martedì 22 dicembre 2015

Il panettone di Giorilli per augurarvi Buon Natale!



Potremmo dirvi tante cose in questo post per farvi e farci gli auguri, ma preferiamo riportarvi semplicemente una poesia scritta da Madre Teresa di Calcutta ed augurarvi un Natale pieno di gioia e serenità.


E' Natale


E’ Natale ogni volta
che sorridi a un fratello
e gli tendi la mano.
E’ Natale ogni volta
che rimani in silenzio
per ascoltare l’altro.
E’ Natale ogni volta
che non accetti quei principi
che relegano gli oppressi
ai margini della società.
E’ Natale ogni volta
che speri con quelli che disperano
nella povertà fisica e spirituale.
E’ Natale ogni volta
che riconosci con umiltà
i tuoi limiti e la tua debolezza.
E’ Natale ogni volta
che permetti al Signore
di rinascere per donarlo agli altri.

Non potevamo però non darvi almeno una ricettina per concludere l'anno.


Panettone di Giorilli
Dose per 1 panettone da 1 Kg

Ingredienti Primo Impasto:
60 g di lievito madre a maturazione pronta
60 g di zucchero
100 g di acqua
45 g di tuorli
60 g di burro morbido
200 g di farina

Riunire nell’impastatrice con il braccio ad uncino la farina, il lievito e l'acqua. Impastare per circa 15 minuti, a impasto formato, aggiungere lo zucchero e successivamente il burro morbido ma non sciolto, e dopo l’assorbimento del burro, i tuorli. Impastare fino ad ottenere un impasto liscio. fare attnezione ad evitare di lavorare troppo la pasta, in totale questa operazione non dovrebbe durare più di 25 minuti. Trasferire l'impasto in una ciotola e lasciarlo lievitare in cella per 10–12 ore a una temperatura di 24-25°C , fino a quando avrà triplicato il volume..

Nel frattempo preparare l’aroma panettone: miscelare g 25 g di miele di acacia, 1 bacca di vaniglia (semi), la buccia grattugiata di 1/2 limone, la buccia grattugiata di 1/2 arancia e far riposare tutta la notte.

Ingredienti Secondo Impasto:

50 g di farina
55 g di zucchero
3 g di sale
80 g di tuorli
aromi (preparazione precedente)
80 g di burro
1 g di malto
100 g di uva sultanina
50 g di arancia a cubetti candita
25 g di cedro a cubetti candito

Nell'impastatrice con il braccio ad uncino, amalgamare al primo impasto la farina ed il malto ed impastare per circa 15 minuti. Quindi incorporare lentamente lo zucchero e dopo il suo assorbimento unire la metà dei tuorli, il sale e gli aromi. Fare incorporare il tutto fino ad ottenere una pasta liscia ed omogenea. A questo punto aggiungere 60 g di burro, amalgamare e poi unireil resto dei tuorli e il burro morbido ma non sciolto e lasciare incorporare. Impastare bene il tutto e accertarsi che la consistenza dell’impasto sia elastica. Versare nella pasta i rimanenenti 20 g di burro fuso, quindi tutta la frutta e continuare ad impastare sino a quando la distribuzione della frutta sia uniforme. Tutta questa operazione fatta con impastatrice tuffante a 44 battute non dovrebbe durare più di 45/50 minuti. Togliere dall’impastatrice, porre in un contenitore e lasciare riposare per circa 30 minuti. Spezzare del peso desiderato, formare le pagnotte, porle su tavole e mettere in cella a 28° C per una puntatura di circa 35/40 minuti. Arrotondarle nuovamente ben strette e porle nelle apposite fasce. La lievitazione in cella a 28/30° C può durare dalle 6 alle 7 ore in base alla forza dell’impasto, comunque fino a che la pasta avrà triplicato il suo volume. Lasciare lievitare fino al bordo dello stampo e poi tagliare o ghiacciare (se si taglia aggiungere una noce di burro al centro).

Tempi di cottura:
per g. 500 – 35 minuti a 170/180 °C
per g. 1000 – 50/55 minuti a 170/180 °C
per g. 1500 – 70/75 minuti a 170/180 °C
per g 2000 – circa 90 minuti a 160/170 ° C

Per mantenere la forma dopo la cottura girarlo immediatamente con le apposite pinze e lasciarlo in quella posizione per circa 10 ore prima di confezionarlo.


Noi ne abbiamo fatto anche di mini, sempre carini e perfetti da regalare agli amici.

Buon Natale e felice anno nuovo
Con affetto

Anna Luisa e Fabio

lunedì 21 dicembre 2015

Il food blogger, considerazioni sparse

Il mondo dei food blogger (ma anche dei travel blogger, per alcune cose non ci sono differenze sostanziali) non è proprio o solo quello che si può immaginare e che si può vedere con un approccio superficiale. Oggi voglio fare alcune considerazioni che nascono dall'esperienza di questi anni. Il food blogger nasce come una persona che sostanzialmente ama cucinare ed anche mangiare bene. Per questo motivo scambia ricette, va alla ricerca di prodotti particolari, segue corsi di cucina per apprendere tecniche nuove. Questo di base, perché poi tramite il suo strumento, il blog, ha bisogno di comunicare anche per immagini e per questo motivo (se non lo era già prima) si è appassionato alla fotografia e si è pure specializzato in quella di food. Saper fotografare non significa sapersi destreggiare in tutti i campi della fotografia (un matrimonialista potrebbe non saper fotografare paesaggi e viceversa, o per lo meno non come farebbe un fotografo specializzato nel suo settore). E per questo semmai il blogger ha partecipato a corsi di fotografia, base ed avanzati e pure di post produzione ed ha acquistato nel tempo (a spese sue, ovviamente) il suo corredo fotografico. Cose che hanno un costo ed a volte, che costi! Chiedetevi quanto costerebbe chiamare un fotografo per un'evento, per una cena o per più giorni. Solo il fotografo, intendo.
Lavorando sostanzialmente sulla base della passione e sviluppando un network di contatti piuttosto articolato e sostanzioso sui vari social network, partendo dalle pagine del blog arriva a migliaia di lettori, anche diversificati.
Di questo se ne sono rese conto dapprima le aziende del settore alimentare e poi chi fa ristorazione in senso stretto. Risultato: inizialmente (come categoria) ci sentivamo gratificati dall'essere contattati da importanti aziende del settore ed abbiamo accettato le più disparate collaborazioni, anche semmai in cambio semplicemente del piacere di farlo o di qualche prodotto. Ma come tutte le cose, col senno di poi, ciò ha portato a svilire il nostro lavoro. Alla fine per queste aziende siamo uno strumento a costo praticamente zero che a loro però permette un ritorno notevole. Se ci contattano, infatti, è proprio perché vedono in noi un mezzo che gli consente di arrivare facilmente alle persone di cui nel tempo siamo riusciti ad ottenere la fiducia. Questo ha portato anche a farsi piacere (non a noi in particolare, ma è capitata anche questa) prodotti che mai avremmo (sempre alcuni blogger) comprato o ad altre aberrazioni di questo tipo, ma va be' questo è un altro discorso. Diciamo pure che alcune collaborazioni ci hanno fatto davvero piacere, che negli anni abbiamo conosciuto persone fantastiche ed abbiamo anche avuto modo di provare ottimi prodotti che semmai non conoscevamo neanche, ma non sempre è stato così. Ciò che spinge queste aziende a contattarci sono proprio le nostre capacità. Sappiamo scrivere di cibo, sappiamo fotografare, sappiamo cucinare e sappiamo in genere comunicare, chi meglio, chi peggio nell'uno o nell'altro settore.
Spesso da fuori si pensa "che fortunato il food blogger, vien invitato di qua e di là", "fa viaggi enogastronomici (i blog tour)", e per carità, essendo cose che ci piacciono (e che abbiamo sempre fatto da soli), lo facciamo anche con piacere. Ma spesso non si considera una cosa. Premetto che in passato (ma anche "oggi"!) siamo sempre andati agli eventi dedicati al cibo a spese nostre (in Italia e all'estero), che al ristorante ci siamo sempre andati a nostre spese e che personalmente, abbiamo sempre viaggiato lì dove ci piaceva di più (guarda un po', sempre a nostre spese). Insomma, come fanno tutti.
Quando partecipiamo ad un evento, tutto facciamo, fuorché godercelo, perchè siamo impegnati a "lavorare" (sì, proprio lavorare!), facendo le foto, con la macchina fotografica e col cellulare, per condividere live sui social, prendendo appunti su quello che ci viene detto e che poi svilupperemo quando ne riparleremo sulle pagine del blog. Ovviamente, a parte scrivere il post, dovremo lavorare le tante foto scattate e poi ripetere l'attività di condivisione sui vari social per diffondere i nostri contenuti. Un lavorone. Quando partecipiamo ad un blog tour, non è una vacanza (no, neanche lì!), perché spesso e volentieri le giornate sono intensissime e si fa lo stesso lavoro descritto prima per il singolo evento (che può essere una cena, per dire), per tutto il giorno e per diversi giorni e quei pochi momenti liberi vengono dedicati alle condivisioni live o ad approfondimenti. Per carità, non mancano i momenti di relax e di piacere, ci mancherebbe, non sto dicendo questo. Ma anche il lavoro "normale" è così, no? C'è un particolare però, che mi son dimenticato di dire, ovvero che tutto ciò che ho descritto lo facciamo (la maggior parte delle volte) gratis. Ovvero si tratta di lavoro non retribuito, né vengono rimborsate semplicemente le spese (anzi, spesso e volentieri ci rimettiamo di tasca nostra anche soldi per mezzi di trasporto vari, benzina ed autostrada). E non mi venite a dire che il pagamento possono essere i pranzi e le cene (o anche i pernottamenti quando si sta fuori). Anche perché quello fa parte semmai proprio ciò di cui dovremo parlare e per cui siamo stati invitati. E soprattutto, anche chi ci invita, non credo che lo faccia per piacere (anche perché le bollette le pagherà come noi), ma sarà pagato ed il nostro non può non essere condiserato un vero e proprio lavoro, anche perché spesso si svolge durante la settimana e questo ci fa togliere tempo al nostro lavoro (quello vero, quello che ci permette di pagarci le bollette e di mangiare) e alle nostre famiglie.
Ora, capisco che ci possano essere delle ecezioni (è chiaro che non si possa sempre pretendere un pagamento), che vanno valutate caso per caso, ma questa non può essere certo la regola.
E sinceramente, l'impressione che si ha è che veniamo considerati degli scrocconi, (purtroppo ci sono anche quelli, ahimé) e spesso e volentieri non veniamo nemmeno apprezzati per quello che facciamo (probabilmente quando siamo sui cellulari a prendere appunti o a condividere quello che stiamo facendo pensano che stiamo a cazzeggiare). E di dimostrazioni di questo tipo ne abbiamo avute tante.
Sinceramente mi rammarica tanto dover sentire cose come "il food blogger è una persona che ama fare le foto ai piatti", no, su questo non ci siamo proprio. Non hai capito niente del mondo dei food blogger. Forse, se te ne vai a vedere uno fatto bene, che lavora bene, capirai che hai detto una sciocchezza. Perché è vero che ci muove la passione per il cibo, ma non siamo di certo stupidi e soprattutto mettiamo a disposizione quelle competenze che abbiamo sviluppato nel tempo che, guarda un po', ti hanno portato a chiamare proprio me/noi. Ed il "lavoro" che facciamo, non è solo quello al momento, ma è pure quello precedente, di documentazione, di iniziare a parlarne per incuriosire i nostri lettori e tutto quello che ci sta dopo, dalla scrittura del post alla lavorazione delle foto e alla condivisione sui vari canali social. Ore e giorni di lavoro mai o quasi mai retribuiti.
Ovviamente, per quello che ci riguarda, parleremo sempre onestamente ai nostri lettori, dicendo sempre quando siamo stati invitati e dando la nostra opinione su tutto nella massima libertà di espressione ed obiettività, senza condizionamenti, proprio secondo come l'abbiamo vissuta, come d'altra parte abbiamo sempre fatto e come facciamo nel raccontare le nostre esperienze personali, siano una ricetta o un viaggio. Che poi è ciò che viene apprezzato dal lettore e che ha fatto sorgere il rispetto e l'attenzione che ci siamo guadagnati giorno per giorno.
Mi dispiace aver detto la mia su questi punti, in pieno clima natalizio, ma probabilmente è anche ora di scoperchiare questa pentola, dire chiaramente come stanno le cose e come molti di noi la pensano, fermo restando che ciascuno è libero di fare le scelte che crede migliori per se stesso. Ma una riflessione approfondita, considerando che siamo a fine anno ed è anche tempo di bilanci (ed ahimé anche di bilance) andava fatta. A difesa della categoria prima di tutto. Conosciamo tanti blogger capaci, che investono anche come noi tempo e soldi per fare sempre meglio e che lavorano in maniera seria e professionale. Ed anche se ci sono delle collaborazioni che ci gratificano, è anche giusto rivolgersi a chi non capisce (o meglio fa finta di non capire) certe dinamiche, che come categoria non possiamo accettare certe cose e certi atteggiamenti. È questione di rispetto, verso le persone, prima di tutto e di conseguenza verso la categoria.
Scusate di nuovo lo sfogo.
E domani invece ci faremo gli auguri di buon Natale e di un 2016 che speriamo migliore per tutti (anche per i blogger), come è giusto che sia.

Fabio

giovedì 17 dicembre 2015

Thailandia, nono giorno: Angthong national park




Ora che ci siamo già abituati al relax di un'isola tropicale, siamo pronti alla nostra prima escursione da Koh Samui. Abbiamo infatti prenotato l'escursione per Angthong national park.
Delle navette recuperano gli escursionisti nei vari hotel dell'isola. Noi abbiamo appuntamento alle 7:30, quindi facciamo velocemente colazione (dell'alba, neanche a parlarne stamattina causa velatura mattutina) e alle 8 siamo al porto. Sulla imbarcazione ci viene offerto il caffé, con cornetto e banana, diciamolo, sicuramente migliore la colazione dell'hotel. Da lontano iniziamo a vedere questi isolotti verdi e rocciosi che spuntano dal mare, con spiagge bianchissime, anche se il cielo è un po' velato. Noi abbiamo scelto l'escursione senza kayak, ma volendo si può fare un pezzo via mare (in realtà è davvero semplice).











Sbarchiamo sulla spiaggia di Mae ko. Qui si può andare a vedere Thale Nai, il bellissimo lago nella montagna di un colore verde intenso. La salita non è affatto agevole, i gradini sono un po' dissestati e ripidi. Ci vogliono circa 35 minuti per completare (anche ad un certo ritmo, quindi mettete in preventivo un po' più di tempo) tutto il giro, con soste obbligate nei vari view point panoramici.
Ritorniamo sulla barca con le long tail boat. Appena saliti, ci mettiamo in fila per il buffet, il pranzo è buono ed abbondante. Le bibite a bordo vengono offerte senza limiti.















La prossima sosta è all'isola di Wua Talap, situata nella baia di Kha. Da qui ci sono 2 possibilità, o salire in cima alla collina per ammirare il panorama (circa 40 minuti) o andare a vedere la cava. La prima possibilità non ci viene illustrata come semplicissima, soprattutto il pezzo finale che richiede una vera e propria scalata/arrampicata e allora scelgo la seconda. Ci aveva detto che c'erano le corde, ma sinceramente non immaginavo un percorso così impegnativo. Comunque raggiungo la prima cava (ce n'è un'altra più in alto, ma il sentiero mi sembra peggiorare), faccio qualche fotografia e ritorno giù. Qui forse c'è la cosa che merita di più. Ovvero un gruppo di scimmie, evidente abituate alla presenza umana che danno anche spettacolo e mangiano banane offerte dai turisti.
C'è ancora tempo per fare un bel bagno a mare per un po' di snorkeling, anche se né il mare, né i pesci che si vedono mi fanno consigliare il posto.

























Rientrando verso il porto, ci sono delle nuvole minacciose che una decina di minuti prima dell'attracco (ci vuole circa un'ora e mezza di battello per arrivare al parco da Koh Samui) ci fanno assaporare un po' di pioggia. Rientramo nei nostri pullmini per ritornare in hotel.








Qui scopriamo che è mancata la luce, c'è poco altro da fare, se non farsi un bagno (il tempo nel frattempo è un po' migliorato e ci concediamo un po' di relax prima di andare a cena).
Oggi è il compleanno del nostro amico Flavio e ci vuole portare in uno dei locali poco più in là rispetto al nostro hotel, raggiungibili direttamente dalla spiaggia, in una decina di minuti. Qui per fortuna c'è la corrente, durante la cena assistiamo anche uno spettacolo "pirotecnico" molto carino. Visto che è una serata un po' particolare, la chiudiamo con un bagno notturno ed una partita al biliardo. La luce per fortuna nel frattempo è tornata e possiamo rientrare in camera senza problemi.


Fabio