in

La chiesa di San Giovanni a Carbonara a Napoli ed i dolci natalizi napoletani

- - 4 commenti


Recentemente ho visitato la Chiesa di San Giovanni a Carbonara a Napoli, in via Carbonara appunto.
L'occasione è stata la presentazione di alcuni dolci tipici natalizi della tradizione napoletana realizzati da Raffaele Capparelli della pasticceria Il Capriccio a pochi passi dalla chiesa, a cui è seguita una visita guidata tenuta dalla guida Barbara de Blasi dell'Associazione culturale Mani e Vulcani.
Napoli è stata Capitale e crocevia di diversi popoli e culture attraverso le varie dominazioni e questo ha fatto sì che la gastronomia napoletana sia molto ricca e complessa.
Tutti i dolci tradizionali napoletani sono nati nei conventi.
Amedeo Colella, storico della napoletanità, in questa occasione ha presentato la mappa risalente al periodo medioevale con i diversi conventi sparsi per la città, legando i vari dolci della tradizione ad ognuno di essi. Solo il babà, seppure noi lo sentiamo come nostro dolce tipico per eccellenza, ha origini straniere. Dalla Francia, sotto forma di savarin, importato a sua volta dalla Polonia. E' talmente la quintessenza della perfezione, della leggerezza e del sapore, con la sua bagna che non deve essere né troppa né troppo poca che si dice " Sì nu babà" per intendere appunto questo.
La monachina, gli struffoli, i Divino Amore, i Sapienza, come pure la Santa Rosa e la pastiera hanno tutti origine conventuale. Erano tutti dolci che preparavano le monache di clausura e che passavano ai clienti tramite la ruota per raccogliere dei soldi, per pagarsi un medico per esempio o per aiutare qualche bisognoso.
La sfogliatella invece nasce nel Monastero di Santa Rosa da Lima a Conca dei Marini e sarà il nipote di una monaca, Pasquale Pintauro, la cui piccola bottega è ancora aperta su via Toledo, a farne una versione la passeggio e la Santa Rosa divenne così "sfogliatella", per una questione di marketing (sì, c'era già allora. La sfogliata riccia veniva preparata anche al Monastero di Sant'Antonino a Port'Alba. Si dice che le quantità prodotte erano talmente grandi che le monache lavoravano l'impasto col sedere. Fu invece il Monastero di Santa Maria Regina Coeli a cambiarne l'involucro, utilizzando la pasta frolla al posto della pasta sfoglia e così nacque la frolla che pure Pintauro iniziò subito a commercializzare. E questi dolci ebbero talmente successo che è rimasta l'espressione "Tene folla Pintauro" per dire che c'è parecchia gente o per intendere che una donna ha un gran numero di corteggiatori.







Lo stesso vale anche per le zeppole di San Giuseppe, inizialmente create dal Monastero di Santa Chiara e che poi Pintauro iniziò a vendere, friggendole due volte, in olio vegetale e animale.
Lo stesso Monastero creò il sanguinaccio. Quando il sangue di maiale non si poteva più utilizzare, le monache decisero di nasconderlo nel cioccolato. I napoletani sono sempre stati ghiotti di cioccolato, come dimostra la presenza ancora oggi della cioccolaterie Gay-Odyn che fondarono due piemontesi venuti a Napoli, visto che nella zona di Avella c'erano (e ci sono ancora) ottime nocciole.
Al Convento di Croce di Lucca invece dobbiamo gli struffoli, nome che viene dal greco strongolos, un dolce quindi molto antico che le monache pensarono bene di arricchire con i "riavulilli", ovvero dei piccoli confetti colorati.
I susamielli venivano prodotti al convento di Santa Maria della Sapienza. Hanno la caratteristica forma ad S con le 3 mandorle sopra. Quindi una valenza simbolica religiosa  molto forte, ovvero il serpente dominato dalla Trinità. Se ci pensiamo, a Natale usiamo mangiare il capitone per lo stesso motivo. Rappresenta il Demonio che viene dominato. Il Convento di Donnaregina produceva i susamielli migliori.
I Roccocò invece vengono dalla parola francese "Coquille" (conchiglia) per la forma. Era usanza mangiarli l'8 Dicembre.
Nel Monastero di San Gregorio Armeno, la strada dei pastori, invece nacque la pastiera. Come anche si lavoravano la pasta reale, le cassate al forno e la torta di rose e ricotta.
Nel Monastero di Santa Chiara nacquero i raffioli, dallo spagnolo ravioles.
Il Convento delle Trentatré ci ha lasciato le monachine, progenitrici della sfogliatella.
Il convento dei Pellegrini, il dolce pellegrino, quello di San Pietro a Maiella i Celestini, che come i Divino Amore e i Sapienza  prendono il nome dai rispettivi Conventi.
Il mustacciolo invece si faceva in tutti i conventi. Chiamato così per la tipica forma romboidale "a baffo" (moustache) o perché dolcificato col mosto.












I dolci che abbiamo assaggiato sono stati preparati con una farina di grano tenero macinato a pietra e quindi non raffinata. Ed il Maetro Capparelli ha riprodotto i dolci della tradizione con una farina sicuramente più simile a quella che si usava un tempo. In questo caso ha utilizzato la Maiorca del Molino Riggi.



Ma veniamo alla visita della chiesa di San Giovanni a Carbonara.
Questa chiesa è un tipico esempio del gotico napoletano rimasto pressoché intatto a differenza della chiesa di Santa Chiara che fu bombardata nella seconda guerra mondiale. Si tratta di una chiesa del '300 che poi ha avuto diversi rifacimenti, soprattutto nel '500.
A seguito del terremoto del 1688, caduta la controfacciata, si decise di fare un ingresso laterale impreziosito da una scala a doppia tenaglia progettata dall'Arch. Sanfelice (di cui già vi avevo parlato nel post sulla Sanità). La facciata viene sacrificata per costruire una cappella dedicata a Santa Chiara che infatti si presenta di epoca successiva.
Questa zona un tempo era fuori le mura. Qui si bruciavano i rifiuti che scendevano a valle dalle zone alte della città e per questo motivo o per le pareti annerite prese il nome di via Carbonara. Come tutte le zone un po' periferiche, qui c'erano meno controlli e col tempo nacquero dei giochi, all'inizio più cruenti poi trasformatisi in fiera. Fu proprio per assistere a questi giochi di Carbonara, istituiti dai francesi che i Caracciolo si fecero costruire qui Palazzo Caracciolo (oggi sede di un hotel) che ancora oggi spicca tra gli altri palazzi ben più modesti.
A seguito della donazione di terreni da parte del patrizio napoletano Gualtiero Galeota agli Agostiniani, questi decisero di costruire una chiesa dedicata a San Giovanni Battista.
Questa chiesa fu considerata dagli Angioini un po' il loro Pantheon.
Quando morì il Re Ladislao, la Regina Giovanna gli fece costruire l'altare  che oggi vediamo. In basso infatti figurano loro due seduti sui rispettivi troni. In alto c'è Ladislao sdraiato sul letto di morte, ma sopra a tutto è in piedi con la spada sguainata perché erano pur sempre dei guerrieri. Questa è una novità nella raffigurazione che però nacque e morì in questa chiesa. L'altare si presenta come una specie di polittico aperto. Ci sono raffigurati San Giovanni Battista e Sant'Agostino.










In fondo invece, dietro l'altare c'è una cappella che la Regina Giovanna fece costruire al suo amante, Sergianni Caracciolo.
La cupola è stata ricostruita dopo il crollo. Di faccia c'è la tomba di Sergianni, anche lui riprodotto in piedi. Gli affreschi raffigurano i monaci e scene di vita quotidiana. Girandosi verso l'altare c'è la grande incoronazione della Vergine e a sinistra la rappresentazione della sua nascita. In questo dipinto sono raffigurati anche Sergianni e l'autore dell'affresco.
Bellissimo il pavimento, in maioliche del XV° secolo. Al centro ci sono dei tozzetti quadrati con intorno degli esagoni che raffigurano persone, animali, piante e formano degli ottagoni.











La cappella a sinistra dell'altare invece è la cappella dedicata ai Caracciolo di Vico. Una bellissima cappella ottogonale rinascimentale.



E' una zona che vi invito a scoprire nelle vostre visite a Napoli, raggiungibile molto facilmente sia da Piazza Garibaldi che da Via Duomo o da via Foria.
Ovviamente non perdetevi anche i nostri dolci della tradizione!

Fabio






in

Crostata ai frutti rossi e cioccolato

- - 3 commenti


Una crostata può essere un' ottima alternativa ai classici dolci di Natale, ma questa è anche la mia torta di compleanno. Ebbene si, sono giunta alla veneranda età di...rullo di tamburi...44 anni!
Forse non si dovrebbe dire e forse arrivata a questa età dovrei cominciare a festeggiare con un po' di discrezione in più, ma a dire il vero, ne sono felice. La bambina che è in me mi porta a gioire del mio compleanno, tanto che mi sveglio la mattina con quell'emozione e quella curiosità di chi sa che sta per ricevere dei regali. Ovviamente il mio modo per ricambiare è quello di preparare una torta come si deve. Ogni anno ne faccio una diversa, sempre abbastanza complicata e composta da varie basi, ma quest'anno ho optato per la semplicità. Mi è appena arrivato il cioccolato della Valrhona e non ho resistito ad utilizzarlo; d'altro canto torta semplice sì, ma deve essere comunque goduriosa!

in

Mercatini di Natale a Londra: secondo giorno (prima parte)

- - 2 commenti


Già ieri siamo riusciti a fare un bel giretto sfruttando il fatto che siamo arrivati a Londra ad ora di pranzo. Se vi siete persi il post, lo trovate QUI.
Visto che già abbiamo visitato in passato la città e che vogliamo anche prendercela un po' più comoda del solito, ci prepariamo ed evitando anche la rush hour che è fino alle 9:30, siamo pronti
ad iniziare questo secondo, intenso giorno di visita a Londra.
Sicuramente ci sarà anche l'occasione di visitare altri mercatini di Natale nel pomeriggio (d'altra parte a Dicembre ci piace proprio girare per mercatini e siamo venuti qui anche per questo!), ma vogliamo anche scoprire  qualcosa che ancora non conosciamo e di insolito di questa sempre fantastica città.
Proprio Flavia, l'amica blogger che ci ospita, poco tempo fa ha pubblicato sul suo blog un post dedicato ad una zona di Londra che mi è piaciuta subito e per questo motivo le ho dato la precedenza rispetto ad altre cose che pure avrei voluto vedere. Sto parlando di Hampstead.
Siamo anche fortunati, il meteo è decisamente dalla nostra parte e quindi alcuni musei che ancora non abbiamo visto e che mi piacerebbe vedere come la Wallace collection ed il Sir John Soane Museum (ma anche il British museum, che vergogna!)  ce li lasciamo per un'altra volta (semmai quando beccheremo pioggia :-p). Inoltre avevo ipotizzato altre possibili visite come al Kyoto garden o a Greenwich o a Little Venice ma semmai queste le visiteremo in un viaggio primaverile.
Arrivare ad Hampstead è piuttosto semplice. Basta infatti prendere la linea nera (la Northern line) in direzione Edgware e scendere proprio alla fermata Hampstead. Impieghiamo circa 40 minuti in totale per arrivarci dalla zona sud est della città.
Già la stazione della metropolitana mi piace un sacco, con i vecchi botteghini dei biglietti.
Mi ero segnato sulla cartina di google maps personalizzata (che ormai mi creo sempre prima dei miei viaggi) tutti i punti più interessanti che Flavia aveva menzionato nel suo post, quindi è stato piuttosto semplice visitare questa zona.
Subito ci spostiamo verso la parte sud, andando a sinistra, uscendo dalla stazione della metropolitana, lungo la A502 fino a Perrin's lane. Quello che si nota subito è che qui non ci sono turisti, peccato davvero, perché è un posto delizioso, con belle casette e tanti negozi interessanti. Ma forse è solo presto. Ma questa cosa è anche un punto a favore. Posto più vero e meno turistico.



















Risaliamo lungo Heat st dove ci sono delle case colorate molto carine (vi consiglio di gironzolare anche nelle varie traversine a destra che troverete) per poi procedere verso Holly hill. Qui è davvero singolare, c'è una piccola stradina laterale che porta su, ma volendo si può percorrere anche la strada principale. Arrivati in cima, su Mount Vernon, andando a sinistra si arriva su Holly walk e su Holly berry lane. Qui ci sono diverse case appertenute a persone note, come stanno ad indicare le varie targhe affisse all'esterno delle case. C'è anche una piccola chiesa cattolica.















Riscendiamo verso l'incrocio sul quale si affaccia la fermata della metropolitana per risalire lungo Healt st. Arriviamo fino alla chiesa battista (che è chiusa), quindi prendiamo Back ln, in fondo alla quale giriamo su Flask walk, una piccola stradina pedonale in cui c'è un ristorante (all'angolo), un fioraio, qualche antiquario ed un bar. Molto carina. Usciti da questa strada, visto che fa freddino, prendiamo una bevanda calda prima di infilarci di nuovo nella Tube e proseguire con la nostra visita. Prendetevi comunque un'oretta/un'oretta e mezza (massimo 2) per visitare Hampstead.















Com'era? Deliziosa, vero? Direi che il suggerimento di Flavia è stato ottimo! Sul suo blog trovate un sacco diq uesti post interessanti, ovviamente non solo di Londra.
Riprendiamo la metro e scendiamo a Moorgate. Siamo di nuovo nella City e siamo circondati dai grattacieli. Proprio qui vicino c'è il Gherkin, il Cetriolo come hanno soprannominato i londinesi questo bellissimo grattacielo a forma di suppostone (ok, cetriolo è più elegante). Il vero nome sarebbe  30 St Mary Axe, un po' triste. Io ne rimango affascinato ogni volta che lo vedo. So che non avrei tempo, ma me lo vado a rivedere.

















La vera meta però è il mercato di Spitalfields che non abbiamo mai visitato prima.
Devo dire che mi ha sorpreso molto positivamente! Non è un mercato trasandato o per turisti. Ci sono tante bancarelle e negozi, oltre a locali e poi c'è una piazzetta con tantissimi venditori di street food. E' quasi ora di pranzo e facciamo volentieri una sosta. Da ognuno dei venditori ci sono le file ed in effetti non saprei proprio quale scegliere. Alla fine mi faccio tentare da un tradizionalissimo fish &chips che desideravo proprio mangiare. Siamo da Poppie's, ordino un haddock (eglefino) regular. E' enorme. Non oso immaginare come sia il large. Spendo meno di 10 £ e ci mangiamo tranquillamente in due.
























Qui in zona ci sono anche altri mercati. L'Ely's yard dovrebbe essere anche lui di street food. In realtà non c'è una grande offerta, troviamo molto più carino quello all'interno dello Spitalfields. Troviamo invece chiuso il Backyard market di Brik lane, probabilmente aperto solo la domenica.












Percorriamo tutta Brick lane fino ad Osborn st. Qui ci sono tanti ristoranti indiani e crediamo una moschea. Passiamo anche per lo Sky garden che però visiteremo domani.




















Ma del resto della giornata ve ne parlerò nel prossimo post.
Andremo infatti al Borough market, saliremo sullo Shard, andremo in una bellissima pasticceria, Peggy Porschen, poi faremo una passeggiata verso il London eye dove visiteremo altri mercatini di Natale e infine andremo a manfiare a Flat Iron sq, un mercato coperto con bancarelle di street food troppo carino.

Fabio

Trovate tutto il diario di viaggio nella pagina dei DIARI DI VIAGGIO