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Il salame di cioccolato...a volte viene voglia di tornare bambini

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Salame di cioccolato

Siete rimasti stupiti che io abbia preparato il salame di cioccolato? Vi domanderete se tra poco arriverà anche il dolce di Mars...ed effettivamente stavo pensando di proporvelo, ma magari più in là.

Non so se sia colpa del rientro che sto prendendo con molta calma, oppure semplicemente nostalgia di un dolce che mangiavo da bambina, ma qualche giorno fa mi sono ricordata che erano anni, anzi, decenni che non preparavo questo semplicissimo dolce.

Forse l'ultima volta che l'ho fatto, Fabio ed io eravamo fidanzati e ricordo che vuoi per il cioccolato, vuoi per il sapore di Amaretto, vuoi per la croccantezza dei biscotti, Fabio ne era molto ghiotto.
In realtà  questo dolce potrebbe essere il primo dolce che io abbia mai fatto.

La prima volta che l'ho assaggiato è stato a XII Morelli, il paese natale di mia mamma, un'estate in cui eravamo dai  miei nonni.

Mia nonna materna non amava particolarmente cucinare. Io sostengo che noi donne ci dividiamo in due tipologie, quelle che amano cucinare, ma vorrebbero che qualcuno pulisse tutto; e quelle che amano pulire, ma vorrebbero stare ai fornelli lo stretto indispensabile. Mia nonna materna apparteneva al secondo gruppo. Sia ben chiaro, da massaia bolognese tirava una sfoglia da fare invidia a molte cuoche moderne, e se non veniva tonda erano guai, ma per il resto non amava particolarmente la cucina.
I dolci in particolare non erano il suo forte. Ricordo dei fantastici biscotti da inzuppo e delle raviole meravigliose, ma oltre questo i miei ricordi non vanno, se non per un dolce: il salame di cioccolato.

Quando lo provai la prima volta, fu amore a prima vista (o a primo assaggio), tanto che mia nonna dovette preparamene un secondo nel giro di una settimana ed un altro da portare a casa. In realtà non ricordo se arrivò mai a casa, ma si sa, il viaggio da Bologna a Napoli è lungo e qualcosa bisognava pur smangiucchiare in tutte quelle ore.

Per chi non lo conoscesse, è un dolce semplicissimo, ma troppo buono. Appartiene alla categoria dei "no cook desserts", quindi niente fornelli, si fa tutta a crudo.

Se avete bambini, consiglio di ridurre la quantità di Amaretto per limitare la nota alcolica.
Ho preparato la ricetta di mia nonna così come la ricordo, apportando come unica modifica la pastorizzazione delle uova, meglio essere prudenti e qualche minuto di fornello acceso non sarà una tragedia anche se fuori ci sono più di 30°C.

Salame di cioccolato


Salame di cioccolato

Ingredienti:

1 uovo intero
1 tuorlo
200 g di burro
150 g di zucchero
100 g di cacao
250 g di biscotti secchi tipo Oro Saiwa
1 bicchierino di Amaretto di Saronno
zucchero a velo per decorare

Pastorizzare le uova: mettere lo zucchero con 50 ml di acqua in un pentolino e portare a 114°C.
Nel frattempo montare l'uovo ed il tuorlo.
Quando lo zucchero sarà arrivato a temperatura versarlo a filo sulle uova continuando a montarle, fino a che il composto si sia totalmente raffreddato.
Aggiungere il burro morbido ma non liquido poco alla volta, quindi il cacao, continuando a mescolare, fino ad avere un composto uniforme.

A parte mettere i biscotti in un canovaccio e romperli utilizzando il matterello o il batticarne.
Non è consigliato tritare i biscotti perché si ridurrebbero in polvere e a pezzi troppo piccoli.

Mettere i biscotti in una ciotola e versarvi sopra l'Amaretto di Saronno, mescolando in modo da insaporirli uniformemente.

Aggiungere i biscotti al composto di cioccolato e mescolare bene.

Posizionare sul piano di lavoro un foglio di pellicola per alimenti o di carta alluminio, versarvi sopra il composto dandogli una forma allungata ed arrotolare in modo da dargli la forma del salame.

Riporre in congelatore.

Dopo un'ora circa prelevare il salame dal congelatore, eliminare la pellicola o la carta alluminio e legarlo con il filo da cucina in modo da farlo sembrare un vero salame.

Rotolare nello zucchero a velo setacciato e servire.

Salame di cioccolato

E' vero che i ricordi sembrano sempre più belli della realtà, ma questo salame di cioccolato non aveva nulla da invidiare a quello del nostro viaggio da Bologna a Napoli.

Anna Luisa

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4 commenti

  1. Non ci sono mai stata (pensa, a settembre vedrò Capri per la prima volta!), ma delle foto la trovo graziosissima. Sicuramente è perfetta per un fine settimana di pace, che desidero trascorrere qui già da tempo. Prima o poi sarà la volta buona :)
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    1. Sei in buona compagnia :-D A Capri sono andato praticamente per la seconda volta l'anno scorso con Flavia :-D Ad Ischia sono stato una sola volta. Invece sono tornato a Procida diverse volte. E' intima, un bijoux.

      Fabio
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  2. Non ci tornavo da una decina d'anni e grazie a te ora ho il pc pieno di splendide fotografie e il cuore colmo di splendidi ricordi! Procida e' uno spettacolo di cui andare stra orgogliosi!
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    Risposte
    1. Vero! E' un'isola deliziosa, che non delude mai. Piccola ma ricca di cose belle con cui ci si riempie gli occhi, ma pure il cuore e sono contento di esserci tornato anche io dopo un bel po' di tempo con te.

      Fabio
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Le pizzette di melanzane...se non le conoscete, non sapete cosa vi perdete!

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Pizzette di melanzane

Esistono dei piatti che ricordano un determinato periodo dell'anno come la pastiera, Pasqua o le caldarroste, l'autunno, così come esistono dei piatti che sono dei must in alcune famiglie. Ecco, le pizzette di melanzane rientrano in entrambe le categorie, dato che vengono preparate nella mia famiglia da sempre e senza di loro per me non è estate.

Non saprei se si tratti di una ricetta della cucina tradizionale napoletana, in quanto Fabio, prima di conoscermi ne ignorava totalmente l'esistenza, ma sicuramente nella zona dove viviamo sono molte le massaie che le preparano, tanto che esiste anche una sagra nella quale le donne gareggiano fra di loro su chi fa le pizzette di melanzane più buone.

Prima che pensiate a delle pizze con le melanzane, chiarisco che le pizzette in questione sono in realtà delle polpette, in cui però non compare il pane.

Pizzette di melanzane

Mia nonna diceva sempre che per preparare le pizzette di melanzane, servono 7 ingredienti oltre ovviamente alle melanzane stesse: l'uovo, l'origano, il basilico, l'aglio, il parmigiano, il pecorino e il semolino. Quest'ultimo viene usato nella nostra famiglia sia per rassodare l'impasto che per l'impanatura esterna delle polpette, in altre case viene sostituito invece dal pane grattugiato.

Tutta la preparazione viene fatta al coltello perché il frullatore ossiderebbe il basilico e soprattutto  produrrebbe la fuoriuscita di troppo liquido dalle melanzane, rendendo l'impasto difficile da legare.

Per avere una frittura uniforme si può usare la friggitrice o, in alternativa, cuocere le polpette girandole spesso, già dopo un minuto che sono state messe nell'olio a temperatura, in modo da fare rassodare l'esterno quasi contemporaneamente su tutta la superficie e non solo su un lato, evitando così il distacco della crosticina formatasi dal resto dell'impanatura.

Personalmente ho fatto un'aggiunta alla ricetta originale ed ho inserito nel centro di ciascuna pizzetta un cubetto di provola affumicata per avere l'effetto filante al morso (...dalla velocità con cui sono sparite, credo che la variazione sia stata gradita).

La ricetta è fatta un po' ad occhio, come ogni ricetta che venga tramandata a voce, ma vi basterà sapere che si devono sentire bene le spezie e l'aglio, mentre la sapidità è data dai formaggi grattugiati.

Pizzette di melanzane

Pizzette di melanzane


Ingredienti:

8 melanzane di misura media
50 g di pecorino grattugiato
50 g di parmigiano grattugiato
1 mazzetto di basilico
1 cucchiaio di origano
1 spicchio d'aglio
1 uovo
200 g di provola
sale
semolino
olio extravergine d'oliva

Pizzette di melanzane

Lavare e tagliare a cubetti le melanzane.
Metterle a cuocere in un tegame di acqua bollente salata per circa mezz'ora (devono essere morbide, ma non sfatte).
Scolarle e pressarle per fare loro rilasciare la quantità maggiore di acqua e lasciare che si raffreddino nel colino.

Una volta fredde, pressarle ancora o strizzarle tra le mani per eliminare altro liquido.

Disporre su un tagliere lo spicchio d'aglio e iniziarla a tritare con un coltello.
Aggiungere il basilico lavato ed asciugato e tritare anch'esso bene, quindi iniziare ad aggiungere le melanzane poco alla volta, fino ad ottenere un composto uniforme.
Passare il composto ottenuto in una ciotola ed aggiungere l'uovo, quindi l'origano, e poi, sempre mescolando,  i formaggi ed il sale. Se fosse necessario, aggiungere un po' di semolino per rendere il composto più sodo e continuare a mescolare.

Prelevare una quantità di impasto grande come il palmo della mano, compattarlo, formare un incavo nel centro e porvi un cubetto di provola.
Richiudere e dare una forma ovale alla pizzetta.

Passare le pizzette nel semolino (anche 2 volte) e friggerle nell'olio ben caldo fino a che abbiano preso un colore dorato.
Servire calde.

Pizzette di melanzane

Allora cosa aspettate? Correte a prepararle prima che finisca l'estate...sono tropo buone!

Pizzette di melanzane

Anna Luisa



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Una domenica di relax: Rigatoni con calamari, zucchine ed i loro fiori

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Rigatoni con calamari, zucchine ed i loro fiori

Pensavate che vi avremmo abbandonati per le ferie estive ed invece siamo ancora qui a raccontarvi i nostri "assaggi" ed i nostri "viaggi".

Quindi, mentre Fabio racconta del nostro viaggetto a Vienna (non perdete martedì "l'ultima puntata") ed inizia a preparare il racconto delle nostre vacanze estive, ormai già trascorse, in Norvegia (ma per questo dovrete aspettare Settembre), io ritorno ai miei fornelli e, reduce da una cucina buona, ma mai all'altezza di quella italiana ed ovviamente anche priva di piatti di pasta, decido di preparare un primo piatto per sollazzare le nostre papille gustative.

Data la stagione, non poteva che essere un piatto semplice e veloce, da mangiare magari in giardino sotto un ombrellone in un'assolata domenica estiva prima di dedicarsi al mio sport domenicale preferito, la pennichella.

Si, perchè vado come un treno tutta la settimana, senza fermarmi a riposare mai, dormendo lo stretto indispensabile la notte, ma quando arriva la domenica, il mio "riposino" dura un minimo di un'ora, ma solitamente di più, e proprio nella stagione stiva, favorito dal silenzio che regna in città, dalla spossatezza del caldo, il suddetto "riposino" si trasforma in una sorta di letargo che può raggiungere le due ore.

Ma torniamo al nostro piatto. Come formato di pasta ho usato i rigatoni di quello che ritengo essere uno dei migliori pastifici di Gragnano, il Pastificio Gentile.

Compriamo la loro pasta da anni e recentemente il pastificio si è associato anche ad altri pastifici gragnanesi per crescere e migliorarsi ulteriormente insieme, dando origine a "la Selezione", di cui vi ha già parlato anche Fabio, mettendo insieme i migliori formati di ciascun pastificio.

Dato che la mia idea era di preparare un piatto estivo, ho pensato di utilizzare il calamaro, affiancato da zucchine e fiori di zucca. Insomma, un piatto semplice e gustoso per consolarci del nostro rientro dalle ferie.

Rigatoni con calamari, zucchine ed i loro fiori

Rigatoni con calamari, zucchine ed i loro fiori


Ingredienti:

300 g di rigatoni
2 calamari non troppo grandi
4 zucchine medie
4 fiori di zucca
1/2 bicchiere di vino bianco
1 cucchiaio di parmigiano grattugiato
1 spicchio d'aglio
olio extravergine d'oliva
sale

Mettere l'acqua in una pentola e portarla ad ebollizione.
Mentre l'acqua inizia a bollire, pulire i calamari eliminando le interiora e la pelle che li ricopre e sciacquandoli bene. Tagliarli ad anelli di mezzo centimetro.

In una larga padella fare soffriggere l'olio con l'aglio.
Quando quest'ultimo si sarà dorato, eliminarlo ed aggiungere i calamari.
Cuocere a fuoco sostenuto finché non sarà evaporata l'acqua, quindi sfumare con il vino e portarli a cottura.

Mettere da parte i calamari e, nella stessa padella, cuocere in un filo d'olio le zucchine lavate a tagliate a julienne, finché non saranno tenere, ma non spappolate.
A questo punto aggiungere i calamari ed alla fine i fiori di zucca tagliati a strisce.
Mettere da parte.

Cuocere la pasta nell'acqua bollente, scolarla ed aggiungerla nella padella dei calamari.
Saltare per un minuto e spolverizzare il tutto con il parmigiano grattugiato prima di servire.

Rigatoni con calamari, zucchine ed i loro fiori

Fa caldo, ma la voglia di cucinare non manca mai...soprattutto se dopo c'è la mia pennichella ad aspettarmi.

Anna Luisa


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Vienna: terzo giorno (seconda parte)

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Visto che stiamo abbastanza bene rispetto al programma che ci siamo prefissati in linea di massima e che prima di partire l'amica Mari ci ha vivamente consigliato di andare a Grinzing (metro U2 o U4 fino alla fermata Shottentor e poi stesso da lì tram n° 38 con lo stesso biglietto urbano, in circa 15 minuti), questo tarlo si è messo nella nostra testa e vogliamo andarci.


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Sacher bianca del maestro Gianluca Aresu

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Sacher bianca del maestro Gianluca Aresu


Spero vi stia piacendo il racconto di Fabio del nostro viaggetto a Vienna (lo trovate nella pagina dei diari di viaggio) perché è una città che mi ha letteralmente conquistata.

Sapevo che, essendo la capitale dell'impero austro-ungarico,Vienna fosse piena di ricchezze, ma non immaginavo che dovunque ci si girasse si potessero ammirare palazzi bellissimi, con architetture anche diverse, ma sempre eleganti.
I musei ed il castello poi mi hanno portato un po' in una favola, quella della principessa Sissi e del suo amato Franz. Mi capiranno quelle che come me, non hanno perso neanche uno dei film dedicati alla principessa d'Austria, restando ammaliati dalle ricchezze, ma soprattutto dall'amore tra i due futuri sovrani.

Vienna rappresenta un pezzo importante della storia europea e, così come Roma, racconta tutti i fasti di un tempo che fu, di un impero che comprendeva mezza Europa (con l'altra mezza era imparentato grazie a matrimoni combinati). Tuttavia, anche se i tempi sono cambiati, la città ha mantenuto la sua eleganza e la bellezza che la contraddistingue.
Come si può nominare Vienna e non andare direttamente con il pensiero ad uno dei suoi simboli, la Sacher Torte?

Sacher bianca del maestro Gianluca Aresu

Per questa ragione ho pensato di intervallare il racconto del nostro viaggio con la ricetta della Sacher, ma dato che la versione classica l'avevo proposta anni fa e resta sempre una della poche torte che replico, mi è parso giusto variare il tema e proporvi una versione un po ' più estiva di questo dolce: la Sacher bianca con la ricetta del maestro Gianluca Aresu.

A parte l'evidente differenza di colore, in questa torta la confettura di albicocche viene sostituita da quella di lamponi ed all'interno del dolce viene posto anche un disco di meringa per dare un tocco di croccantezza.
Il risultato lo potete vedere con i vostri occhi...noi abbiamo potuto anche assaporarlo...

Sacher bianca del maestro Gianluca Aresu


Sacher bianca

(da "Cinquanta sfumature di cioccolato" di G. Aresu)

Ingredienti

Per la confettura di lamponi:
500 g di purea di lamponi
30 g di succo di limone
5 g di pectina
675 g di zucchero

Per il pan di Spagna :
500 g di uova
250 g di zucchero
250 g di farina 00

Per la meringa bianca:
500 g di zucchero
250 g di albumi
il succo di 1/2 limone

Per la glassa bianca:
450 g di cioccolato bianco
250 g di panna fresca al 35%
50 g di sciroppo di glucosio
10 g di gelatina in fogli
5 g di latte magro in polvere
colorante bianco in polvere (liposolubile)

vi servono inoltre:
qualche lampone surgelato
granella di pistacchi
noce moscata

Sacher bianca del maestro Gianluca Aresu

Preparare la confettura: in una casseruola versare la purea di lamponi e 650 g di zucchero, mettere sul fuoco e portare a bollore.
Aggiungere il succo di limone e 25 g di zucchero, miscelato con la pectina.
Proseguire la cottura e portare la confettura ad una temperatura di 105°C.
A questo punto spegnere e lasciare raffreddare.

Per il pan di Spagna: in una planetaria montare le uova con lo zucchero; incorporare a mano la farina precedentemente setacciata, e formare tanti fogli sottili di biscotto.
Distribuirvi sopra i pezzetti di lamponi surgelati, la granella di pistacchio e la noce moscata grattugiata..
Infornare a 240°C e fare cuocere per qualche minuto (Note mie: 7 minuti facendo un'unica teglia) in modo da mantenere la morbidezza.
Trascorso il tempo di cottura, sfornare, lasciare raffreddare e ricavare tanti dischi del diametro desiderato con un anello di acciaio.

Per la meringa classica: in una planetaria montare a neve ben ferma gli albumi con lo zucchero.
A questo punto aggiungere il succo di limone e montare ancora.
Con l'aiuto di una sac à poche formare un disco delle dimensioni dell'anello d'acciaio. Infornare a 100°C a fare cuocere per 3 ore.
Trascorso il tempo di cottura, sfornare, lasciare raffreddare e infine sformare delicatamente.

Preparare la glassa bianca: portare a bollore la panna, il glucosio, il latte in polvere ed il colorante. Togliere dal fuoco e aggiungere la gelatina precedentemente ammorbidita in acqua fredda e poi strizzata.
Mescolare e versare sul cioccolato bianco. Emulsionare (con il mixer) e lasciare raffreddare.

Inserire nell'anello di acciaio rivestito di acetato un disco di biscotto.
Con l'aiuto di un sac à poche fate uno strato di confettura di lamponi e adagiare sopra il disco di meringa, darà croccantezza al dolce. Fare altri tre strati di biscotto e confettura ed abbattere la torta.

Sformare delicatamente.

Aiutandovi con una spatola, spalmare anche sui bordi  e sulla superficie della torta la confettura di lamponi e ricoprire infine con la glassa ormai fredda.
Fare rapprendere, decorare a piacere e servire.

Sacher bianca del maestro Gianluca Aresu

Sacher bianca del maestro Gianluca Aresu


Con questa torta abbiamo festeggiato il nostro 13° anniversario di matrimonio e direi che è stato proprio un bel festeggiamento.
Col blog invece ci prendiamo una piccola pausa per una vacanzina estiva e torniamo presto, prima della pausa di Agosto.

Anna Luisa





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Vienna: terzo giorno (prima parte)

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Dopo aver raccontato il primo ed il secondo giorno di viaggio a Vienna, siamo pronti per un'altra giornata intensa in giro per la capitale austriaca. Già siamo molto contenti per quello che abbiamo visto e sappiamo che anche oggi vedremo altrettante cose belle. L'unica variabile è il tempo. Le previsioni non sono buone al pomeriggio e così rivoluzioniamo leggermente i programmi dopo averne discusso un po' a colazione e siamo subito in strada.


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MTChallenge di Giugno: la pizza estiva

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Pizza estiva


Lo avevamo detto che la pizza gourmet non sarebbe stata l'unica con cui avremmo partecipato a questa gara dell'MTChallenge, e così è stato.

La sfida lanciata da Antonietta ed ancor di più le ricette che ha dato per preparare la pizza, ci hanno attirati come una calamita, tanto da indurci a cimentarci nella preparazione di questo piatto a noi tanto caro, non una, ma ben due volte.

Anche questa volta abbiamo voluto utilizzare il lievito madre, felice di aiutarmi nei miei esperimenti culinari.

In realtà a Napoli ci sono molte correnti di pensiero su come debba essere fatta la pizza e si va dal lievito di birra a quello naturale, passando, ahimè, per prodotti sintetici che accelerano il processo di lievitazione, tanto da avere il panetto pronto anche in mezz'ora. Fortunatamente i pizzaioli seri si tengono bene alla larga da questi prodotti e rimangono legati all'utilizzo dei primi due lieviti.
Altre correnti di pensiero si hanno su quale farina utilizzare, da quella macinata a pietra a quella biologica, da quella 00 a quella 0 e 1. Insomma, anche se la pizza è sostanzialmente fatta di ingredienti molto semplici, farina, acqua e lievito, ne esistono infinite versioni tutte diverse fra di loro (ora che ci penso forse l'unico punto su cui tutti concordano è l'acqua...a  patto che sia di Napoli).

Se poi ci affacciamo sull'argomento farcitura, rimaniamo intrappolati tra i puristi da una parte, per i quali la pizza è marinara, al limite margherita e quelli che azzardano gli accostamenti più strani.

Per quel che ci riguarda, ci poniamo nel centro. Quando proviamo per la prima volta una pizzeria, il nostro test è la margherita, ma poi non siamo assolutamente restii ad "andare oltre" e provare nuovi gusti (proprio l'altro ieri ho provato la pizza con tarallo napoletano di Sorbillo e me ne sono letteralmente innamorata).

Impasto pizza
Impasto

Impasto pizza
Impasto in teglia prima della lievitazione

Imapsto pizza
Impasto in teglia lievitato

Pizza estiva

Impasto in teglia farcito prima di infornare

La tentazione di preparare una margherita per l'MTChallenge c'è stata, ma poi abbiamo pensato che ci sarebbero stati tanti capolavori in giro nel web, da richiederci un po' di fantasia.

L'idea per la pizza di oggi ci è venuta nel modo più semplice e casuale del mondo...abbiamo aperto il frigorifero. Potremmo chiamarla "pizza svuota-frigo" e ci starebbe tranquillamente come nome.

Abbiamo subito notato i peperoncini verdi di fiume o friggitelli che dir si voglia e ci è balenata l'idea di utilizzarli sulla pizza. Solitamente, quando li preparo, li mangiamo accompagnandoli con una provola affumicata, per cui la scelta del formaggio è stata semplice. Altrettanto semplice è stata l'idea di aggiungere del tonno sott'olio di Cetara, anch'esso rimasto a riempire mezzo barattolo nel frigo, che lega benissimo con i due ingredienti precedentemente scelti ed alla fine aromatizzare il tutto con il basilico che ha dato l'ultimo tocco estivo alla nosra pizza.

Pizza estiva

Pizza estiva


Ingredienti

Per l'impasto della pizza:

450 g di farina
320 ml di acqua
130 g di lievito madre
15 g di sale
Per la farcitura:
250 g di peperoncini verdi di fiume
150 g di provola affumicata tagliata a cubetti e lasciata sgocciolare
100 g di pomodori pachino o datterini rossi
100 g di tonno sott'olio di Cetara
1 spicchio d'aglio
basilico
olio extravergne d'oliva
sale

Sciogliere con un frullino il lievito madre con 130 ml di acqua, aggiungere 130 g di farina, incorporare velocemente e lasciar riposare per 2 ore.

Setacciare il resto della farina, trasferirla in ciotola, fare la fontana, aggiungere il lievito madre,il resto dell’acqua e il sale sulla farina, verso il bordo della ciotola.

Iniziare a incorporare man mano,  intridendo con le dita e poi una volta terminato ribaltare sul piano da lavoro e impastare per una decina di minuti, sbattendo e piegando più volte,strech and fold .

Fare una palla, trasferirla in ciotola, coprire con pellicola e mettere subito in frigo.
Lasciar maturare 8/10 o come vi dicevo prima anche più ore.

Togliere dal frigo e lasciar a temperatura ambiente per 2 ore e comunque fino a quando l’impasto risulti gonfio. Ribaltare sul piano da lavoro, stendere con le mani, senza schiacciare, ma allargando l’impasto dal centro verso il bordo, infilare le mani sotto il disco di pasta fino a poggiarlo su metà avambracci e traferire in una teglia oleata.
Lasciar lievitare altre 2 ore.

Nel frattempo preparare la farcitura.
Prearare i peperoncini verdi: pulire i peperoncini eliminando i semi in essi contenuti, lavarli bene e metterli da parte a sgocciolare.  In una padella riscaldare 6 cucchiaia di olio e farvi soffriggere lo spicchio d'aglio.
Quando quest'ultimo si sarà dorato, eliminarlo e mettere i peperoncini nella padella, mescolando, in modo da farli dorare bene.
Aggiungere quindi i pomodori lavati e tagliati a pezzetti e continuarli a cuocere coperti, aggiungendo un po' d'acqua se necessario. Salare.

Riscaldare il forno alla massima temperatura, condire la pizza con la provola ed i peperoncini verdi, versarvi un filo d'olio ed infornare sul ripiano centrale e cuocere per 20 minuti circa.
Controllare la cottura: se sotto si presenta bianca, abbassare il ripiano, viceversa alzarlo.

Prelevare la pizza dal forno, distribuirvi il tonno a pezzi e le foglie di basilico spezzettate e servire calda.

Note mie:

con il senno di poi, avrei messo i peperoncini sulla pizza in un secondo momento, dopo averla fatta cuocere solo con la provola, per mantenere il colore verde delle verdure. Però il sapore era ottimo ugualmente.

Pizza estiva

Purtroppo il tempo è tiranno e difficilmente riuscirò a preparare una terza pizza prima della fine della sfida, ma sono certa che la rifarò, magari utilizzando il lievito di birra.

Anna Luisa e Fabio

www.mtchallenge.it



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"Il Rum è servito": l'appuntamento napoletano del Tour Zacapa a Palazzo Petrucci

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Tra le tappe del Tour Zacapa non poteva mancare Napoli. Il Tour si propone di abbinare il rum Zacapa ai piatti di talentuosi chef. Insomma, di rompere un po' gli schemi della classica accoppiata cibo/vino e spingere prima gli chef a creare dei piatti che ben si abbinino alle note dolci del rum, contrastandole con l'amaro, la sapidità e l'acidità e poi gli ospiti ad accompagnare l'ambrato rum ai piatti proposti. Sia chiaro, nessun intento di sostituirsi al vino, ma semplicemente l'intenzione di raccontare il prodotto rum in chiave diversa, avvalendosi per questo della collaborazione del Gambero rosso.
Il rum Zacapa è sicuramente un prodotto di eccellenza. Viene prodotto in Guatemala, terra vulcanica e per questo molto ricca. Il terreno sul quale vengono coltivate le canne da zucchero ha delle caratteristiche peculiari e per questo ha anche un nome specifico, il Bertisol che si caratterizza per il fatto di creparsi e sfaldarsi durante la stagione calda, cosa che stressa la pianta nella parte bassa, facendo concentrare gli zuccheri nella parte alta della stessa. Anche per tagliare le canne da zucchero per ottenere il Miel Virgen, il puro succo di canna da zucchero che viene utilizzato per la produzione del Rum (molti invece usano la melassa), viene utilizzato un machete particolare che consente di tagliare le piante più in basso.
L'attenzione meticolosa fa sì che il terreno venga diviso in lotti, ciascuno ideale per la produzione di un determinato tipo di Rum.
Per la fermentazione, che dura 5 giorni, si utilizza un lievito estratto dall'ananas che garantisce uniformità di sapore nel tempo.
Il Rum Zacapa poi invecchia a Quetzaltenango, una città guatemalteca a 2300 m slm.
Qui i Rum invecchiano in botti di rovere precedentemente utilizzate per contenere Bourbon, whisky, sherry e pregiati vini Pedro Ximenez , botti che lentamente, data l'altitudine, rilasciano i propri aromi al rum, nel corso degli anni di invecchiamento. Secondo il procedimento Solera, poi i rum vengono sapientemente miscelati, fino ad ottenere il prodotto finale.
Sicuramente un prodotto dal fascino indiscusso.






















Dicevamo, cosa ci fa questo Rum a Napoli, nel ristorante stellato Palazzo Petrucci, a Posillipo, in uno degli angoli più panoramici, romantici e spettacolari della città? La sfida che è stata lanciata allo chef Lino Scarallo è stata quella di preparare dei piatti che ben si abbinassero a diverse tipologie di Rum e precisamente, il Rum Zacapa Gran Reserva 23yo, il Rum Zacapa Gran Reserva Etiqueta Negra 23yo ed il Rum Zacapa XO. Il Rum non va cucinato, altrimenti le sue caratteristiche si alterano. Però può accompagnarsi a piatti molto strutturati. Vediamo quindi nello specifico il menu proposto per la serata.
Entrée: baccalà e riccota con salse al prezzemolo, all'aglio e pomodoro confit.


Lo chef ha pensato poi di abbinare una triglia in carpione con riduzione alla soia, cous cous di cavolo romano, papaccelle ed olive nere al Gran Reserva 23yo, dalla grande struttura aromatica, denso e complesso, con sentori di frutta esotica, frutta matura, fichi secchi e crema, con una leggera sensazione speziata. Avvolge il palato con nobili sentori di sherry e legno, con finale elegante ed evocativo.


La linguina con crudo di scampi, caffé e zenzero e una guancia di vitello cotta a bassa temperatura, ai sentori di brace, cavolo rosso marinato e lemon curd invece sono stati accompagnati dal Gran Reserva Etiqueta Negra 23yo, ampio e complesso ma nel contempo morbido ed equilibrato. Intenso, con note di legno e frutta secca, sentori di vaniglia, mandorle, cioccolato, note speziate e tostate. Finale avvolgente, con un ricordo prolungato di spezie e di legno.

Zacapa XO invece, più morbido ed elegante, a causa dei 2 anni in più in botti che hanno contenuto Cognac Francese, con un'ampia gamma di note di legno, frutta matura, spezie, cacao amaro e sentori di mandorle e vaniglia, viene degustato insieme ad un dolce al cioccolato, pasta biscuit, mousse al cioccolato, pralinato di nocciole ed arancia essiccata.



Un'ottima serata, trascorsa conversando di Rum e non solo, scoprendone le caratteristiche e la possibilità di essere abbinato anche ai piatti di una deliziosa cena in riva al mare.



Fabio