martedì 24 ottobre 2017

Fuerteventura, diario di viaggio: terzo giorno


Stamattina mi alzo presto, voglio fotografare l'alba e fare un time lapse. Ieri dalla camera ho visto dove sorge il Sole e purtroppo deve scendere, non posso fotografarlo dal balcone della camera. L'orario non è di quelli impossibili, l'alba infatti è alle 7. Quindi mi piazzo con la macchina fotografica, ma purtroppo c'è la calima all'orizzonte, la sabbia del deserto che ci impedisce di vedere l'alba ed il tramonto, dà fastidio però solo quando il sole è basso. Provo comunque a fare qualche scatto prima di rientrare in camera e prepararmi alla giornata da affrontare.

  




Visto che abbiamo dedicato la giornata di ieri al centro-nord a causa del cambio di programma dovuto al maltempo, oggi ci spostiamo verso sud.
Il tempo è buono, quindi abbiamo deciso di spingerci fino all'estremità sud dell'isola, ovvero verso Jandìa per vedere alcuni dei posti più selvaggi e suggestivi, soprattutto la spiaggia di Cofete.
Scendendo verso sud da Caleta de Fuste, vogliamo fermarci alle Salinas del Carmen. In realtà non abbiamo proprio intenzione di visitare il museo che aprirà alle 10, già in passato abbiamo infatti visitato altre saline, in Sicilia ed in Puglia e sappiamo come funzionano, ma comunque siamo attratti da quei mucchietti di sabbia e ci fermiamo a vedere alcune persone che sono a lavoro.








Dopo questa prima breve sosta, procediamo sulla FV-2 fino alla deviazione per la Fv-420 per Pozo Negro. Solo l'ultimo pezzo di strada, praticamente quando si è arrivati a destinazione è sterrato. Qui è tutto molto tranquillo, vista anche l'ora. In realtà c'è comunque poco da vedere. Con noi sono arrivati altri turisti. Ne approfitto per fare una passeggiata sulla spiaggia di ciottoli neri e per arrivare alle case dei pescatori.
La luce, col sole di faccia e ancora troppo basso non è delle migliori, ma è comunque una breve deviazione che consiglio di fare. Assieme al Puertito Los Molinos è sicuramente il villaggio di pescatori più caratteristico dell'isola.






















Tornando verso la FV-2 prendiamo lo sterrato per andare a vedere il centro di rovine preispaniche. Il visitor center dovrebbe aprire alle 10, ma purtroppo lo troviamo chiuso ancora e quindi ci limitiamo a scattare qualche foto dall'esterno. I circa due chilometri di questa strada sterrata non sono tenuti benissimo, ma andando piano si fanno tranquillamente con una macchina normale.
Andando ancora più a sud, prendiamo la deviazione per andare a vedere il faro della Entellada (Fv-511). La strada è ottima fino ad un certo punto, poi, l'ultimo chilometro diventa strettissima e a senso unico alternato. Vediamo 4-5 macchine ferme sull'ultimo pezzo in salita, probabilmente si sono incrociate con qualcuno che scendeva. Non ci sembra sicurissima come situazione e quindi a malincuore giriamo e torniamo indietro.

Immagine presa da internet
La prossima sosta, più che altro per necessità, per comprare dell'acqua e fare una sosta al bagno è a La Lajita. Non c'è niente di particolare qui, a dire il vero. Molti bar anche sono chiusi, adocchiamo un negozietto aperto sulla piazza della chiesa. La calma assoluta di questo posto viene rotta all'improvviso. Arrivano due cani di taglia grande portati dai rispettivi padroni. Uno dei due decide di attaccare l'altro cane, che era in compagnia di altri due cani piccoli. Prima scappa il primo cane dal suo collare, poi anche il secondo e cominciano ad azzuffarsi, con uno dei due padroni che si mette in mezzo, rischiando non poco. Noi, per la paura, ci nascondiamo nel negozietto che avevamo visto per comprare l'acqua. Neanche il tempo di entrare ed entra anche uno dei due cani. Pur non avendo paura dei cani, ma avendo assistito in passato a scene simili, sappiamo cosa si rischia e allora pensiamo bene di nasconderci nel piccolo bagno/deposito del negozio :-D Per fortuna quello che è entrato è il cane buono. Il tempo che la proprietaria del negozio lo tranquillizza e noi, che sbirciavamo dalla porta del bagno leggermente aperta, finalmente usciamo e possiamo comprare l'acqua. Tutto bene, ma che spavento e che risate dopo a pensare a noi due chiusi nel bagno di questo negozietto :-D





E' ora di rimettersi in marcia. Scendiamo tutta la FV-2 (l'ultimo pezzo è proprio autostrada a due corsie con limite di 110 km/h contro i soliti 90) ed arriviamo a Morro Jable. Qui troviamo la deviazione per Cofete. Da casa le condizioni di questo sterrato, nonostante le notizie contrastanti trovate sul web, mi sembravano buone. E difatti così è. Lo può percorrere senza alcun problema anche una macchina non 4x4. Basta andare a 30-40 all'ora e non ci sono problemi. E' anche abbastanza larga per il passaggio di due macchine o comunque ci sono le piazzole per fermarsi e fare passare l'altra macchina. Davvero fattibilissimo. Arriviamo al bivio per Cofete e per il faro de Punta Jandìa. Andiamo prima a Cofete. Dall'inizio dello sterrato ci vogliono circa 40 minuti, anche meno se come noi ci si ferma a vedere la spiaggia solo dal mirador che si trova ad un certo punto. Ci sono venti fortissimi, faccio fatica a tenere la macchina fotografica ferma per scattare una foto ed il tempo tra l'altro non è neanche bellissimo, non è limpidissimo ed il mare molto agitato. D'altra parte i venti di solito battono più la costa ovest. Dal basso crediamo che non sia bello uguale e quindi decidiamo che può bastare e torniamo indietro per prendere la deviazione per il faro.








Altri 25 minuti di sterrato, diverse macchine notiamo che si sono fermate lungo la strada per raggiungere delle spiaggette isolate e quindi siamo al faro. La deviazione merita sicuramente. E' il punto più a sud dell'isola, il mare si fa notare e scatto qualche foto al faro. Aspettando che una signora finisca il suo servizio fotografico ai figli, con salti più volte ripetuti, passeggiate sui muretti, poi distesi sulla panchina, poi così, poi colà, ed io là ad aspettare (li potete ammirare in qualche foto :-) ). Proprio mancanza di educazione, cioè, mi vedi che sto aspettando per scattare una foto. Sono stati "un po' più" del normale.










Lungo la strada di ritorno c'è un piccolo villaggio sulla costa selvaggia e mi fermo a scattare qualche foto anche qui.












Visto che scendendo verso sud abbiamo visto diverse spiagge, dobbiamo solo decidere dove fermarci. Alla fine scegliamo quella di Esquinzo, vicino caretta beach. Il mare come sempre è un po' agitato e c'è un bel vento, ma riusciamo comunque a rilassarci un po' tra mare e spiaggia. Qui il costo di ombrellone e due lettini è un po' più alto rispetto al nord, 13,50 €, ma comunque abbordabile. In ogni caso c'è comunque anche la spiaggia libera.







Alle 17 torniamo in hotel e ci rilassiamo nella SPA dello stesso, avendo fatto l'abbonamento settimanale. Fare tutto il percorso richiede un'oretta ed è molto piacevole.
Il tramonto neanche stasera lo vedremo a causa della calima, la sabbia del Sahara all'orizzonte che arriva dalle vicine coste africane.
E' ora di andare a cena. Stamattina, andando alle saline avevo visto un posticino grazioso con un ristorante tipico, Los Caracolitos e allora decidiamo di andare lì che è pure vicino all'hotel.
Sul posto troviamo una specie di micro festa paesana. Scatto qualche foto col cellulare. Il ristorante è molto caratteristico, sono molto gentili. Ordiniamo l'escaldon de gofio, questa pappetta di cerali tipica dell'isola e ci portano le salse tipiche, l'alioli e il mojo, che è una salsa che si prepara sull'isola, c'è rosso e verde; sono buonissime! Poi prendiamo una fideuà. E' buona, ma c'è anche del surimi che subito togliamo (ma perché?), soprattutto abbondantissima e difatti non riusciremo a finirla. Conto come sempre intorno ai 50 Euro.















 Una cosa che mi ero dimenticato di dire è che a fine pasto i ristoranti offrono sempre due cicchetti di un vino liquoroso dolce quasi sempre molto buono! E' una caratteristica del'isola.
Un'altra bella giornata alla scoperta dell'isola è passata!

Fabio
Trovate tutto il diario di viaggio nella pagina dei DIARI DI VIAGGIO

Questo l'itinerario di giornata

2 commenti:

  1. Che rabbia quelli che senza alcun rispetto si piazzano lì a scattare foto pur vedendoti in attesa e facendo proprio finta di niente...capita spessissimo e ogni volta mi viene voglia di dirgliene quattro! I posti comunque compensano ogni malumore: veramente splendidi soprattutto per l' assenza di anima viva ( adoro i posti cosi!). Certo la disavventura dei cani è stata tosta ( io sarei rimasta chiusa lì dentro fino a completa scomparsa di cani e padroni!), ma poi in effetti a ripensarci uno ci ride pure.
    Carinissimo quel ristorante e belle e suggestive le saline, che hanno sempre il loro fascino!

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    1. Vero, è proprio maleducazione secondo me. E domenica mi è successa la stessa cosa. Stavamoio e mio fratello a fare foto, uno è arrivato e si è piazzato bellamente davanti a noi. Dopo un bel po' ha preso la macchina fotografica, fatte un paio di foto e poi è andato via. Senza dire niente. Ma si può?
      Io adoro i posti senza nessuno! Te li godi pienamente.
      Che paura guarda con quei cani. So che possono fare tanto male se non peggio.

      Fabio

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