giovedì 30 novembre 2017

Torta Caprese alle Noci


Con oggi si chiude Novembre ed a breve arriveranno le ricette natalizie, ma nel frattempo ho scelto di preparare una torta che non ha stagione, ottima da mangiare sia d'inverno che d'estate, un classico della cucina campana, la caprese.
Molti conoscono la sua "cugina" salata, l'insalata di pomodori e mozzarella, ma sulla splendida isola del golfo di Napoli nasce anche una buonissima e goduriosa torta, la Caprese appunto.
Questa torta al cioccolato nasce nel 1920 per un errore di uno chef che solo dopo aver infornato la torta alle mandorle che aveva preparato, si rese conto di aver dimenticato la farina. Fu solo dopo aver sfornato la torta ed averla tagliata che si rese conto di aver creato un dolce buonissimo, con una sottile crosticina esterna e morbido ed umido all'interno.


La versione originale della caprese prevede le mandorle, ma quella che vi propongo oggi è con le noci, forse una ricetta rielaborata a Sorrento, città nota per le ottime noci che vi si producono.
In realtà da ragazza ho conosciuto prima la caprese alle noci e vuoi per i bei ricordi a cui è legata, vuoi perché mi ero abituata a mangiarla così, quando ho provato la caprese classica non l'ho apprezzata come questa che vi propongo.
La preparazione è molto semplice, ma questa torta ha un problema che mi rendo conto, non tutti riusciranno a superare, la torta è più buona se viene preparata un paio di giorni prima di essere consumata. Mi rendo conto che davanti ad una torta così cioccolatosa è difficile resistere e quindi molti di voi la inizieranno a mangiare appena raffreddata (fatela almeno raffreddare, su), però se ci riuscite, conservatene un pezzetto da provare dopo un paio di giorni e poi mi direte se ho ragione.


Torta Caprese
Ingredienti:


250 g di Zucchero 
250 g di noci sgusciate, tostate e tritate 
150 g di burro
150 grammi di cioccolato fondente 
50 g di cacao
6 uova
Zucchero a velo

Lavorare il burro e lo zucchero con la frusta ed aggiungere i tuorli d'uovo uno alla volta.
In un altro recipiente mescolare assieme le noci, il cioccolato fondente tritato ed il cacao quindi aggiungerli al primo imposto e mescolare il tutto. 
Montare a neve gli albumi che avremo tenuto da parte ed unire anch'essi poco alla volta all'impasto mescolando dall'alto verso il basso per non farli smontare.
Versare il composto in una teglia foderata con carta da forno e cuocere a 150°C per circa un'ora, finché uno stuzzicadenti infilato nel centro della torta non ne uscirà abbastanza pulito.
Quando la torta si sarà raffreddata ricoprirla di zucchero a velo.

 Dimenticavo che è anche una torta senza glutine!

Anna Luisa


lunedì 27 novembre 2017

Il pane dolce del sabato ed un saluto ad un amico


L'ho detto tante volte, internet è proprio un posto strano, un posto dove le distanze si azzerano, tanto che un'amica che sta in India sembra essere la tua vicina di casa. Un posto dove si incontrano persone, almeno virtualmente, che mai avresti incontrato e con cui, fosse solo per la differenza di lingue, mai avresti interagito. Eppure tutto ciò è possibile grazie alla rete.
Ci sono momenti di allegria, momenti in cui si condividono le gioie della vita e quelli in cui si condividono anche i momenti tristi. Questo purtroppo è uno di questi perché di recente ci ha lasciati un amico.
Abbiamo avuto modo di incontrare Michael quando lui ed Eleonora hanno vinto la sfida dell'MTChallenge ed hanno lanciato la loro sfida sul miele. Ricordiamo bene quella sfida, preparai per l'occasione il mio primo dolce al piatto ed ammetto che tutt'ora ne vado ancora orgogliosa.
Non siamo amanti del miele, ma in casa ne avevamo di vari tipi, per cui iniziai ad assaggiarli per abbinarli nel migliore dei modi, ma la mia cultura non era all'altezza di quella di Michael.
Azzardai in particolare con il miele di tiglio, utilizzato per saltare le pere in padella. Sapevo che Michael ed Eleonora potevano chiedermi dei chiarimenti, ma mai mi sarei aspettata la domanda di Michael...il miele di tiglio usato è di montagna o di pianura? Ammetto che non lo sapevo. Guardai dove si trovava la ditta che lo raccoglieva, ma non sapevo cosa rispondergli. Mi venne in aiuto una foto del miele dal cui colore Michael dedusse che si trattava di un miele di montagna, il cui aroma rendeva bilanciato tutto il piatto, come scrisse anche in uno dei più bei commenti che io abbia mai ricevuto.


Vi domanderete perché vi racconto questa storia. La risposta è semplice. La vita è strana, sia essa "virtuale", sia essa interamente "reale". Si incontrano persone, si stringono nuove amicizie ed a volte si perdono anche, ma tutte le persone che si incontrano ci lasciano qualcosa, un pensiero, una sensazione, uno spunto per imparare nuove cose ed anche se loro non ci sono più e sai che non potrai più interagire con loro, essi avranno lasciato un segno nella tua vita, e finché ritornerai con il pensiero a loro, e coltiverai quello che loro ti hanno dato, i tuoi amici saranno sempre nel tuo cuore e ciò gli permetterà di esserci ancora, anche se in modo diverso.
Così come si intrecciano vite e persone su internet, oggi, per ricordare Michael noi ed altre bloggers abbiamo intrecciato il pane dolce del sabato, lo Shabbat ebraico, con la ricetta che ci ha dato Eleonora tanto tempo fa. Potevamo presentarlo come preferivamo, ma noi abbiamo deciso di prepararlo con le albicocche perché ci ricordano il nostro viaggio in Marocco quando andammo a trovare Eleonora, ed ovviamente abbiamo deciso di accompagnarlo con il miele, purtroppo solo quello di timo perché quello di tiglio trovato...non era di montagna.




Il pane dolce del Sabato (per due trecce ripiene)

Ingredienti
500 g di farina 0
2 uova grandi medie (circa 60-62 g con il guscio)
100 g di zucchero
20 g di lievito di birra
125 ml di acqua tiepida
125 ml di olio extra vergine d'oliva
10 g di sale
100 g di albicocche secche
un tuorlo d'uovo
un cucchiaio di acqua
miele di timo per accompagnare


Prima di tutto e importantissimo, setacciare la farina.
Sciogliere il lievito nell'acqua tiepida insieme a un cucchiaino di zucchero e far riposare una decina di minuti fino a far formare una schiuma. Mischiare la farina, il sale e lo zucchero e versarci il lievito e cominciare ad impastare, versare poi l'olio e per ultimo le uova, uno ad uno, fino alla loro incorporazione (note mie: per incordare ho aggiunto prima 1/3 delle uova leggermente sbattute e poi ho iniziato ad aggiungere l'olio e le uova alternandoli e terminando con l'olio). Lavorare fino a che l'impasto si stacchi perfettamente dalla ciotola, lasciandola pulita.
Lasciar lievitare per almeno due ore, dopodiché, sgonfiare l'impasto e tagliarlo in due parti uguali. Tagliare poi ognuna delle parti in tre.
Stendere su un piano infarinato ognuna delle parti lunghe circa 35 centimetri e larghe 15. Spargere i cubetti di albicocche sulle tre parti.
Arrotolarle poi sulla lunghezza, in modo da ottenere tre lungi "salsicciotti".
Unirli da un capo e cominciare ad intrecciare.
Ripetere l'operazione per la seconda treccia. Adagiare le trecce su una placca da forno unta di olio. Lasciare lievitare ancora due ore.
Sbattere il tuorlo d'uovo con un cucchiaio di acqua e spennellarlo sulla superficie.
Infornare in forno già caldo e STATICO a 200°C per circa 15-20 minuti.


Ciao Michael e grazie per essere passato nelle nostre vite!

Anna Luisa e Fabio

venerdì 24 novembre 2017

Lo street food in Italia e nel mondo



Lo street food ci ha sempre affascinati e incuriositi. Per molti è un fenomeno degli ultimi anni, ma in realtà è sempre esistito in tutte le sue forme, che cambiano a seconda del Paese dove nasce.
Esistono luoghi dove esso occupa un ruolo marginale e comunque minore rispetto alla ristorazione in senso classico, ma anche posti, come Bangkok, dove lo street food è non solo limitato ad essere un’alternativa ai ristoranti, ma è alla base dell’alimentazione quotidiana, dei cittadini, come ovviamente anche dei turisti. Durante il nostro viaggio in Thailandia, ci siamo resi conto di quanto fosse sviluppata l’abitudine di acquistare dei piatti pronti dai venditori ambulanti, ma è solo leggendo questo articolo che abbiamo scoperto che addirittura molte abitazioni non sono neanche dotate di cucina, tanto sia considerato marginale ed addirittura poco conveniente preparare un piatto in casa propria.



Ovviamente la Thailandia è solo uno degli esempi di street food che si può portare. Ricordiamo chiaramente quando abbiamo visitato il mercato notturno di Taipei, perché di giorno faceva troppo caldo, uno dei posti che maggiormente ci è rimasto impresso nel cuore e nella mente, con il rumore dei piatti, il vociare delle persone, ma soprattutto con i profumi che si sentivano nell’aria. Tanti cibi preparati al momento davanti a noi. Si resta affascinati da quei gesti ed ammaliati dagli odori e dai sapori. Non dimenticheremo mai la frittata di ostriche che abbiamo mangiato lì. Diciamo che in Asia lo street food è diffusissimo un po’ ovunque. E per noi è sempre una bellissima esperienza da fare.

Non mancano ovviamente esempi di street food anche in Occidente. Uno sono i venditori ambulanti di hot dog negli Stati Uniti, che è possibile trovare ad ogni angolo di strada, ma si arriva fino ai truck, veri ristoranti ambulanti, capaci di andare oltre il semplice panino e preparare qualunque tipo di piatto dolce o salato che sia. Alcuni sono dei veri e propri must da non perdere. Su internet si può anche vedere dove sono posizionati giorno per giorno. E addirittura ci sono delle trasmissioni televisive dedicate a questo tipo di street food.

Anche in Italia, ovviamente, lo street food è molto sviluppato ed affonda le sue radici nella storia. Chi non ricorda i “maccaronari”, venditori di pasta che già esistevano nel Regno delle due Sicilie ai tempi dei Borboni? Anche la pizza nasce come street food, piegata “a portafoglio” infatti veniva comodamente consumata per strada. Tutt’oggi al Sud lo street food è molto sviluppato. Restando sempre in Campania, i fritti lo caratterizzano, con le frittatine di pasta, i crocchè di patate o le pizzette di melanzane, ma se ci si sposta in altre Regioni si troveranno i panzarotti pugliesi o le panelle e lo sfincione siciliano, oltre agli arancini o arancine, che dir si voglia, e a tutta la rosticceria siciliana. Ma possiamo pensare anche al lampredotto o la cecina toscana, l’erbazzone emiliano. Ogni Regione ha il suo street food.





                                                            (Immagini prese dal web)
In ogni luogo nel mondo che visitiamo amiamo provare lo street food perché abbiamo la sensazione che ci trasmetta la vera essenza del posto stesso, che ci racconti di persone,  di storie ed è per questo che ci affascina tanto. Sappiamo che è sempre esistito in forme uguali o molto simili a come lo stiamo gustando noi e che anche chi verrà dopo di noi, avrà modo di provare gli stessi manicaretti, essendo questo tipo di cucina un filo conduttore tra passato e futuro, un trait d’union storico e geografico ed è per questo che lo amiamo. Il nostro blog poi parla proprio di viaggi e di cibo. E le due cose secondo noi si intrecciano perfettamente, perché il cibo è anche cultura locale ed un modo per conoscere un posto.
Vi va di raccontarci il vostro street food preferito? È quello di “casa vostra” o quello di un Paese che avete visitato? Aspettiamo i vostri racconti!

Fabio ed Anna Luisa

giovedì 23 novembre 2017

Taberna del Principe - chef Giovanni Arvonio


Può un piatto raccontare un territorio? La risposta è sì. Certo, ciò non accade sempre purtroppo, ma nell'ultimo periodo molti chef stanno valorizzando il territorio utilizzando i prodotti locali nei loro piatti, portando un beneficio non solo ai propri ristoranti, ma a tutto il territorio dove essi lavorano.
Un esempio di questa simbiosi tra territorio e piatti è il ristorante La Taberna del Principe a Sirignano, piccolo comune dell'avellinese che sorge al confine tra le province di Napoli e Caserta.







Nel 2013 ha rilevato un piccolo locale a Sirignano, la Taberna del Principe, appunto, realizzando quello che era un suo sogno di infanzia, riunire gli amici di sempre e dare vita ad un ristorante che li rappresentasse, in quel mix di tradizione e innovazione. Lo chef, insieme al fratello Sabatino, all'amico Elio, sommelier di sala ed agli altri componenti del gruppo che l'assistono in cucina, inizia un percorso di crescita per il suo ristorante. Non volendo affrettare i tempi, lascia inizialmente il locale con il suo aspetto iniziale, ma gli dà una luce nuova con la sua cucina, creando un raccordo tra il passato ed il futuro del ristorante. Nei suoi piatti è chiaro tutto il percorso fatto e le persone iniziano ad apprezzare la sua cucina innovativa. Nel marzo 2017 viene dato al locale una veste nuova più moderna, e sicuramente più conforme ai piatti che vengono serviti pur mantenendo solo 26 coperti in modo da garantire sempre un servizio di qualità.




Il menu, che come dicevamo è legato al territorio, segue ovviamente anche la stagionalità, per cui ogni solstizio ed ogni equinozio varia in base ai prodotti del periodo e non viene mai ripetuto, ma se il mercato offre qualche ingrediente non previsto nel menu, lo chef non fa mancare delle sorprese durante il servizio, fuori carta.
In questo modo si riesce ad evitare la ripetitività e ad utilizzare tutti i prodotti senza tralasciarne alcuno.
Solitamente quando si legge un menu compare la lista dei piatti e da quelli ne vengono estrapolati alcuni che vanno a formare il menu degustazione, qui accade il contrario. Lo chef Arvonio consiglia 3 percorsi gustativi rispettivamente da 4, 5 e 7 portate (La tradizione, 35€; Sentieri d'autunno 42€ e Senza filtri 55€). Volendo, possono essere sostituiti alcuni piatti dei menu degustazione o si può creare comunque un proprio percorso personale à la carte partendo dai piatti proposti nei vari menu.
Lo chef ci racconta che predilige i prodotti del territorio pur non denigrando gli altri prodotti di qualità, l'importante è riuscire ad ottenere un prodotto di eccellenza. La sua filosofia è che la crescita di un territorio corrisponde alla crescita di chi ci lavora e di chi ci abita, per questo, oltre all'utilizzo dei prodotti locali ha coinvolto anche un artigiano locale, Francesco De Vivo, che ha creato le ciotoline per l'olio e le tazzine per il caffè utilizzate nel ristorante.
"Non solo,-dice lo chef-ci piacerebbe fare conoscere anche gli scavi della vicina Avella ed è per questo che sono stati creati degli eventi che prevedevano una giornata con visita guidata agli scavi che poi si concludeva con il pranzo presso la Taberna del Principe".



I piatti che abbiamo provato sono stati estrapolati dai tre menù. Per iniziare ci vengono servite come entrée una polpettina di rape e patate in polvere di melanzane, una chips di riso, basilico e crema al cappero ed una crema di zucca e papacella.









A seguire, dalla tradizionale minestra avellinese nasce la "Minestra 3.0" con cardo, borragine e cicoria saltate in padella, polvere di minestra e il brodo aggiunto al momento, il tutto accompagnato  invece che dalla classica salsiccia, da una coppa di testa di maiale in terrina scottata in padella.




Il primo è il risotto mantecato al conciato romano, salsa di barbabietola, barbabietola essiccata e buccia di limone grattugiata.







Come secondo invece ci viene servita la punta di petto cotta sottovuoto a bassa temperatura con spuma di pistacchio ed una crema di blu di bufala campana, un altro prodotto del territorio molto difficile da ottenere, che produce un produttore di Nola.





Come predessert ci viene servito un bignè alla crema di lavanda, una tartelletta con crema di ciliegie ed un semifreddo alla nocciola.




Ed infine il dessert, il "Cioccolato al cubo" con panna cotta al cioccolato, biscotto croccante, polvere di menta e rum affumicato.





Lo chef Arvonio è ancora giovane ma ha le idee ben chiare su ciò che vuole fare nella vita e come raggiungere i suoi obiettivi. Il legame che unisce questo gruppo di amici gli offre una solida base di partenza ed un sostegno sicuro in tutto il suo percorso di crescita. Dall'ultima volta che eravamo stati da lui abbiamo notato non solo un miglioramento estetico del locale, ma anche un'evoluzione nella sua cucina e siamo certi che questa crescita della Taberna del Principe continuerà.


Anna Luisa e Fabio