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Auschwitz e Birkenau: i campi di concentramento vicino Cracovia

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Probabilmente questo è il post più difficile che abbia mai dovuto scrivere. Il motivo è semplice, perché la vista ai campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau non è la solita visita culturale che si può fare in ogni parte del mondo. No, qui si entra in alcuni posti che sembrano surreali tanto carichi di dolore sono.
Ovviamente i campi di concentramento non ci sono più, non si resta scioccati da immagini che possiamo vedere in tv, nei documentari o nelle foto che raffigurano questa immane tragedia che è stata l'Olocausto. Eppure la sofferenza, il dolore, le lacrime, le parole che i prigionieri di questi campi si saranno scambiati per trovare un po' di conforto e speranza sono tutte qui, ovunque ci si giri. E le senti attorno a te.
Noi abbiamo scelto di fare una visita guidata. Purtroppo le uniche due alternative come lingua sono il polacco e l'inglese e per forza di cose abbiamo scelto la seconda. E' strano che sia così considerando che per esempio alle miniere di sale di Wieliczka, per quanto belle, ma meno importanti, ci sono visite guidate nelle più svariate lingue, anche in italiano.

















Avendo deciso di visitare i campi di concentramento il primo giorno di visita per poi proseguire il nostro viaggio scoprendo Cracovia, essendo arrivati molto presto (verso le 9:30) in aeroporto, abbiamo optato per la soluzione di noleggiare una macchina direttamente qui e percorrere in autonomia l'oretta di strada che ci separa dalla località di Oświęcim (nome polacco di Auschwitz che è il nome in tedesco) dove ci sono i campi di sterminio. Abbiamo prenotato l'ultima visita guidata disponibile, quella delle 13:20 per essere più sicuri di arrivarci in tempo, mettendo in conto possibile ritardo aereo, tempo per prendere la macchina e così via.
Arrivati ad Auschwitz dove la visita ha inizio, troverete il P1, un grande parcheggio dove potrete lasciare la macchina al costo di 10 zloty per tutta la durata della visita. E' possibile anche pagare con la carta, come in autostrada se non avete prelevato zloty in aeroporto.
Qui troverete uno scarno baretto all'esterno ed una libreria con tanti libri in diverse lingue sulla Shoa, un cambio ed un altro negozietto dove poter comprare qualcosa da mangiare prima di iniziare la visita all'interno, accanto all'entrata del museo. Inoltre c'è un deposito bagagli in cui lasciare obbligatoriamente zainetti o oggetti più ingombranti.
La visita va prenotata on line sul sito ufficiale. I posti sono limitati per ogni fascia oraria, quindi, se avete esigenze specifiche, prenotate con molto anticipo. Le date diventano disponibili da 3 mesi prima della visita. Quindi se avete prenotato i voli con maggior anticipo, segnatevi in agenda 3 mesi prima rispetto a quando intendete andare ad Auschwitz di prenotare i biglietti.
Vi faranno entrare all'interno della struttura museale solo da 30 minuti prima della visita. Qui vi leggeranno i codici a barra dei biglietti on line e vi daranno le cuffiette per ascoltare la guida. La visita parte dall'esterno, passati i tornelli.
















Come dicevo, noi abbiamo fatto una visita guidata in inglese, ma a parte i gruppi turistici, abbiamo visto tante persone fare una visita individuale con le audio guide. Col senno di poi sceglierei questa opzione, perché a parte perdersi alcune cose per chi non è bravissimo con l'inglese, nonostante la visita duri nel complesso 3 ore, la guida spiega tutto "velocemente", si vedono le cose "velocemente" e visti gli ambienti al chiuso, piccoli, con le scale da fare tra i vari piani, si rischia anche facilmente di perdersi oltre al segnale delle cuffiette da cui si ascolta la guida, anche la guida stessa se magari si decide di restare un po' in più in un posto a vedere qualcosa o a scattare qualche fotografia.
E poi non sceglierei l'ultima visita guidata. L'ultimo orario di ingresso cambia con la stagione, man mano che le giornate si accorciano.
Dopo aver visitato Auschwitz che richiede più tempo e che più è impostato come museo, si arriva con la navetta interna (un bus) a Birkenau che dista circa 2 km, quindi pochissimi minuti di viaggio. Volendo, ci si può andare anche a piedi o con la propria macchina, anche qui infatti c'è il parcheggio. Non sceglierei l'ultima visita guidata, dicevo, perché a Birchenau si arriva che è ormai quasi buio.
Difficile scrivere altro su questi posti che non sia stato scritto. La prima forte impressione si ha davanti al famoso cancello di ingresso di Auschwitz con la scritta beffarda "Arbeit Macht Frei" ovvero, "Il lavoro rende liberi". Quella che si vede oggi è una riproduzione in quanto l'originale venne rubata nel 2009, ritrovata a pezzi e poi fatta restaurare ed oggi è conservata all'interno del museo.
Auschwitz è formata prevalentemente da "caseggiati" in mattoni rossi, quindi è stato più difficile distruggerla per nascondere le prove. All'interno delle diverse palazzine rimaste è stato allestito un museo. Le cose che colpiscono sicuramente di più, a parte il numero di morti, più di un milione e centomila persone tra ebrei, zingari, oppositori politici ed altre minoranze, sono le cataste di capelli, scarpe, occhiali, valigie, pentolame che sono esposti che danno solo un'idea di quante persone siano passate per questi posti e che purtroppo non ne sono uscite vive. Ad ogni ciocca di capelli, ad ogni valigia, ad ogni paio di occhiali, ad ogni paio di scarpe corrispondevano delle persone vere orribilmente massacrate, uccise prima fisicamente e moralmente e poi ammazzate atrocemente col gas ed infine bruciate nei forni crematori che ancora si possono vedere, seppure in minima parte. Tutto era organizzato e pensato ai fini dell'eliminazione fisica di così tante persone innocenti. Orrore puro.




















Poi si va a Birkenau per completare la visita e questo viaggio nell'assurdità ed atrocità umana. Qui è possibile vedere i binari del treno che entrano sotto la torretta, il piazzale nel quale queste persone se sopravvissute ad un viaggio in treno, in condizioni disumane, che già da solo era sufficiente a togliere dignità e speranza di sopravvivere, erano divise tra uomini e donne prima e poi tra abili ed inabili al lavoro. Questi ultimi erano diretti subito alle camere a gas. Agli altri toccava sopravvivere, semmai nel gelido inverno, nei capannoni di legno che erano inizialmente stati pensati come stalle per animali e quindi aperti nella parte bassa ed in quella alta per far passare l'aria. 3 file di letti a castello, bagni comuni e 300 persone in ognuna di queste baracche. Faceva molto freddo a fine novembre quando ci siamo stati noi, ed eravamo bene attrezzati per il freddo, figuriamoci quando le temperature scendono ancora di più e senza un abbigliamento adeguato. Facile comprendere che molti si siano lasciati morire o che si siano lanciati verso il filo spinato elettrificato per porre fine ad un'inutile sofferenza e per anticipare un destino già scritto.














Sì, perché nonostante una piccolissima parte di prigionieri si sia salvata, l'opzione di uscire vivi da Auschwitz non era prevista dai tedeschi. Qui si possono vedere anche i resti dei forni crematori distrutti dai tedeschi per nascondere le prove della loro atrocità. Ed è proprio a Birkenau che c'è stato il maggior numero di morti. Questo campo infatti fu progettato in quanto Auschwitz era diventata troppo piccola per così tante persone. Basti pensare che c'erano 4 strutture solo per i forni crematori, continuamente attivi.
Dopo la visita, prima di andare via, occorrerebbe un po' di tempo per meditare, per vivere quei luoghi in religioso e rispettoso silenzio. Anche per questo consiglio di non andare all'ultima visita, salvo che non abbiate alternative.

















Per cogliere appieno la visita vi consiglio comunque di prepararvi prima, semmai leggendo un buon libro, vedendo il documentario di Ulisse sulla deportazione di Roma (lo trovate su Rai Replay) o vedendo il film "Shindler's list", sull'industriale inizialmente simpatizzante nazista che salvò la vita ad un migliaio di suoi operai ebrei.

Come arrivare ad Auschwitz/Birkenau da Cracovia
Come ho detto, noi abbiamo preferito noleggiare un'auto dall'aeroporto che poi abbiamo consegnato alla stazione ferroviaria di Cracovia.
Un'alternativa è partecipare ad un tour organizzato, penseranno loro a tutto. Abbiamo visto diversi van nel piazzale antistante l'ingresso. Di solito partono da Ulica Pawia, vicino alla Galeria Krakowska a Cracovia. Semmai informatevi all'ufficio turistico di Cracovia o presso le diverse agenzie private che troverete in centro. Il costo si aggira sui 150 zloty a persona.
Oppure ci si può arrivare col treno che parte ogni ora con destinazione Oświęcim e da qui a piedi (1,5 km) o con un bus diretto a sud o col bus da Cracovia che ferma proprio nel parcheggio di Auschwitz.

Fabio

Trovate tutto il diario di viaggio nella pagina dei DIARI DI VIAGGIO ed in quella della POLONIA.

4 commenti

  1. Fabio, che orrore. Le tue fotografie mettono i brividi, non oso immaginare cosa si provi nel passeggiare in quei campi. Tutti abbiamo studiato cosa e' successo, abbiamo visto film e documentari, ma essere li' e' tutta un'altra cosa, vero? Ogni parola e' superflua per descrivere il pezzo di storia piu' vergognoso e terrificante della storia umana.

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    1. Orrore è la parola giusta. E' quello che trasmettono i posti, le foto, le didascalie, gli ambienti al chiuso e all'aperto. Sicuro fanno impressione i numeri, gli oggetti ammassati, le foto. Ti fanno immaginare quanta povera gente è passata per questi posti ed è stata uccisa, soloper il fatto di essere ebreo, di essere oppositore politico o appartenente ad una minoranza che bisognava eliminare. E' indescrivibile ciò a cui è potuto arrivare l'uomo.

      Fabio

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  2. Noi abbiamo visitato il campo di Terezin ad un'ora da Praga e pur non essendo "attrezzato" come i campi di sterminio la sola vista dei "forni" e degli alloggi con le relative storie ci ha dato purtroppo la stessa sensazione di orrore che ci torna ogni volta che ne parliamo.La visita è in spagnolo o inglese molto esaustiva e completa.

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    1. Sono luoghi che lasciano forti sensazioni, ma soprattutto danno idea dell'orrore che c'è stato.

      Fabio

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