martedì 24 marzo 2015

Un viaggio gastronomico nel tempo: la Cassata di Oplonti


Dopo avervi mostrato i posti che abbiamo visitato, dopo avervi portato con noi nella nostra cucina e fatto assaggiare (purtroppo solo virtualmente) i nostri piatti, oggi vogliamo fare con voi un viaggio nel tempo.
Vi parleremo infatti di una cassata un po' speciale. Non di quella siciliana o della sua sorella meno nota, la cassata napoletana, che si differenzia dalla prima per la carenza di canditi a cui corrisponde un'abbondanza di gocce di cioccolato, ma bensì della cassata dell'antica Oplonti.
Oplonti, oggi Torre Annunziata, era una fiorente cittadina situata vicino Pompei e come le altre città limitrofe, fu sommersa durante l'eruzione del 79 d.C. dalle ceneri e dai lapilli del Vesuvio.
Gli scavi fatti in età moderna hanno riportato alla luce varie ville ed in una di queste, tra gli affreschi, si riconosce chiaramente raffigurata una cassata.
Immagino che sarete stupiti quanto me nel sapere che la cassata è un dolce più antico di quanto potremmo pensare.
Fortunatamente la nostra amica Ludovica, guida napoletana ed organizzatrice di tour insoliti, ci ha segnalato questa particolarità, chiedendoci di preparare per un tour tra le rovine di Oplonti, proprio quella che doveva essere la cassata all'epoca.
Non esisteva ancora il cioccolato, provenendo il cacao dall'America, nè era arricchita con frutta candita. Era comunque decisamente ricca, essendoci all'interno vari tipi di frutta secca come datteri, noci, pinoli, albicocche e prugne secche. Il dolcificante non era lo zucchero, bensì il miele e non aveva neanche il giro di pasta di mandorle verde come la cassata moderna, bensì era di un bel rosso pompeiano.
Ho cercato varie informazioni su internet e questa è la ricetta che credo più si possa avvicinare alla cassata di Oplonti.
Ritorniamo con questa ricetta dopo una piccola pausa dovuta ad un problema col pc nel quale erano conservate le foto.



Cassata di Oplonti 
Ingredienti per 20-25 persone: 
2 kg di ricotta di pecora 
500 g di miele di acacia 
500 g di pasta di mandorle (si può preparare anche in casa con farina di mandorle e miele)
100 g di datteri+25 per la decorazione
200 g di prugne secche 
200 g di albicocche secche 
150 g di uva sultanina 
150 g di pinoli 
150 g di noci sgusciate e tritate 
colorante rosso
zucchero a velo
Preparare il ripieno: setacciare la ricotta e montarla con un frullino elettrico fino ad ottenere una crema liscia. Aggiungere 450 g di miele e continuare a montarla. Riporre in frigo. Mettere in un pentolino il restante miele, le noci ed i pinoli e farli caramellare (devono acquisire un colore ambrato). Stendere tra due fogli di carta da forno e schiaccare con un matterello. Lasciare raffreddare. Quando il croccante si sarà solidificato, ridurlo in pezzi e tritarlo con il tritatutto. Tagliare a cubetti i datteri denocciolati (tranne quelli per la decorazione), le prugne denocciolate e le albicocche. Prelevare dalla crema di ricotta 200 g che ci serviranno in un secondo momento e metterli da parte. Aggiungere i cubetti di frutta secca, l'uva sultanina ed i croccante alla crema di ricotta e riporre nuovamente in frigo. Inumidire una teglia da cassata del diametro di 32 cm e foderarla con la pellicola per alimenti. Preparare la decorazione: dipsorre un po' di zucchero a velo sul piano di lavoro, poggiarvi sopra la pasta di mandorle ed aggiungere il colorante rosso impastando ed aggiungendo altro zucchero a velo se necessario, finché avremo ottenuto una pasta di mandorle rossa, abbastanza asciutta da poter essere stesa. Prelevarne un pezzo, e formare un cordone con la restante. Stenderlo con un matterello e foderare il bordo interno dello stampo. Versarvi il ripieno, livellare e lasciare riposare in frigo per una notte. Denocciolare i datteri che ci occorreranno per la decorazione tagliandoli e mettere un po' di pasta di mandorle rossa al centro di ciascun dattero. Mettere da parte. Il giorno dopo capovolgere la torta sul vassoio, ricoprire la parte superiore con la ricotta tenuta da parte e decorare con i datteri. Conservare in frigo fino al momento di servirla.



Pare che sia stata trovata anche la ricetta di questa cassata, scritta da un pasticcere dell'epoca ed a me viene spontanea la domanda: anche le nostre ricette arriveranno ai posteri, che magari commenteranno che internet era un mezzo arcaico per diffondere ricette?
E qui l'affresco agli scavi.

Anna Luisa

12 commenti:

  1. Non ho un debole per la cassata, e solitamente non ne amo molto l'aspetto ma questa, questa è davvero bella; e si sa, nel cibo l'aspetto conta!

    Alice

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  2. Mamma mia quanto è invitante questo dolce, strepitoso!!!!!!!!!!!!!!!

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  3. Interessante tutto incluso il dolce che però devo fare a meno non posso ma lo passo a figlia.
    Buona giornata.

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  4. Bellissima, naturalmente non la conoscevo e sai, non sapevo neanche della differenza tra la cassata siciliana e quella napoletana. Mio marito adora le cassate ed io non le ho mai fatte!!!!!

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  5. sapete che per la storia dei piatti io ho proprio un debole... e ovviamente questa cassata mi ha steso! Post interessantissimo, grazie!

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  6. Mi piace molto quando le ricette hanno una ricca storia alle spalle...e se non ce l'ha questa, chi altri?! :-)
    Tra l'altro, deve essere buonissima!
    Un saluto,
    Alice

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  7. Non conoscevo la cassata napoletana!! E' una meraviglia!!
    Buona serata!

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  8. grazie per avermi fatto conoscere questa deliziosa variante !

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  9. Mi incuriosisce questa ricetta, io non ho mai assaggiato nè la cassata siciliana nè quella napoletana :)

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  10. Ma questa è uno spettacolo!!!! E io la cassata la amo alla follia.... qui sono stata definitivamente conquistata!
    Un bacione :) (slurp...)

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  11. Ma che carina!! E sinceramente mi piacerebbe molto più della cassata che ha i canditi, appunto, che non amo particolarmente. Chissà se davvero internet diventerà obsoleto, un giorno... Un bacione e complimenti!!

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  12. Avevo già visto la vostra cassata storica (ho detto cassata, con le S, eh :P ) nelle foto su Facebook, all'epoca, e mi aveva incuriosito moltissimo.. ora mi avete completamente catturato, per un dolce che, nonostante i secoli trascorsi e la sua storia dimenticata, sa essere di gusto ancora assai contemporaneo.
    Bellissimo dolce!

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