversato l'Hardangerbrua (il ponte che potete vedere in foto), ci spostiamo sulla 572 per raggiungerla. La strada è piacevole ed iniziamo a scorgerla in una bella posizione in fondo al fiordo. Si tratta di una piccola cittadina, c'è un porticciolo, un paio di chiesette, una bianca in centro ed una rossa uscendo dal centro, qualche ufficio, negozi e case e poco altro.







Ulvik











Lasciata Ulvik, la stessa strada costiera e panoramica che abbiamo percorso, si trasforma in una strada di montagna e ci fa godere qualche bel paesaggio prima di reimetterci sulla 13.
Qui ci attende una bella cascata. Con una piccola deviazione dalla strada principale si può infatti andare a vedere Skjervfossen. Come spesso succede nella Norvegia del sud, anche per una "semplice" cascata c'è un'area attrezzata. In realtà in questo caso è in cima alla cascata, giù non ci si potrebbe fermare, ma non c'è nessuno e ne approfittiamo per fare qualche foto dal basso. Grazie alla luce c'è anche un bell'arcobaleno. Saliamo comunque in cima dove c'è una piattaforma (poco) panoramica proprio sul salto dell'acqua. Anche qui bagni attrezzati, addirttura con pavimento in vetro sul fiume che poi diventerà cascata!








Skjervfossen

Siamo sulla strada che porta a Voss, la prima vera piccola cittadina che incontriamo nel nostro viaggio. C'è "la solita" chiesa, in pietra stavolta, una strada commerciale e direi nient'altro. Il parcheggio, a pagamento (15 corone per 1 ora) si può pagare alle macchinette lungo la strada cash o con carta. Per visitare la chiesa, la Vangskyrkja invece ci voglio 40 corone a testa, circa 5 Euro.









Lungo la strada notiamo una bella cascata che non avevamo in programma di vedere, ma sembra bella, c'è un'area parcheggio attrezzata e tanta gente. E' la Tvindefossen e ne approfittiamo anche noi per fare qualche foto.

Tvindefossen


Il programma di giornata ci porta a Stalheim. Il motivo che ci spinge a fare questa deviazione è arrivare allo Stalheim hotel per godere della vista sulla bella vallata. Abbiamo un po' di timore ad entrare in hotel e chiedere se possiamo vedere il panorama dalla terrazza (sula guida c'è scritto che è il punto migliore), non essendo ospiti, ma i bus di turisti che vanno e vengono ci fanno prendere coraggio. La receptionist è molto cortese e non fa nessun problema. In effetti la vista è mozzafiato, con tanto di fragore della cascata. Noi preferiamo evitare la stradina in discesa che vediamo fare ai bus turistici non senza difficoltà e torniamo sulla principale percorrendo il tunnel che ci porterà a valle da dove anche si può ammirare il paesaggio circostante.

Stalheim hotel





La giornata di oggi è ricca di impegni e di cose da vedere. La prossima tappa è Flam, nel Sognefjord.
Anche se alle 16:05 abbiamo il treno panoramico da Flam a Myrdal, essendo in anticipo sul programma di viaggio, decidiamo di passare per la vicina Aurland, dove dormiremo nella graziosa Vangsgaarden Gjestgiveri. Ad Aurland infatti c'è un bel punto panoramico, una sorta di trampolino di legno che si protende nel fiordo, lo Stegastein. La strada a tratti è molto stretta e l'incrocio con altri mezzi grossi non sempre facilissimo. Anche salendo (o scendendo, al ritorno) c'è una bellissima piazzola panoramica. Arrivati in cima, ci godiamo tutto il fantastico panoramico di questo che è uno dei fiordi più belli. Un vero spettacolo! Ed il ponte, che sembra ruotare verso il basso (anzi, curva proprio versoil basso!), con solo un vetro davanti è impressionante (ma sicurissimo)! I colori del fiordo, oggi che è bel tempo, sono straordinari! Parcheggio gratis, nella piazzola.


Panorama dalla piazzola lungo la strada per arrivare allo Stegastein



Stegastein







Riscendiamo a Flam, siamo in anticipo, ma dobbiamo trovare la stazione della Flamsbana. E' da qui infatti che percorreremo il tratto panoramico tra Flam e Myrdal, a quota 867 m/slm con sosta alla cascata Kjosfossen. I biglietti conviene prenotarli con anticipo da casa sul sito della Flamsbana, perché il tragitto è preso d'assalto dai crocieristi e da chi si trasferisce da Oslo. Devo dire che girando in libertà la Norvegia, col senno di poi, non lo rifarei. Non si vedono paesaggi più belli. Certo, è comunque un'esperienza, ma con la motrice moderna che fa perdere di fascino ad un treno di montagna (anche se le carrozze dentro sono bellissime!) e per il fatto che non tutti i finestrini sono apribli (pur pagando uguale, e tanto, essendo i posti liberi!) sinceramente, non la rifarei. Bello però lo spettacolo che viene offerto da alcune danzatrici vestite di rosso alla cascata, su una musica suggestiva. La cascata tra l'altro si trova tra due gallerie, la gente scende per pochi minuti e poi risale sul treno. Treno che poi è come un locale che fa anche diverse fermate lungo il tragitto. Ovviamente la sosta alle cascate la fa all'andata e al ritorno. Prenotando questa tratta, dobbiamo ritornare con lo stesso treno che parte 10 minuti dopo l'arrivo a Myrdal. In effetti non c'è molto da fare qui. La corsa dura circa 50 minuti. Nell'ultimo tratto è a binario unico e bisogna attendere la coincidenza.


Flamsbana

Flamsbana


































Certo, qualche bel paesaggio non manca, ma dove non manca in questa parte di Norvegia? Eppure viene considerato uno dei tratti ferroviari più belli al mondo.

Prima di andare a cena, raggiungiamo il piccolo paesino di Undredal. Siamo pur sempre food blogger ed appassionati di buon cibo e solo qui si trova un formaggio di capra che vorremmo provare. E le capre le incontriamo subito per strada! Dobbiamo aspettare pazienti il loro passaggio prima di procedere noi :-) Purtroppo il negozietto indicato sulla guida (la casa blue verso il fiordo) è già chiuso (fa un orario minimo di apertura, nelle ore centrali della giornata), ma per fortuna sulla destra c'è un bar/ristorante che lo vende! Ce ne sono 3 tipi "bianchi", di diverso invecchiamento ed uno "brown cheese" (brunost in norvegese), dal gusto caramellato che ci conquista! E' quello che troviamo anche sempre a colazione, a forma di cubo o parallelepipedo da tagliare col coltello tipo quello da tartufo, diciamo. Però alla fine prenderemo il bianco stagionato che si conserva meglio e che mangeremo come pranzo nei prossimi 2 giorni. Tra l'altro, è un posticino delizioso che merita comunque una visita. Io trovo parecchi spunti fotografici.










Negozietto blu che vende il formaggio






In fondo, ingresso dle bar/ristorante che vende il formaggio





Tornati a Flam, facciamo un breve giro nel centro turistico. Stasera ceneremo a Flam, all'hotel Fratheim. Sarà una delle cene migliori del viaggio. 10 minuti ci separano da Aurland. Il nostro "hotel" è una sorta di villaggio diffuso, con casette bianche di legno, tipiche norvegesi ed anche un bar, tutto molto carino! Ci godiamo il resto della serata in relax.
Io ne approfitto per fare un time lapse che potete vedere QUI.

Fabio