giovedì 21 giugno 2018

Borgo 50 Bistrot a Bacoli, da serbatoio idrico a serbatoio di eccellenze enogastronomiche


Ci è sempre piaciuto girare e scoprire dei nuovi locali, la curiosità mista a un blando nervosismo che accompagna l'ingresso nel ristorante lascia subito il posto ad una sorta di gioa quando realizzi di aver  trovato un locale dove tornerai con piacere.
Oggi vi racconteremo la nostra esperienza da Borgo 50 Bistrot, che seppur ancora giovane, in quanto aperto da Gennaio 2016,  ha alla guida due fratelli dalle idee ben chiare di cosa vogliono diventare e come raggiungere gli obiettivi che si sono prefissati.
Percorriamo la strada che conduce da Pozzuoli verso il lago Miseno, sulla destra il cartello "Borgo 50 bistrot" ci annuncia di essere arrivati a destinazione, praticamente alle spalle del castello aragonese di Baia.
Entriamo nel giardino antistante il locale, qui sono posizionati alcuni tavoli per la cena o semplicemente per un aperitivo durante le belle serate estive. La serata è splendida e per questo motivo veniamo fatti accomodare qui.
Ci viene dato il benvenuto con un calice di spumante mentre facciamo un giro incuriositi dalla struttura che ospita il ristorante.
A condurci nella nostra esplorazione Erasmo Mazzella che nonostante la giovane età, 25 anni, ha deciso di intraprendere questa avventura con il fratello Rosario di 23 anni, che si occupa della sala insieme al direttore di sala Giuseppe Carannante, ed il padre Ferdinando che essendo artigiano del ferro si è occupato principalmente di realizzare dei pezzi di arredamento per il locale donandogli un carattere notevole.
Mentre visitiamo la sala interna che conta 42 posti, arredata con gusto e decorata con tantissimi oggetti vintage che raccontano la storia della famiglia Mazzella, Erasmo ci racconta come è nato Borgo 50.
Nel 2015 i fratelli Mazzella, non nuovi nella ristorazione in quanto già proprietari di un locale a Ponza,  partecipano ad un bando comunale per la riqualificazione della zona, proponendosi per il recupero di un serbatoio idrico dalle sembianze esterne di un castelletto fatto costruire da Mussolini durante la seconda guerra mondiale per la città di Bacoli. Vincono il bando e decidono di ristrutturare l'edificio ormai divenuto un rudere, creando un locale dal tono informale, un bistrot appunto, con varie zone, similmente ad un borgo che battezzano Borgo 50 Bistrot, richiamando anche il numero civico a cui si trova.
Cercano da subito di differenziarsi, prima nel colore dell'edificio, diverso da quello utilizzato in zona e poi soprattutto nella cucina a cui cercano di dare un tocco in più.













Erasmo ci spiega che la loro scelta di ristorazione è basata strettamente sulla qualità  e sulla stagionalità della materia prima "non abbiamo prodotti surgelati" spiega, "se non troviamo i gamberi viola, nel menu del giorno non ci saranno i piatti con i gamberi, come la frittura ed il risotto".
La cucina di Borgo 50 bistrot è prevalentemente di terra in inverno e vira verso una cucina di mare in estate in un menu che vede tra i piatti più richiesti, il crudo di pesce, dove, oltre ai gamberi viola primeggia il tonno rosso.
Proprio il tonno è un altro ingrediente di difficile reperibilità, oltre ad essere un alimento rischioso in quanto assorbe il cadmio, il mercurio ed i nitriti. I due fratelli Mazzella però hanno ottenuto la certificazione per lavorarlo e per utilizzarlo nel loro ristorante, dove, oltre ad abbattere il tonno, lo depurano dalle sostanze che esso accumula. Ci spiega sempre Erasmo che Borgo 50 è iscritto sul sito Etuna, dove si può vedere non solo il peso del tonno, ma anche dove è stato pescato e con quale tecnica.
Il rispetto che questo locale ha verso la materia prima si vede anche nella capacità di sfruttare gli alimenti in toto, riducendone al minimo gli scarti, per cui delle seppie ad esempio, ormai di difficile reperibilità in zona, oltre alla sacca di inchiostro viene recuperato anche l'osso, successivamente trasformato in  polvere.
Anche i gamberi, a seconda della misura, vengono utilizzati per il crudo, per il risotto o per la frittura, ma sono tutti di provenienza locale.
Il ristorante è sempre aperto la sera, tutto l'anno e la domenica anche a pranzo.
I costi sono abbastanza accessibili essendo un bistrot, un menu degustazione di 4 portate, di cui alcune in carta, altre fuori menu, viene 35 euro escluse le bevande, mentre il menu à la carte ha costi un po' più elevati per singola pietanza fino ad arrivare al crudo da 25 euro.
Lo chef Nicola Scotto di Liuzio, ha fatto esperienza in Sardegna, a Livorno, a Marsiglia, per poi trasferirsi a Torre dell'Orso e quindi a Capri, ed ha seguito corsi con lo chef Paolo Barrale.
Il punto di forza del suo menu , spiega, è la valorizzazione del territorio che offre molti prodotti di qualità, sia di terra che di mare.
Ma veniamo alla cena.






Iniziamo con l'aperitivo di benvenuto in abbinamento con Baldassarri  Brut, Vino spumante Brut Bianco Blanc de Noir 2017 Tenuta Marano.



Cannolo di pane stirato alle cicerchie con pesto di cozze del Fusaro e zest di limone.
Un finger food molto simpatico, croccante ma al tempo stesso morbido, una sorta di zuppa di cozze da passeggio.
A seguire, fanno la loro comparsa già dall'aperitivo, i gamberi viola.
Gallette soffiate di segale con velluto di gambero Viola.

Mezzo Pacchero ‘’Pastai Gragnanesi’’ piastrato e farcito con ombrina con perle di tapioca.
Uno di quei bocconcini che non vorresti fermarti dal mangiarne uno dietro l'altro, caratterizzato dall'intenso sapore di mare.


Gli antipasti vengono serviti abbinati a Puro Verdeca Salento bianco Igp 2017 sempre della Tenuta Marano.

Si inizia con una selezione fusion dei crudi del Borgo, una tartare di tonno fatta con la pancia del tonno ed aromatizzata con lime e menta; un cubotto preparato con il dorso del pesce ed un sashimi con la parte centrale del tonno; tartare di ombrina, gamberi viola, mazzancolla e salmone marinato a secco. Ad accompagnare, la maionese ai frutti di bosco.


A seguire l'alice marinata in aceto di fragoline di Baia, preparato dallo chef, su pomodoro di Sorrento e arancia.
Qui il rischio era di eccedere con i sapori acidi, invece risulta un piatto ben equilibrato che raccoglie in sé molti sapori del Sud. Fresco e piacevole.



Il primo piatto abbinato al None Negramaro Rosato 2017 Tenuta Marano, è uno spaghettone ‘’Pastai Gragnanesi’’ alla buonadonna con ricciola, olive nere di Gaeta e capperi di Salina.
Una interessante rivisitazione della pasta alla puttanesca in bianco, qui in versione marinara con la ricciola cotta a bassa temperatura.





Intanto è scesa la notte e la sala e l'esterno sono diventati ancora più suggestivi.





Il secondo viene preparato dallo chef davanti ai nostri occhi, un trancio di ombrina grigliato con scacchiera di carote multicolore e melanzana graffiti in osmosi accompagnato da None Negramaro Rosato 2017 Tenuta Marano.
Sono sempre dell'idea che quando il prodotto è di altissima qualità basta una semplice cottura per farne esaltare l'ottimo sapore e qui sicuramente non manca né l'una, né l'altro.



Per concludere la cena, il dolce: Baborgo, babà napoletano con cuore di gelatina alla fragola su crumble al cioccolato.
In abbinamento: Carlo V Vino spumante dolce Rosé  Tenuta Marano.





Un locale legato al territorio, ma la cui cucina cerca di differenziarsi, non  poteva che concludere la cena con un babà innovativo, sia per la gelatina, ma soprattutto per il contrasto con il crumble.

In un periodo storico in cui i giovani non guardano al domani con ottimismo, è bello scoprire un locale gestito da due ragazzi pieni di entusiasmo e di buona volontà che hanno scelto la strada della valorizzazione del territorio nella sua pienezza (o a 360°), riuscendo a farlo in modo esemplare. Siamo certi che la loro ambizione, pur tenendo i piedi per terra, li porterà ad affermare sempre più questo locale nella ristorazione dell'area flegrea e non solo.

Anna Luisa e Fabio








 





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