giovedì 28 maggio 2015

Blog tour Etna e Calatino: quarto giorno #etnakalatour

Ci svegliamo a Ramo d'aria, apriamo la finestra e diamo la prima occhiata della giornata a lei, 'A muntagna, ovvero l'Etna, con la speranza di vedere un minino di attività vulcanica, anche in vista della salita che ci attende nei prossimi giorni, ma per ora tutto sembra tranquillo.
Così condividiamo la colazione nella bella sala con gli altri blogger con cui abbiamo il piacere di vivere questa esperienza, confrontandoci sulle esperienze fatte nei giorni precedenti e studiando il programma della giornata che ci aspetta.





Prima tappa di oggi è la città di Acireale che ci accoglie con le sue bellezze barocche, i palazzi e le chiese.
La città, come altre otto della zona, presenta nel suo nome il prefisso Aci in onore del pastorello Aci, amato dalla ninfa Galatea. Purtroppo la triste leggenda narra che il loro amore finì male in quanto Polifemo, innammorato di Galatea, scoperto quale fosse il vero amore della ninfa, colpì a morte il pastorello Aci. Galatea, nel tentativo di salvarlo, trasformò il sangue dell'amato in acqua di sorgente, facendo diventare il pastore un dio fluviale. Tra Acireale ed Acitrezza c'è ancora una sorgente chiamata il sangue di Aci.
Mentre ci incamminiamo verso la prima meta, facciamo sosta alla Pasticceria Bella, dove è nato il biscotto Umberto in onore del Duce poi tanto apprezzato da Umberto di Savoia.
Arriviamo in piazza Duomo dove visitiamo la Cattedrale di Maria SS. Annunziata risalente al 1600 all'interno della quale ci sono di rilievo una meridiana e la statua d'argento della patrona, Santa Venera. Tutti i palazzi della zona presentano i tipici sotto balconi del barocco e sono di pietra bianca per creare un contrasto con il nero della pietra lavica. In piazza ci sono anche il palazzo del comune e la Chiesa dei Santi Pietro e Paolo.
La città di Acireale, oltre che per le sue bellezze architettoniche, è famosa per il Carnevale che viene festeggiato sia a Febbraio che a Luglio con sfilate di carri infiorati e di cartapesta.
Non può mancare un giro al mercato, dove abbiamo modo di vedere alcuni prodotti della terra a noi sconosciuti, come il trunzo di Aci, cavolo rapa presidio slow food ed alcune preparazioni locali, come patate, melanzane e cipolle cotte al forno e vendute dai panifici.
Da qui, uno scorcio si apre sulla bella facciata della Chiesa di San Sebastiano, con tanti putti a decorarla, ognuno con una espressione diversa.




















Altra chicca della zona è la riserva naturale della Timpa. Si tratta di un promontorio caratterizzato da rocce di origine vulcanica, gradinate e da diverse faglie dove cresce una fitta vegetazione di cui i nostri accompagnatori ed ospiti ci parlano in maniera particolareggiata, illustrandoci le caratteristiche di alcune piante che vediamo. Ma questa è anche zona di limoni, in particolare il limone Monachello che resiste al Mal secco, un fungo che colpisce le piante di agrumi, come ha modo di spiegarci il Prof. Giovanni Continella, vero pozzo di scienza. Non può mancare qui, nella provincia di Catania, la mitica granita di limone, la nivarrata, per usare il nome locale. Ce la prepara secondo il metodo tradizionale il Sig. Patané e ce la serve nei limoni svuotati, ma non resistiamo e ci concediamo anche il bis (ed il tris...) in bicchiere. Questa è zona di produzione proprio per il ghiaccio che si aveva modo di prelevare direttamente sull'Etna.












Ci muoviamo per scendere lungo la passeggiata delle Chiazzette. Abbiamo modo di ammirare il panorama dall'alto e ci vengono illustrate le caratteristiche di altre piante che incontriamo lungo il tragitto. Camminando abbiamo modo di ammirare anche la Fortezza del Tocco.
Ad un certo punto alcuni di noi hanno tagliato per una stradina che scende più velocemente fino al mare e che ci porta in prossimità di un mulino che un tempo veniva alimentato dalla forza dell'acqua che scendeva dalla montagna.













E' tempo di una sosta per il pranzo, oggi mangeremo presso il ristorante Verde & Blu, a S. M. La scala, ristorante a gestione familiare con menu fisso e prodotti di mare sempre freschissimi. Ci godiamo anche il panorama, accarezzati da una leggera brezza.
La simpatica proprietaria ci racconta che il padre, ex pescatore, guardando da mare questo tratto di montagna, pensò di costruire un ristorante per creare un avvenire ai suoi figli. Qui il pesce freschissimo è garantito e se un giorno il mare non è prodigo, il ristorante non apre.



Torniamo in centro dove ci attendono due visite culturali, la biblioteca e pinacoteca Zelantea, che custodisce un piccolo ma significativo patrimonio di quadri e di libri, frutto del lavoro prezioso di chi negli anni ha avuto cura di questi volumi e quadri e che speriamo si possa mantenere ancora a lungo. Perdere una biblioteca come questa sarebbe una vera disfatta.










Stando in Sicilia, non potevamo non andare al locale museo del teatro dei pupi siciliani, le marionette che inscenavano storie degli eroi medievali e guerre tra cristiani e saraceni. Ci vengono presentati diversi personaggi ed ammiriamo l'organizzazione e la "modernità" nelle animazioni di alcuni di essi e nella possibilità di intercambiare le teste, per esempio, a segnare gli anni che passano.
I pupi sono fatti interamente di legno di limone con armatura in cuoio e rame. Per ogni pupo c'erano due persone che lo manovravano, mentre la terza dava la voce.


Per cena iniziamo ad assaporare l'Etna. Saliamo infatti un po' in quota per raggiungere l'agriturismo Case Perrotta. Qui veniamo accolti con una degustazione di vini della Tenuta Monte Gorna a cui seguirà una lezione sulla degustazione dell'olio extra vergine d'oliva tenuta da Filippo Legnaioli. Olio che la stessa azienda Case Perrotta produce assieme ad altri prodotti come le ciliegie ed il miele. La particolarità del loro olio è che avendo ben 17 cultivar posizionate tra l'altro a differenti quote, la raccolta delle olive non è affatto semplice, e deve essere fatta in momenti diversi, ma molto velocemente. Si viene però poi ripagati dai sapori fruttati tipici del loro olio, dalla bassa acidità. Da qui è possibile anche vedere molto da vicino i crateri dell'Etna ed in caso di eruzione lo spettacolo è assicurato. Non manca il palmento per la raccolta e pigiatura dell'uva.
Gustiamo la nostra ottima cena durante la quale ci viene servito anche lo stracotto di asina ragusana, davvero notevole.







Riscendiamo a valle verso Ramo d'aria.

Fabio

5 commenti:

  1. Mi hai fatto venire voglia di tornarci; natura e cibi sono fantastici! Ricordo che ad Acireale vidi lo spettacolo del teatro dei pupi, un teatrino affollatissimo dove grandi e bambini si appassionavano alle gesta degli eroi.

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  2. Quanto vorrei tornare in Sicilia! >__< Mi piace il ristorante che chiude se non c'è il pesce appena pescato!

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  3. Tutte queste foto mi fanno venire una voglia matta di tornare in Sicilia! Che bellezza :)

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  4. che magnfiche foto e luoghi un racconto della sicilia molto più vero ed immediato

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