giovedì 19 aprile 2018

Festa della Madonna delle galline a Pagani



Avete mai sentito parlare della festa della Madonna delle galline che si tiene a Pagani (Sa)?
Ammetto la mia ignoranza, ma fino a quando non me ne ha parlato la mia amica Carolina, non ne avevo mai sentito parlare. Così, reduce dalla intensa esperienza della festa di Sant'Agata a Catania, non me lo sono lasciato dire due volte e subito ho accettato il suo invito per assistere a questa bella festa che coinvolge tutta la città. Mai però avrei pensato che ci fossero tante similitudini tra le due feste, a partire dalla lunghissima processione per le strade del centro e dalla grandissima partecipazione popolare che a Pagani viene accompagnata dal canto e dalla musica popolare della tamorra.
Se vi sembra singolare il nome Madonna delle galline, sappiate che c'è chiaramente una spiegazione legata alla nascita di questo culto prima e poi della conseguente festa che si celebra la domenica in Albis, vale a dire quella successiva al giorno di Pasqua.






















Tutto ebbe inizio, si racconta, a Tramonti. Nel XIV secolo infatti, in una chiesa fatiscente era custodita una tavola raffigurante la Madonna del Carmine. Una notte la Madonna apparve in sogno al prete (un'altra leggenda narra che apparve al sacrestano che avrebbe dovuto dirlo al prete) chiedendogli di riparare la chiesa, altrimenti sarebbe andata via. Il prete però non seguì le indicazioni della Vergine, così, a causa di un forte temporale, il quadro fu portato a valle, nel fango, verso Pagani.
Durante una domenica in Albis, alcune galline, razzolando, riportarono alla luce la tavola col volto della Vergine. A questa immagine si deve la guarigione miracolosa di 8 infermi e per questo motivo  divenne la protrettrice della città. Precisamente nel 1609, uno storpio, che si era addormentato davanti ad un locale appartenente all'antica parrocchia di San Felice che veniva utilizzato come spogliatoio (o spogliaturo), proprio dove era conservata la tavola rinvenuta dalle galline, ebbe la visione in sonno della Madonna che lo invitò ad alzarsi e a buttare le stampelle. Era guarito. Il miracolo, fu molto evidente e suscitò molto clamore. Nel giro di pochissimo tempo si ebbero nuove guarigioni. Tra il 1609 e il 1610 furono documentati altri sette miracoli che fecero accrescere nei fedeli, non solo dell'Agro, la devozione alla Madonna del Carmine, ribattezzata Madonna delle Galline. Ciò indusse l’allora Vescovo a far costruire una nuova chiesa, proprio per i suoi devoti, a Pagani i cui lavori ebbero inizio nel 1610, quella che poi nel 1954 è diventata il Santuario di Santa Maria Incoronata del Carmine, detta delle galline.
A causa del deperimento del quadro originario, oggi l'immagine della Madonna è stata riprodotta su tela e collocata nella chiesa appositamente eretta nel luogo del ritrovamento.
La facciata della chiesa, in stile barocco, è abbellita da colonne, e due statue allegoriche, ovvero la Pudicizia (a sinistra) e la Speranza (a destra) e da un bassorilievo della Madonna del Carmelo con bambino. Presenta una navata unica con tre arcate laterali.
I festeggiamenti in onore della Madonna della galline, evento civile e religioso allo stesso tempo, organizzati dai padri carmelitani del Santuario stesso e dall'Arciconfraternita della Madonna delle Galline,si svolgono dal venerdì dell'ottava di Pasqua al lunedì successivo. Atto iniziale è l’apertura delle porte del Santuario chiuse dal giorno di Pasqua per allestire il trono e per preparare la statua della Santa Vergine, la quale, per antica tradizione, viene oscurata tutto l'anno alla venerazione dei credenti. Mentre, infatti, l'immagine miracolosa è sempre esposta sull'altare, la statua lignea fu creata solo per uno scopo processionale. Il telo che copre la nicchia della statua viene alzato solo nell'ultima settimana di settembre, quando ricorre la data dell'incoronazione dell'icona, alla quale è collegata una settimana di predicazione e di solenni messe. L'evento dell'apertura delle porte attira migliaia di cittadini, paganesi e non, davanti al Santuario (che apre i suoi cancelli alle ore 18:00).











Nel giorno dei festeggiamenti principali, ovvero la domenica in Albis, come già detto (quindiil giorno cambia di anno in anno), la statua della Vergine è portata in processione su un carro spinto dai fedeli (oggi è motorizzato)  nel corso della quale i fedeli offrono fiori e volatili, principalmente galline, ma anche papere, colombe, tacchini, pavoni o gallinelle, che misteriosamente, nonostante la folla, la musica e i botti le restano vicino. All'offerta delle galline si accompagna quella di dolci o di torte rustiche che costituivano un tempo il cibo ricco dei contadini. Le mamme avvicinano i loro bambini alla Vergine, per chiederne protezione. La processione passa per le strade, i vicoli, i cortili e le masserie di Pagani con al seguito i gallinacei.









Momento importante è il rito dello scambio di pennuti tra la Vergine e Sant’Alfono Maria de’ Liguori. Davanti alla Basilica pontificia di Sant'Alfonso la statua della Vergine riceve in dono, dai padri redentoristi, una coppia di galline, secondo la tradizione che fu iniziata dallo stesso Sant'Alfonso, il quale viene ricambiato dalla Madonna che offre due colombe. Successivamente al rito dello scambio, la processione si sposta in Piazza Corpo di Cristo, dove a volte si celebra la messa solenne, presieduta dal Vescovo. Dopo la celebrazione eucaristica, il corteo prosegue il suo cammino, finché Madonna ritorna al Santuario (intorno alle 23 circa). All'arrivo della statua inizia lo spettacolo di fuochi d'artificio. A conclusione della processione, si canta il Magnificat.











In giro per la città, nei cortili storici del centro,  sono allestiti i “toselli”, vale a dire degli altarini adornati con statuette e fiori.
La musica tipica che accompagna i festeggiamenti è la “Tammurriata”, musica popolare che inizia il venerdì in Albis, ha il culmine la domenica sera e termina il lunedì. La tammorra è un tamburo a cornice che sprigiona suoni provocati dall'impatto del palmo della mano e dalle dita. Il ritmo della tammurriata è determinato e accompagnato anche da un altro strumento, strettamente in sintonia con la tammorra. Si tratta delle nacchere (o castagnette), due coppie di legno, che, fissate al medio delle due mani, producono un suono netto, squillante, che accompagna quello più cupo, assordante, della tammorra. La tammurriata segna l'inizio delle celebrazioni, accompagna il popolo in festa durante l'intera domenica quando i cittadini partecipano pienamente ai balli. Passata la processione della Vergine, si creano i cerchi, dove i tammurriatori e i devoti danno liberamente vita alla tammurriata.



















Al termine dei 3 giorni di festeggiamenti, c'è la deposizione delle tamorre, ovvero i tamorrari depositano i loro strumenti ai piedi della Vergine e ringraziandola, fanno un atto di sottomissione. Successivamente, senza mai voltare le spalle all'altare, lasciano il Santuario intonando l'antico canto popolare Madonna de la Grazia.
Piatti tipici della festa sono il tortano, il casatiello, i carciofi arrostiti, il cui fumo avvolge i vicoli del centro e i tagliolini al ragù con i quali è tradizione sporcarsi la camicia.





Insomma, quest'anno ho partecipato solo alla serata della domenica, ma grazie ad altri video che mi ha fatto vedere Carolina, dei festeggiamenti dei giorni precedenti e della processione, penso proprio che l'anno prossimo tornerò a partecipare a questa bella festa.

Fabio

Fonti:
Eventi città di Pagani
Wikipedia