venerdì 29 settembre 2017

Ristorante Anima mia a Caserta di Maria Rosaria Stellato


Anima mia è il nome che troverete inizialmente all'esterno del ristorante della giovane chef Maria Rosaria Stellato, ma che poi potrete ritrovare in tutto ciò che vi circonda. Soprattutto nei piatti.
Mai come questa volta mi era capitato di ritrovare la personalità dello/a chef nei piatti che ho mangiato. Il percorso della chef ha infatti seguito una strada impegnativa, fatta di studi specifici e di un corso all'Alma, ma anche di esperienze all'estero (Rosenheim in Germania) e nella pasticceria Dolciarte di Carmen Vecchione ad Avellino per una formazione davvero completa.
Approda a Caserta, nella sua Campania, con tutto lo zaino di esperienze accumulate e realizza il suo progetto nel quale riversa tutte le capacità acquisite, le tecniche apprese e soprattutto la sua idea di cucina.
Andare a mangiare da Anima mia significa liberarsi dagli schemi di pensiero abituali (ristorante tradizionale oppure tradizione rivisitata) perché la chef più che un pasto fa fare un'esperienza secondo un percorso da lei disegnato o che può scegliere il cliente.









Anche il locale è moderno ed adeguato ai tempi. Sembra quasi di stare in uno di quei locali "avanti" di Berlino. Arredamento semplice, se vogliamo, ma curato nei minimi particolari. Banco di accoglienza/bar all'ingresso, una quarantina di coperti e soprattutto, in fondo, una luminosa cucina a vista dove la chef e la sua competente squadra operano con impegno, serietà e professionalità.
Il personale è estremamente gentile, attento, mai invadente.
Anche la selezione dei prodotti utilizzati va in questa direzione, basti pensare all'uso della pasta Gentile, piuttosto che dei prodotti di Casa dei miri, il riso Acquerello, oppure i prodotti dell'azienda agricola San Salvatore.
Nella selezione dei vini non manca l'attenzione al territorio e ai vini biologici. Per questi l'approccio non sempre è semplice quando si è abituati ai vini più diffusi. Noi abbiamo modo di provare quelli dell'azienda Canlibero di Torrecuso.
Abbiamo modo di degustare il nuovo menu in occasione di una presentazione alla stampa.
Già con l'entrée capiamo che serata ci aspetta. La chef infatti propone una spugna di spinaci, maionese alle acciughe e cipolla bruciata. La consistenza morbida della spugna invoglia alla masticazione e fa esplodere gli altri sapori.
Il pane è preparato dalla chef ed è molto buono.



Con gli antipasti la chef fa capire che in cucina bisogna divertirsi e che belle presentazioni devono essere seguite da sapori che sorprendono.
E' così per il piatto "di foglia in autunno". Sembra una "tipica" insalata da ristorante nordico, con dei sapori a cui noi siamo poco avvezzi, ma che proprio per questo rendono speciale questa "insalata". Questo grazie all'uso di erbe autunnali, vinaigrette di senape, salmone marinato 48 ore, caviale di salmone e frutti rossi.
Segue l'impepata di cozze. Non aspettatetevi ovviamente la vista e rivista impepata classica. La chef la presenta al piatto, con cozze in sauté già sgusciate, pomodoro, origano, peperoncino e ravanello a fettine. Un concentrato di sapori nostrani, ma che sorprendono il palato.
Siamo pronti per il terzo antipasto, la "cappasanta". Sono presentate su lenticchie di Nimeccola e con brodo di prosciutto iberico di Ghianda. La cottura delle capesante è perfetta. Il brodo è ricco di sapori, mangiare tutto assieme è una vera delizia.




Anche i primi non sono banali. Ci vengono presentato infatti dei ravioli di grano arso ripieni di zucca, rosmarino e conciato romano di Manule Lombardi. Anche qui c'è attenzione verso sapori e prodotti locali, ma con la chiara impronta della chef.
Una sorpresa il secondo primo, ovvero il Riso di semola del Pastificio Gentile che rene possibile cuocere la pasta, che si presenta nella forma classica del chicco di riso, alla stessa maniera del riso. La chef interpreta questo piatto, "pasta e lesse", cuocendolo col Falerno, radicchio e castagne lesse.
Perfetti entrambi i primi per un menu autunnale.



Siamo ai secondi. Anche in queste proposte si vede dove arriva lo sguardo della chef e soprattutto in che direzione vuole andare. La chef punta infatti decisa sull'anatra, cotta sotto vuoto a 54° C, accompagnata da sedano rapa, amaretto e aneto. L'accostamento è perfetto, per avere un piatto eccelso forse da mettere a punto la cottura dell'anatra.
L'altra proposta è di pesce. Polpo con patate, papaccella, caso peruto e tartufo nero. Quando il mare incontra la terra e ne esce un piatto delicato e robusto allo stesso tempo. In un gioco di equilibri chiaramente non facile ma riuscito alla grande.




Sul dolce, sul quale beviamo un Perda Pinta che la chef ci fa l'onore di aprire per noi, tante piccole proposte nel "Macricrock": cioccolato fondente, pistacchio, biscotto, gelée e chiacchiera fritta.
Mi piace l'idea della varietà, ma essendo la fine del pasto, avrei preferito un dolce unico con una sua personalità ben definita.


Nel complesso la degustazione è stata molto positiva. E' il ristorante giusto per chi vuole sedersi a tavola per mangiare bene e non (solo) per riempire la pancia. Per fare un'esperienza gustativa, vedere dove porta la visione della chef. Si vede che lei è orgogliosa e fiera del lavoro fatto e dei piatti presentati. Ed è giusto che sia così. E' un cammino coraggioso il suo, perché non tutti sono pronti. Ma io sono sempre dell'idea che anche il consumatore va educato e poi sarà lui a scegliere. E' una scelta coraggiosa, dicevo, per la nostra terra, ma proprio per questo ancora di più da incentivare, perché sono sicuro che per la chef, accompagnata dal sous chef Francesco Nacca, questo sia solo un punto di partenza e ce ne farà vedere delle belle.


Anima mia
http://www.anima-mia.it/

ORARI DI APERTURA
Lun-Sab: Dalle 20:00 alle 00:00
Domenica: Dalle 12:00 alle 15:00
Chiuso il martedì.

INDIRIZZO
Via Sud Piazza d’Armi 30/32, Caserta

TELEFONO
+39 0823 1462475

EMAIL
info@anima-mia.it


Fabio



mercoledì 27 settembre 2017

Fuerteventura, diario di viaggio, secondo giorno

Dopo il primo giorno di relax tra spiaggia, SPA, scoperta dell'albergo e dei dintorni, siamo pronti ad iniziare a girare questa bella isola delle Canarie.
Mi sveglio presto per capire se l'alba che è prevista alle 7 si vede direttamente dalla camera. In realtà il sole sorge un po' più a sinistra e all'orizzonte c'è la calima, la sabbia del deserto che non fa proprio un bell'effetto, diciamo così, quando il sole è basso, all'alba e al tramonto. Però ci proverò lo stesso domani.


Siamo ovviamente curiosi di vedere com'è la colazione! Noi amiamo fare delle abbondanti colazioni quando siamo in vacanza. Il buffet è immenso, c'è davvero di tutto. Devo dire che la qualità e soprattutto il sapore di alcune cose non è il massimo, ma siamo sempre su un'isola ed è un albergo enorme. Grazie a queste abbondanti colazioni arriveremo tutti i giorni ad ora di cena senza pranzare.
C'è anche un bel micione nero che ci fa sentire meno la mancanza dei miciotti che abbiamo lasciato soli a casa.



Oggi abbiamo intenzione di visitare la parte centrale dell'isola, per iniziare a prendere confidenza con la macchina e con le strade dell'isola senza allontanarci tanto.
La prima cosa che vorremmo visitare è la Iglesia de Santa Ana a Casillas del angel, che custodisce una scultura lignea di Sant'Anna del XVIII secolo. Come possiamo vedere dalle transenne attorno alla piazzetta e dai festoni colorati appesi, fervono i preparativi per i festeggiamenti della Santa. La chiesa purtroppo è chiusa e non riusciremo a vederla dall'interno.








Percorriamo la FV-30 per salire al mirador de morro Velosa. Lungo la strada cominciamo anche a vedere qualche bel mulino. Dalla parte ovest dell'isola avevamo visto che era nuvoloso, ma mentre percorriamo la strada, un fitto nebbione sale velocemente per il costone e ci passa in diagonale sulla testa lungo il crinale. Arrivati alla deviazione per il mirador, troviamo le sbarre chiuse. Ci sembra strano perché dovrebbe aprire alle 10 e queste sono passate da poco. Visto che la giornata dovrebbe essere dedicata a questa strada panoramica, resici conto che probabilmente il mirador è chiuso proprio a causa del cattivo tempo, dobbiamo cambiare programma. Per fortuna non abbiamo un itinerario lineare e quindi potremmo tornare qui nei prossimi giorni. Se migliora, già domani.






Decidiamo così di spostarci verso nord, per andare a vedere alcune cose che mi ero segnato prima di partire.
Lungo la strada sono molto belle le costruzioni che segnano il confine (credo) delle diverse province dell'isola. Arriviamo a Tefìa sulla FV-207 dove c'è un primo mulino che ci fermiamo a fotografare.
Sull'isola ce ne sono diversi, perché qui si produce grano e si prepara il gofìo, una pasta di diversi cereali, tipica dell'isola.




Ci spostiamo nella vicina La Matilla per vedere la Cappella ermita de nuestra Senora del securro.
Anche questa è chiusa.





Da qui è vicina Tetir. Sulla bella piazza c'è la Iglesia parrochial Santo Domingo de Guzman. Per fortuna all'interno dei restauratori stanno eseguendo dei lavori, la porta laterale è aperta e chiediamo se possiamo entrare. Ci dicono di sì e quindi questa almeno riusciamo a vederla anche dall'interno.










Da qui ritorniamo sulla costa est, precisamente a Puerto del Rosario. Una graziosa cittadina a pochi chilometri a nord dell'aeroporto. La sua caratteristica principale sono i murales e le sculture che sono sparsi un po' in tutta la città.
La guida "Puerto on foot" all'ufficio turistico, riporta le 16 sculture più importanti del centro.
C'è anche una cartina che descrive i murales. Subito rimaniamo colpiti anche dalla spiaggia bianchissima e dal mare calmo. Vien voglia proprio di fermarsi a fare un bagno nonostante la vicinanza dei cantieri navali.
Qui c'è anche un bel lungomare per fare una passeggiata, ci sono bei localini dove mangiare o bere ed un mercato centrale dove si può trovare il queso majorereo, il tipico formaggio di capra dell'isola.
Può essere una buona base per girare l'isola.




















Lasciamo Puerto del Rosario perché vogliamo risalire FV-1, la strada costiera che porta a Corralejo, ma soprattutto al Parque natural duna di Corralejo, nel nord.
Lungo la strada possiamo ammirare il tipico paesaggio vulcanico dell'isola. Poi ad un certo punto il paesaggio cambia e la sabbia delle dune si impossessa di tutto. Appena iniziano le dune ci sono le macchine dei turisti parcheggiate. E' il segnale che dovete fermarvi. Ovviamente non tutti vanno alle dune, anche perché qui ci sono anche belle spiagge ed il mare adatto a chi si voglia cimentare in sport acquatici come surf, windsurf e kitesurf.




















Io mi precipito sulle dune. Anche se non sono altissime e non sono quelle del Sahara, hanno comunque il loro fascino. Sono più compatte di quanto si pensi e si sale abbastanza agevolmente (salvo pendenze eccessive). Sulla destra invece, verso il mare, giunti quasi ai grossi complessi turistici, ci sono delle belle dune alte! E ovviamente saliamo anche su queste!









La curiosità ci spinge ancora più a nord. Arriviamo così alle Grandes Playas. Una striscia di sabbia molto grande, come lascia intuire il nome. Il mare è troppo invitante. Decidiamo di fermarci, anche se siamo vicini ai due grandi complessi turistici Riu. Paghiamo 9 € per l'ombrellone e due lettini. C'è anche un bar. Stiamo proprio bene. Lì funziona così. Ci si sistema sui lettini, poi passerà qualcuno a riscuotere. Davanti c'è la spiaggia libera in maniera tale che chi non vuole l'ombrellone o ne ha uno proprio, può stare sulla spiaggia senza problemi. La sabbia, a causa del colore non scotta. Quindi fare due passi a piedi verso il mare è anche piacevole.






Dopo qualche ora di relax a mare (i lidi chiudono alle 18), scendiamo verso sud per tornare in albergo. Però facciamo un'altra strada rispetto a quella dell'andata. Inizialmente vorremmo andare verso Majanicho, nel nord, lungo la strada costiera sterrata dove ho visto che pure ci sono belle spiagge. Ma alla fine desistiamo e quindi, percorrendo la FV-10, passiamo per La Oliva e ne visitiamo la chiesa anche se sappiamo che ci torneremo per una visita approfondita nei prossimi giorni (è infatti consigliabile andarci di martedì o venerdì quando c'è il mercato).









Lungo la strada facciamo un'ultima deviazione. Vogliamo infatti vedere Puertito Los Molinos, altro tipico villaggio di pescatori dell'isola. Arrivati a Tefìa prendiamo la Fv-221 ed in pochi minuti la raggiungiamo. E' davvero un villaggio. Ci sono dei campeggiatori, poche case, un paio di ristoranti e soprattutto una bella spiaggia di ciottoli vulcanici neri molto selvaggia ed affascinante. Inoltre nel fiumiciattolo che scende a mare ci sono anche delle caratteristiche anatre.















E' ormai ora di tornare in hotel per prepararsi per la cena.
Visto che la giornata è stata intensa, decidiamo di non allontanarci troppo e di concludere la giornata nella vicina Puerto del Rosario che abbiamo visitato in mattinata.
Qui ceniamo da El bounty che scopriamo essere gestito da italiani. Si mangia comunque cucina spagnola e devo dire anche buona. Spendiamo sempre intorno ai 50€.




E' ora di rientrare in hotel. Un'altra bella giornata tra scoperta dell'isola e mare ci attende.


Questo l'itinerario di giornata:



Trovate tutto il diario di viaggio nella pagina dei DIARI DI VIAGGIO

Fabio