lunedì 30 ottobre 2017

Il torrone dei morti...a volte ritornano!


Ricordo ancora quando pubblicai la ricetta del torrone dei morti, dolce tipico della tradizione napoletana. E' stato uno dei primi post scritti sul blog che all'epoca aveva meno di un mese. Non so se il successo di quel post fu dovuto alla semplicità disarmante della preparazione di questo dolce o alla bontà infinita nel mangiare quello che potrebbe essere definito un cioccolatino gigante, so solo che in questi anni mi è capitato spesso di essere contattata da chi aveva provato la mia ricetta, per dirmi che gli era piaciuta tantissimo e che il torrone dei morti aveva riscosso un grandissimo successo. Ammetto che per queste ragioni sono molto legata a questa ricetta.
Dopo otto anni dalla prima pubblicazione (e si, il nostro blog è appena giunto a questa veneranda età!), ho deciso di riproporvi il mitico torrone dei morti, ovviamente in maniera totalmente nuova. Prima di tutto invece del torrone grande da tagliare a fette ho deciso di proporvi le versioni mignon, una via di mezzo tra un cioccolatino ed il torrone dei morti classico. Inoltre ho deciso di provare dei gusti totalmente nuovi, allontanandomi dai classici nocciola, mandorla e pistacchio.
La mia scelta è caduta su tre gusti in particolare, cocco e mandorle, un binomio riuscitissimo che tutti noi abbiamo provato nei mitici cioccolatini Raffaello, agrumi e canditi ed infine amarena.
Come vi dicevo, non sono sicuramente i gusti della tradizione, ma vi assicuro che con la loro originalità potrebbero trovare un posto nei vostri cuori al pari del torrone dei morti classico.


Torrone cocco e mandorle (dose per 9 torroncini da 8 cm)
Ingredienti:
300 g di cioccolato fondente
170 g di cioccolato bianco
70 g di pasta di cocco
50 g di mandorle pelate e tritate

Sciogliere il cioccolato fondente e colarlo all'interno degli stampi, preferibilmente dopo averlo temperato, capovolgere gli stampi per eliminare quello in eccesso e lasciarlo solidificare. Ripetere l'operazione per fare un secondo strato di cioccolato, in modo da ottenere  uno strato di copertura più spesso. Tenere da parte il cioccolato che resterà dopo questa operazione.
Sciogliere il cioccolato bianco ed aggiungetevi la pasta di cocco e le mandorle. Amalgamare gli ingredienti e versarli negli stampi rivestiti di cioccolato fondente. Fare solidificare e versarvi sopra il restante cioccolato fondente.
Fare raffreddare per bene e sformare i torroni.



Torrone agli agrumi e canditi (dose per 9 torroncini da 8 cm)
Ingredienti:
300 g di cioccolato fondente
170 g di cioccolato bianco
90 g di pasta di arancia candita (ottenuta tritando l'arancia candita)
30 g di arancia e limone candito

Sciogliere il cioccolato fondente e colarlo all'interno degli stampi, preferibilmente dopo averlo temperato, capovolgere gli stampi per eliminare quello in eccesso e lasciarlo solidificare. Ripetere l'operazione per fare un secondo strato di cioccolato, in modo da ottenere  uno strato di copertura più spesso. Tenere da parte il cioccolato che resterà dopo questa operazione.
Sciogliere il cioccolato bianco ed aggiungetevi la pasta di arance candite ed i canditi.
Amalgamare gli ingredienti e versarli negli stampi rivestiti di cioccolato fondente. Fare solidificare e versarvi sopra il restante cioccolato fondente.
Fare raffreddare per bene e sformare i torroni.


Torrone all'amarena (dose per 9 torroncini da 8 cm)
Ingredienti:
300 g di cioccolato fondente
170 g di cioccolato bianco
90 g di pasta di amarene (ottenuta tritando le amarene sciroppate)
30 g di amarene sciroppate sgocciolate e tamponate

Sciogliere il cioccolato fondente e colarlo all'interno degli stampi, preferibilmente dopo averlo temperato, capovolgere gli stampi per eliminare quello in eccesso e lasciarlo solidificare. Ripetere l'operazione per fare un secondo strato di cioccolato, in modo da ottenere  uno strato di copertura più spesso. Tenere da parte il cioccolato che resterà dopo questa operazione.
Sciogliere il cioccolato bianco ed aggiungetevi la pasta di amarene e le amarene intere. Amalgamare gli ingredienti e versarli negli stampi rivestiti di cioccolato fondente. Fare solidificare e versarvi sopra il restante cioccolato fondente.
Fare raffreddare per bene e sformare i torroni.

Per ottenere la decorazione sui torroni, sciogliere i coloranti in polvere rispettivamente bianco, arancione e rosso in un po' di alcool per alimenti e spennellare l'interno degli stampi prima di colarvi il cioccolato.

Note mie: per dare un aspetto ancora più bello ai torroncini, ho provato un nuovo prodotto che mi aveva incuriosita molto,  il lucidante spray, ma non ha avuto l'effetto che volevo, in quanto si notano sulla superficie delle goccioline.

Non vi resta che provarli e farmi sapere se vi piace più la versione classica o innovativa del torrone dei morti.

Anna Luisa

giovedì 26 ottobre 2017

"Dolce Passione" di Sal De Riso tra estate ed autunno



Esiste un periodo dell'anno che io amo molto, ovvero, quando l'estate è terminata e ce ne rendiamo conto perché  anche se le temperature diurne sono ancora alte, è venuto meno il caldo "insopportabile" ed ha ceduto il posto ad un'aria frizzante che ci induce ad indossare anche il maglioncino la sera.
E' proprio in questo periodo in cui l'estate stenta a salutarci ed invece fa capolino l'autunno, che madre natura ci regala una serie di frutti dolcissimi, quasi a volerci dare il contentino per la stagione tanto amata ed ormai finita.
Sui banchi dei fruttivendoli compaiono i primi frutti autunnali: l'uva in tutte le sue varietà con chicchi più o meno grandi e tonalità che vanno dall'oro al blu notte intenso; le castagne quest'anno più fortunate dell'anno scorso che, sopravvissute al parassita che le ha infestate, sembrano belle come non sono mai state prima; le prugne, a cavallo tra le due stagioni, ma io preferisco quelle di questo periodo perché più dolci, ed infine i fichi e le noci. Queste ultime non ancora secche, ma fresche, ancorate ai loro gusci, con la pellicina che le riveste che resta parzialmente attaccata al frutto, più tenere della loro versione secca che comparirà solo in inverno.
I fichi invece ci hanno accompagnati per un po' cambiando colore e soprattutto dolcezza, ma restando sempre un frutto, forse l'unico, in grado di sostituire anche un dolce quando viene quella voglia a fine pasto a cui non si riesce a resistere. Proprio per questo ogni estate Fabio ed io ne facciamo una buona scorta conservandoli sotto forma di confettura, per poterne gustarne la dolcezza durate i mesi freddi.
Pensavo che ormai non se ne trovassero più perché da un paio di giorni non vedevo fichi in giro, quando mi chiama il fruttivendolo per dirmi che un contadino gli ha portato una cassetta di fichi "Potrebbero essere gli ultimi della stagione" esclama " se vuole fare qualche dolce non se li lasci scappare!".
Ormai anche lui mi conosce bene e così non perdo l'occasione che mi è stata servita su un piatto d'argento e inizio a sfogliare i libri di cucina.
Mi cade l'occhio su un dolce del maestro De Riso, una di quelle torte che raccontano della nostra terra, il cui ingrediente principale sono i fichi del Cilento (non me ne voglia il maestro, purtroppo i miei non sono del Cilento, ma sempre campani), accompagnati dalle noci (e quelle di Sorrento erano perfette) e dalla ricotta di bufala che tanto amo adoperare nei mie dolci, non mi restava che mettermi all'opera.


Dolce passione (da "Dolci del Sole" di Sal De Riso)

Ingredienti:
Per la pasta frolla alle nocciole:
75 g di burro morbido
50 g di zucchero
20 g di tuorlo d'uovo (n°1)
50 g di uova intere (n°1)
50 g di  nocciole di Giffoni in polvere
75g di farina 00
1 g di sale

Inserire tutti gli ingredienti in un robot da cucina ed emulsionare per circa 1 minuto. Quando la pasta risulterà compatta, toglierla dal robot e conservarla in frigorifero per circa 30 minuti. Poi stenderla dello spessore di 5 mm su una teglia da forno. Ricavate un cerchio di 20 cm di diametro e cuocere in forno a 180°C per 20 minuti. Lasciare raffreddare a temperatura ambiente.

Per il ripieno di fichi bianchi del Cilento e cioccolato
225 g di fichi bianchi del Cilento puliti
100 g di latte fresco intero
35 g di cioccolato fondente al 70%
15 g di amido di riso

Frullate i fichi con il latte e l'amido fino ad ottenere una miscela omogenea. Versarla in una pentola e cuocere a fuoco dolce fino a 90°C. Togliere la crema dal fuoco e aggiungere il cioccolato fondente. Miscelare fino a completo scioglimento il cioccolato e versare in uno stampo flessibile di 20 cm di diametro. Trasferire in freezer fino a completa congelazione.

Per la crema di ricotta di bufala
350 g di ricotta di bufala
150 g di zucchero a velo
30 g di gherigli di noci

Con un frustino elettrico mantecare la ricotta con lo zucchero a velo per circa 4 minuti. Aggiungere i gherigli di noci a pezzettini.

Per la confettura di fichi bianchi del Cilento
500 g di fichi bianchi del Cilento puliti
200 g di zucchero
20 g di grappa
1/2 limone di Amalfi

Frullare i fichi con lo zucchero e la grappa e fare cuocere n una casseruola fino a 104°C (60°Brix). Aggiungere il succo di mezzo limone e lasciare raffreddare a temperatura ambiente.

Per la decorazione
10 gherigli di noci puliti
1 fico bianco del Cilento
30 g di cioccolato fondente fuso

Comporre la torta: su un piatto da portata sistemare un anello di 22 cm di diametro e alto 4 cm ed all'interno mettere il disco di pasta frolla alle nocciole. Sopra stendere uno strato di circa 5 mm di crema di ricotta. Al centro adagiare il disco congelato di crema di fichi e cioccolato. Ricoprire con la rimanente crema di ricotta e lisciare la superficie con una spatola di acciaio. Trasferire la torta in freezer per 3 ore, poi con una spatola di acciaio glassare la superficie con la confettura di fichi bianchi. Togliere il cerchio di acciaio e decorare la torta con delle gocce di cioccolato fondente fuso e gherigli di noci. Completare mettendo al centro un fico bianco del Cilento.

Note mie: ho scelto di dare una forma quadrata alla torta in modo da ricavarne poi delle monoporzioni rettangolari. Per ottenerla ho steso la pasta frolla ed una volta uscita dal forno l'ho coppata con il quadrato  di 20 cm di lato, in cui ho poi montato la torta.
Volendo ottenere delle monoporzioni ho fatto gli strati tutti della stessa misura (20 cm di lato).



L'estate finisce per lasciare il passo all'autunno, ma questi dolci ci permettono di non sentire tanto la mancanza della bella stagione.

Anna Luisa

martedì 24 ottobre 2017

Fuerteventura, diario di viaggio: terzo giorno


Stamattina mi alzo presto, voglio fotografare l'alba e fare un time lapse. Ieri dalla camera ho visto dove sorge il Sole e purtroppo deve scendere, non posso fotografarlo dal balcone della camera. L'orario non è di quelli impossibili, l'alba infatti è alle 7. Quindi mi piazzo con la macchina fotografica, ma purtroppo c'è la calima all'orizzonte, la sabbia del deserto che ci impedisce di vedere l'alba ed il tramonto, dà fastidio però solo quando il sole è basso. Provo comunque a fare qualche scatto prima di rientrare in camera e prepararmi alla giornata da affrontare.

  




Visto che abbiamo dedicato la giornata di ieri al centro-nord a causa del cambio di programma dovuto al maltempo, oggi ci spostiamo verso sud.
Il tempo è buono, quindi abbiamo deciso di spingerci fino all'estremità sud dell'isola, ovvero verso Jandìa per vedere alcuni dei posti più selvaggi e suggestivi, soprattutto la spiaggia di Cofete.
Scendendo verso sud da Caleta de Fuste, vogliamo fermarci alle Salinas del Carmen. In realtà non abbiamo proprio intenzione di visitare il museo che aprirà alle 10, già in passato abbiamo infatti visitato altre saline, in Sicilia ed in Puglia e sappiamo come funzionano, ma comunque siamo attratti da quei mucchietti di sabbia e ci fermiamo a vedere alcune persone che sono a lavoro.








Dopo questa prima breve sosta, procediamo sulla FV-2 fino alla deviazione per la Fv-420 per Pozo Negro. Solo l'ultimo pezzo di strada, praticamente quando si è arrivati a destinazione è sterrato. Qui è tutto molto tranquillo, vista anche l'ora. In realtà c'è comunque poco da vedere. Con noi sono arrivati altri turisti. Ne approfitto per fare una passeggiata sulla spiaggia di ciottoli neri e per arrivare alle case dei pescatori.
La luce, col sole di faccia e ancora troppo basso non è delle migliori, ma è comunque una breve deviazione che consiglio di fare. Assieme al Puertito Los Molinos è sicuramente il villaggio di pescatori più caratteristico dell'isola.






















Tornando verso la FV-2 prendiamo lo sterrato per andare a vedere il centro di rovine preispaniche. Il visitor center dovrebbe aprire alle 10, ma purtroppo lo troviamo chiuso ancora e quindi ci limitiamo a scattare qualche foto dall'esterno. I circa due chilometri di questa strada sterrata non sono tenuti benissimo, ma andando piano si fanno tranquillamente con una macchina normale.
Andando ancora più a sud, prendiamo la deviazione per andare a vedere il faro della Entellada (Fv-511). La strada è ottima fino ad un certo punto, poi, l'ultimo chilometro diventa strettissima e a senso unico alternato. Vediamo 4-5 macchine ferme sull'ultimo pezzo in salita, probabilmente si sono incrociate con qualcuno che scendeva. Non ci sembra sicurissima come situazione e quindi a malincuore giriamo e torniamo indietro.

Immagine presa da internet
La prossima sosta, più che altro per necessità, per comprare dell'acqua e fare una sosta al bagno è a La Lajita. Non c'è niente di particolare qui, a dire il vero. Molti bar anche sono chiusi, adocchiamo un negozietto aperto sulla piazza della chiesa. La calma assoluta di questo posto viene rotta all'improvviso. Arrivano due cani di taglia grande portati dai rispettivi padroni. Uno dei due decide di attaccare l'altro cane, che era in compagnia di altri due cani piccoli. Prima scappa il primo cane dal suo collare, poi anche il secondo e cominciano ad azzuffarsi, con uno dei due padroni che si mette in mezzo, rischiando non poco. Noi, per la paura, ci nascondiamo nel negozietto che avevamo visto per comprare l'acqua. Neanche il tempo di entrare ed entra anche uno dei due cani. Pur non avendo paura dei cani, ma avendo assistito in passato a scene simili, sappiamo cosa si rischia e allora pensiamo bene di nasconderci nel piccolo bagno/deposito del negozio :-D Per fortuna quello che è entrato è il cane buono. Il tempo che la proprietaria del negozio lo tranquillizza e noi, che sbirciavamo dalla porta del bagno leggermente aperta, finalmente usciamo e possiamo comprare l'acqua. Tutto bene, ma che spavento e che risate dopo a pensare a noi due chiusi nel bagno di questo negozietto :-D





E' ora di rimettersi in marcia. Scendiamo tutta la FV-2 (l'ultimo pezzo è proprio autostrada a due corsie con limite di 110 km/h contro i soliti 90) ed arriviamo a Morro Jable. Qui troviamo la deviazione per Cofete. Da casa le condizioni di questo sterrato, nonostante le notizie contrastanti trovate sul web, mi sembravano buone. E difatti così è. Lo può percorrere senza alcun problema anche una macchina non 4x4. Basta andare a 30-40 all'ora e non ci sono problemi. E' anche abbastanza larga per il passaggio di due macchine o comunque ci sono le piazzole per fermarsi e fare passare l'altra macchina. Davvero fattibilissimo. Arriviamo al bivio per Cofete e per il faro de Punta Jandìa. Andiamo prima a Cofete. Dall'inizio dello sterrato ci vogliono circa 40 minuti, anche meno se come noi ci si ferma a vedere la spiaggia solo dal mirador che si trova ad un certo punto. Ci sono venti fortissimi, faccio fatica a tenere la macchina fotografica ferma per scattare una foto ed il tempo tra l'altro non è neanche bellissimo, non è limpidissimo ed il mare molto agitato. D'altra parte i venti di solito battono più la costa ovest. Dal basso crediamo che non sia bello uguale e quindi decidiamo che può bastare e torniamo indietro per prendere la deviazione per il faro.








Altri 25 minuti di sterrato, diverse macchine notiamo che si sono fermate lungo la strada per raggiungere delle spiaggette isolate e quindi siamo al faro. La deviazione merita sicuramente. E' il punto più a sud dell'isola, il mare si fa notare e scatto qualche foto al faro. Aspettando che una signora finisca il suo servizio fotografico ai figli, con salti più volte ripetuti, passeggiate sui muretti, poi distesi sulla panchina, poi così, poi colà, ed io là ad aspettare (li potete ammirare in qualche foto :-) ). Proprio mancanza di educazione, cioè, mi vedi che sto aspettando per scattare una foto. Sono stati "un po' più" del normale.










Lungo la strada di ritorno c'è un piccolo villaggio sulla costa selvaggia e mi fermo a scattare qualche foto anche qui.












Visto che scendendo verso sud abbiamo visto diverse spiagge, dobbiamo solo decidere dove fermarci. Alla fine scegliamo quella di Esquinzo, vicino caretta beach. Il mare come sempre è un po' agitato e c'è un bel vento, ma riusciamo comunque a rilassarci un po' tra mare e spiaggia. Qui il costo di ombrellone e due lettini è un po' più alto rispetto al nord, 13,50 €, ma comunque abbordabile. In ogni caso c'è comunque anche la spiaggia libera.







Alle 17 torniamo in hotel e ci rilassiamo nella SPA dello stesso, avendo fatto l'abbonamento settimanale. Fare tutto il percorso richiede un'oretta ed è molto piacevole.
Il tramonto neanche stasera lo vedremo a causa della calima, la sabbia del Sahara all'orizzonte che arriva dalle vicine coste africane.
E' ora di andare a cena. Stamattina, andando alle saline avevo visto un posticino grazioso con un ristorante tipico, Los Caracolitos e allora decidiamo di andare lì che è pure vicino all'hotel.
Sul posto troviamo una specie di micro festa paesana. Scatto qualche foto col cellulare. Il ristorante è molto caratteristico, sono molto gentili. Ordiniamo l'escaldon de gofio, questa pappetta di cerali tipica dell'isola e ci portano le salse tipiche, l'alioli e il mojo, che è una salsa che si prepara sull'isola, c'è rosso e verde; sono buonissime! Poi prendiamo una fideuà. E' buona, ma c'è anche del surimi che subito togliamo (ma perché?), soprattutto abbondantissima e difatti non riusciremo a finirla. Conto come sempre intorno ai 50 Euro.















 Una cosa che mi ero dimenticato di dire è che a fine pasto i ristoranti offrono sempre due cicchetti di un vino liquoroso dolce quasi sempre molto buono! E' una caratteristica del'isola.
Un'altra bella giornata alla scoperta dell'isola è passata!

Fabio
Trovate tutto il diario di viaggio nella pagina dei DIARI DI VIAGGIO

Questo l'itinerario di giornata