giovedì 30 gennaio 2014

Una delizia: kumquat cristallizzati alla vaniglia



I kumquat, questi frutti misteriosi...Non tutti li conoscono e mi capita, nominandoli, di vedere delle facce perplesse e sentire esclamazioni tipo "i kum..che?" a cui segue la spiegazione che è il nome dei mandarini cinesi. Purtroppo, neanche così a volte capiscono di preciso di cosa io stia parlando.
Ricordo la prima volta che mio padre ne portò a casa, non li avevamo mai visti nè tantomeno provati, ma trovarci davanti questi "bonsai" di mandarini, ci metteva un'enorme curiosità.
La prima a provarli fu mia cugina, che ovviamente associandoli agli agrumi nostrani, iniziò a sbucciarli...poi li provò e si sentì un mugolio di disprezzo per l'eccessiva asprezza dei frutti e per la presenza d troppi semini al loro interno.
A quel punto intervenne mio padre, spiegando che chi glieli aveva dati gli aveva anche detto di mangiarli così come erano, con la buccia.
Un po' perplesse mia madre ed io allungammo la mano per prenderne uno e stringendo gli occhi e arricciando il naso, li provammo. Certo, aspri sono aspri, ma la parte che addolcisce il tutto è proprio la buccia che istintivamente verrebbe di togliere. Dà loro il sapore agrumato e...tanto buono.
Non ci fu nulla da fare, fu amore a prima vista (anzi, a primo assaggio) ed ogni volta che mio padre ne portava a casa era diventata una festa per noi. Ci impossessavamo dei mandarini cinesi e li magiavamo guardando la televisine, come se fossero dei popcorn.
Oggi vi propongo una versione "addolcita", con lo zucchero cristallizzato attorno, giusto per allettare anche chi è un po' reticente all'assaggio di questi agrumi che mi piacciono tanto.



Kumquat cristallizzati alla vaniglia

Ingredienti:
300 g di kumquat
800 g di zucchero semolato più quello per la finitura
mezzo baccello di vaniglia



Fate cuocere i kumquat per 5 minuti in una casseruola con acqua bollente e sgocciolateli, quindi cuoceteli allo stesso modo una seconda volta e scolateli di nuovo.
Mettete lo zucchero in una capace casseruola con 7,5 dl di acqua, mescolate fino a scioglierlo, unite la vaniglia non incisa, portate ad ebollizione e lasciate sobbolire per 10 minuti.
Aggiungete i kumquat, lasciate cuocere a fiamma bassissima per 20 minuti, spegnete e lasciate raffreddare. Mettete quindi di nuovo la casseruola sul fuoco, portate ad ebollizione, fate cuocere ancora per 20 minuti, spegnete e lasciate raffreddare.
Lasciate riposare per una notte i frutti nello sciroppo di cottura.
Il giorno seguente, fateli sgocciolare in un colino, poi fateli rotolare nello zucchero e sistemateli man mano su un vassoio ad asciugare.


Se poi proprio non riuscite a mangiarli neanche così, vi dò il mio indirizzo per spedirmeli...

Anna Luisa

martedì 28 gennaio 2014

Un piatto che accontenta tutti: Parmentier di merluzzo al cavolfiore


Mi è sempre piaciuto mangiare, anche se forse ora mi piace più cucinare, ma provare sapori nuovi, nuovi accostamenti, a volte anche azzardati, mi è sempre piaciuto. Per quanto ami la cucina tradizionale, cerco sempre il posto dove sappiano presentarla e prepararla secondo i crismi, oppure, dove, una volta appresa la tradizione e fatta propria, sappiano espandere le conoscenze, abbandonare i luoghi comuni della cucina, fino a provarne il matrimonio con altre culture, con altri sapori, con altre tecniche culinarie.
A volte mi trovo però troppo attirata dagli abbinamenti particolari, quelli che sicuramente non raccoglierebbero i consensi unanimi delle persone e particolarmente dei bambini. Mi sono resa conto infatti che i bambni amano i piatti semplici, quelli con sapori sicuramente non complessi e tantomeno con abbinamenti di gusti contrastanti tra di loro. Amano la pasta al sugo, amano il purè di patate, non sono attirati invece da alcune verdure come il cavolfiore, nè dal pesce ed a volte anche convincerli a mangiare una fetta di carne può diventare un'impresa.
E' proprio ai bambini che ho pensato quando ho letto su Sale&Pepe questa ricetta. Un modo gustoso per riuscire a far loro mangiare cavolfiore e pesce, senza che rinuncino alle patate. Una ricetta però che non è indicata solo per i più piccoli, dato l'enorme successo che riscontra quando la si presenta ad una cena con amici. Insomma, un piatto in grado di mettere d'accordo grandi e piccini, senza rinunciare al gusto.
La ricetta di oggi è la Parmentier di merluzzo al cavolfiore. Anche la preparazione non è eccessivamente lunga, soprattutto se il vostro pescivendolo di fiducia sarà così cortese da prepararvi i filetti di merluzzo. In sostanza è uno sformato composto da tre strati: il primo strato è formato da patate tagliate sottili e disposte nella teglia a crudo; il secondo strato è costituito dal merluzzo insaporito dagli scalogni e da una cucchiaiata di senape; mentre l'ultimo strato è composto da una purea di cavolfiore. Il tutto viene messo a gratinare et voilà, la cena è servita.



Parmentier di merluzzo al cavolfiore

Ingredienti per 4 persone:
800 g di filetti di merluzzo
600 g di cavolfiore
500 g di patate non farinose
2 scalogni
un ciuffo di prezzemolo
40 g di pangrattato
50 g di parmigiano reggiano grattugiato
un cucchiaio di senape forte
2 cucchiai di semi di senape
50 g di burro
5 cucchiai di olio extravergine d'oliva
sale
pepe


Pulite il cavolfiore, eliminando mn mano il torsolo e dividendo in cimette, poi lessatelo in una casseruola con acqua bollente salata per 15 minuti. Sbucciate gli scalogni e tritateli con le foglie di prezzemolo.
Rosolate per 3 minuti i filetti di merluzzo in una larga padella con l'olio, poi unite il trito di scalogni e cuocete per altri 3 minuti a fuoco vivo. Sminuzzate quindi i filetti con una forchetta, unite la senape mescolate e cuocete ancora 2 minuti.
Scolate il cavolfiore e frullatelo al mixer, quindi fate asciugare per qualche istante a fuoco vivo il purè ottenuto in un tegame antiaderente. Aggiungete poi 25 g di burro, i semi di senape, sale, pepe e mescolate.
Sbucciate le patate, tagliatele a fettine sottili (meglio se con una mandolina) e sistematele sul fondo di una teglia unta con parte del burro rimasto.
Distribuite sopra il mix di merluzzo con il suo fondo di cottura, poi il purè di cavolfiore, quindi cospargete con il parmigiano ed il pangrattato, completate con il resto del burro a fiocchetti e cuocete in forno già caldo a 180°C per 30 minuti, accendendo negli ultimi minuti anche il grill. Servite subito.

Note mie: ho omesso i semi di senape per evitare di dare alla preparazione un sapore troppo forte che potesse essere poco gradito ai bambini.



Anna Luisa

martedì 21 gennaio 2014

MTchallenge di Gennaio: Carbonade flamande con pane integrale di segale con datteri e noci


 Il Belgio è uno dei Paesi europei che non abbiamo visitato, ma dove ci piacerebbe tantissimo andare. Ci hanno parlato benissimo di Bruxelles, ma anche di Bruges e Gent e dato che noi siamo amanti dei Paesi nordici, mi sa che prossimamente una capatina ce la faremo, semmai per i mercatini di Natale.
Nel frattempo abbiamo pensato di provare un tipico piatto belga nella cui ricetta ci siamo imbattuti per caso, cercando qualche idea per preparare lo spezzatino, ricetta della sfida dell'MTchallenge di questo mese, proposto dalle sorelle Calugi  de "La cucina spontanea".


Ammettiamo che a casa nostra non prepariamo spesso questo secondo piatto di carne e nella tradizione partenopea, lo spezzatino classico si fa con le patate e con i piselli. Abbiamo allora deciso di preparare un piatto a quattro mani ed in un baleno una dietro l'altra sono saltate fuori tantissime idee, con ogni tipo di carne (ad un certo punto avevamo pensato anche a quella di struzzo o di bufala), con vari tipi di abbinamenti, dalla frutta di ogni genere alle verdure più disparate. Un'idea che ci piaceva molto era però di utilizzare della birra per la cottura e così, dopo aver vonsultato diversi libri di cucina, mi sono imbattuta in una ricetta di Carbonade fiamminga, ed è stato per entrambi amore a prima vista.
Il nome di questa preparazione, è chiaramente legato sia al colore scuro che questo spezzatino assume una volta terminata la sua lunga cottura nella birra scura belga, ma anche dal fatto che pare fosse un  piatto mangiato dagli uomini che lavoravano nelle miniere di carbone in Belgio.


Inizialmente preparata con la carne di cinghiale, oggi si prepara con la carne di manzo e si serve con il pain d'épices e, ad accompagnarla, le tipiche patate fritte del Belgio. La ricetta originale prevede un' iniziale cottura delle cipolle, in quantità abbodante, che andranno caramellate con dello zucchero di canna, il Cassonade o Vergeoise, se ottenuto dalle barabietole. Successivamente alle cipolle vanno uniti i cubetti di carne precedentemente rosolati, andrà irrorato il nostro spezzatino con una buona birra scura  belga ed a sovrastare il tutto, per non farsi mancare nulla, due fette di pane spalmate di senape e messe capovolte sullo spezzatino per rilasciare gradatamente tutto il gusto della senape stessa. Il pane va rimosso prima di termine la cottura, ma vi consigliamo di non gettarlo via perchè è squisito.
Ora che vi ho parlato della ricetta originale, posso dirvi le variazioni che abbiamo apportato per questa sfida per personalizzare questa ricetta: abbiamo utilizzato carne di manzo, la spalla per la precisione (il piccione) ed abbiamo caramellato le cipolle, ma con zucchero di canna Golden Caster. Come birra ne abbiamo utilizzato una trappista belga, la Chimay, quella bruna con il tappo rosso. La  sfida richiedeva un pane d'accompagnamento o comunque qualcosa per pucciare il sughetto dello spezzatino, ma abbiamo voluto discostarci dal classico pain d'épices, pur restando nell'ambito dei pani semi-dolci. Abbiamo scelto una ricetta di Paul Hollywood, ovviamente anch'essa modificata per l'occasione ed abbiamo realizzato un pane integrale con farina di segale, farcito con datteri e noci. Come verdure ci è parso che 1 Kg di cipolle fosse sufficiente (in sostanza la metà della carne).
Il risultato potete vederlo con i vostri occhi, uno spezzatino da leccarsi i baffi e, se ruscite a conservarne almeno una porzione per il giorno dopo, anche se sembra incredibile sarà ancora più buono.



Carbonade flamande di manzo accompagnata da pane integrale di segale con datteri e noci

Per la carbonade:
Ingredienti per 6-8 persone

2 kg di spalla di manzo tagliata a cubetti di circa 2 cm
1 kg di cipolle, tagliate a fettine sottili
150 g di pancetta tagliati a cubetti
1 cucchiaio di zucchero di canna
80 g di burro
60 g di farina
80 ml di aceto di vino rosso
1 l di birra fiamminga scura
timo
2 foglie di alloro
2 fette spesse di pane fresco, senza crosta
3 cucchiai di senape forte
prezzemolo tritato


Sciogliere 30 g di burro in un'ampia padella e soffriggervi la pancetta a fuoco medio, fino a fare sciogliere il grasso. Togliere la pancetta con un cucchiaio forato e tenerla da parte.Affettare le cipolle ed aggiungerle nel grasso. Cuocerle dolcemente coperte per 20 minuti. Togliere il coperchio, cospargerle di zucchero, alzare il fuoco e, sempre mescolando, cuocerle fino a farle caramellare.  Trasferire le cipolle in una casseruola grande in terracotta.
Mescolare la farina con sale e pepe e ricoprire i pezzi di carne e coprirla bene con la farina. Nello stesso tegame in cui avrete cotto le cipolle, rosolare la carne a fuoco vivo e, quando saranno ben rosolati i pezzetti, trasferirli nella casseruola con le cipolle, lasciando nel tegame il fondo di cottura. Versarvi l'aceto di vino rosso per deglassare, aggiungete 250 ml di birra e portare ad ebollizione. Trasferire il liquido nella casseruola di coccio, unirvi la pancetta tenuta da parte, il timo e l'alloro e mescolare.
Aggiungere la restante birra fino a coprire tutta la carne. Spalmare sul pane uno strato abbondante di senape e sistemare le fette una di fianco all'altra sopra la carne, appoggiandole sul lato della senape. Coprire e cuocere facendo sobbollire per 2 ore e mezza a fuoco basso utilizzando uno spargifiamma e smuovendo solo la casseruola di tanto in tanto (più o meno ogni quarto d'ora), ma senza mescolare per evitare che si attacchi sotto e per non rovinare la carne.
Togliete le fette di pane, spegnere il fuoco aggiungere i 3/4 del prezzemolo e delicatamente rigirare gli ingredienti. Lasciare la casseruola coperta per un'altra ora almeno, in questo modo il sughetto si addenserà ancora di più, la carne continuerà la cottura e diventerà più tenera, senza correre il rischio che si attacchi al tegame. Aggiungere il prezzemolo rimasto appena prima di servire.


Per il pane integrale di segale con datteri e noci

Ingredienti
300g di farina bianca forte per pane
100 g di farina di segale
100 g di farina integrale forte per pane
10 g di sale
1 cubeto di lievito di birra
30 g di burro morbido
0,2 dl di melassa scura
3,7 dl di acqua fredda
100 g di datteri denocciolati e spezzettati
80 g di noci

Miscelare le farine e disporle a fontana sul piano di lavoro sbriciolarvi il lievito al centro e mettendo sull'estremità estrena della fontana il sale unire la melassa e 3/4 dell'acqua e mescolare con la punta delle dita; unire il burro e versare l'acqua rimasta, poco per volta, fino a  inglobare tutta la farina.  Impastare per circa 10-15 minuti, finché l'impasto sarà morbido e setoso. Metterlo in una larga terrina unta, copritera con un telo o con la pelicola per alimenti e lasciare lievitare finché non raddoppierà il suo volume (circa 2 ore e 1/2 a 21°C).
Tagliare in modo grossolano i datteri e le noci.
Spolverizzare il piano da lavoro di farina, trasferitevi l'impasto, sgonfiarlo ed unirvi i datteri e le noci. Impastare, poi rimettere la pasta nella terrina e lasciarla lievitare per un'altra ora.
Foderate una teglia con la carta da forno.
Spolverizzare il piano dai lavoro di farina, trasferirvi l'impasto e fare uscire tutta l'aria dalla pasta piegandola ripetutamente finché non sarà morbida. Dividerla in due panetti, formare con ciascuno un ovale e sistemarli nella teglia.
Coprire con un canovaccio umido e lasciare lievitare per un'ora o finché l'impasto non sarà raddoppiato e tornerà subito indietro se lo pizzicate con le dita. Nel frattempo scaldate il forno a 210°C.
Spolverizzare di farina la superficie delle pagnotte ed inciderla con un taglio longitudinale. Fare cuocere il pane per 10 minuti, abbassare il forno a 180°C e continuare la cotura per altri 15 mnuti, avendo l'accortezza di coprire il pane con la carta alluminio qualora stesse divenando troppo scuro. Per verificare la cottura battere la base con le nocche, si dovrà sentirete un rumore sordo. Lasciare infine raffreddare su una gratella.


Servire la carbonade accompagnandola con le fette di pane.

Anna Luisa e Fabio

venerdì 17 gennaio 2014

Parigi, quarto giorno: centre Pompidou, rue Montmartre, Louvre, cioccolaterie e golosità

L'indomani, lunedì, iniziamo la giornata con l'intento di andare a (saccheggiare) rue Montmartre, una strada che ci ha consigliato la nostra amica Mapi, strada nella quale ci ha segnalato diversi indirizzi di negozi di attrezzature per cucina, prodotti particolari ed una libreria speciale, tutti concentrati nel giro di poche decine di metri. A questi consigliati, ne aggiungerò altri in cui comunque siamo stati, d'altra parte sono uno vicino all'altro ed inevitabilmente ci si passa. Questa strada, per i "malati della caccavella" è davvero il Paradiso e subito ce ne si rende conto. Usciti dalla metro, visto che è ancora presto e siamo a due passi, passiamo per il Centre Pompidou che già abbiamo visitato durante il nostro primo giro parigino e che mi colpì anche per le belle installazioni anche all'esterno della struttura (tra l'altro con artisti di strada e tanti spettatori che oggi, vista anche l'ora, non ci sono), mentre stavolta non c'è niente di particolare. Ora però vi elenco un po' i nomi dei negozi, prendetene nota e non mancate al prossimo giro a Parigi.
A.Simon, sono due negozi, piuttosto grandi, uno vicino all'altro, hanno davvero di tutto come attrezzature per cucina, così come la Bovida e Mora, all'inizio della strada (lato Chatelet-Les Halles che è la fermata consigliata; tra l'altro il centro commerciale di Les halles, anche se attualmente interessato da lavori, è davvero enorme e merita una visita, ovviamente quando i negozi sono aperti, noi siamo arrivati troppo presto) c'è anche un negozio specializzato per il cake design, Deco relief. Poi c'è G. Detou, in rue Tiquetonne, una traversa laterale di rue Montmartre con un sacco di paté, mostarde, bacche varie e qualunque spezia o prodotto particolare si possa desiderare. Anche questi sono 2 negozi, uno dei due ha anche una bella offerta di cioccolate e cacao di ottima qualità Segnalo anche Mokuba, negozio interamente dedicato ai nastrini. In fondo alla strada, c'è un piccolo gioiellino, la librairie gourmande, una piccola libreria su due piani, che vende esclusivamente libri di cucina, soprattutto in francese, ovviamente, ma anche in altre lingue. Ci si passerebbe le ore. Ogni settore è diviso per tema e non si fa fatica a trovare ciò che si cerca.








Siamo comunque abbastanza vicini al Louvre e vogliamo farci un salto, per rivedere la celebre piramide di vetro e tutta la spianata ed i giardini della Tuileries e ne approfitto per fare qualche foto. Da qui raggiungiamo Hevin, una cioccolateria che ci eravamo segnati, su Rue St. Honoré (sulla quale ce ne sono anche altre, d'altra parte il nome parla chiaro), e che dopo essercela segnata, ora ce la sogniamo, perché i due dolcini che ovviamente abbiamo preso e poi mangiato a Place Vendôme (d'altra parte qui ci sono le gioiellerie più famose e questi dolcini sono dei piccoli gioielli), sono davvero buonissimi oltre che molto belli.






Da qui raggiungiamo place de la Madeleine, non tanto per ammirare la chiesa col colonnato che già conosciamo, ma perché al numero 26 c'è un altro negozio che merita, Fauchon.Ha tutto un bancone dedicato ai dolci, proprio di fronte all'entrata e sulla sinistra tutta la zona dedicata al salato. Si, siamo alla fine della vacanza e stiamo cercando di toglierci gli ultimi sfizi, se non si era capito. Qui prendiamo un eclair, perché non possiamo andare via da Parigi senza averli provati. E ci viene dato in una bella scatoletta apposita. Sono buonissimi, abbiamo avuto solo l'imbarazzo della scelta, perché è davvero difficile scegliere. Io li avrei provati tutti. C'è anche un negozio di Ladurée in questa zona, per i dipendenti da macarons. Arriviamo quindi in place de la Concorde, per vedere per l'ultima volta la ruota panoramica e l'obelisco. Verso le 13:30 siamo di nuovo in hotel dove recuperiamo i bagagli e anche se con un po' di anticipo, ci rechiamo in aeroporto per il volo di ritorno. Siamo un po' stretti per la coincidenza a Roma, ma per fortuna il volo per Napoli è in leggero ritardo e quindi anche la valigia arriverà sana e salva a destinazione.




Concludo con una carrellata di foto in HDR che ho scattato durante questa breve ma piacevole vacanza.











Devo ammettere che quando si visita una città così grande per la seconda volta, senza dover dedicarsi alle attrattive principali che già si sono viste la prima volta , prima volta che spesso significa passare mezze giornate intere, se non giornate intere nei musei (si pensi al Louvre) piuttosto che a Versailles o a Disneyland , si vive la città in maniera diversa e la si conosce e apprezza ancora di più. Abbiamo notato che l'inglese è molto più usato di quello che ricordassimo e spesso ci è capitato di parlare in francese, ricevere la risposta in inglese (non si sa perché) e replicare ancora in francese in una conversazione alquante surreale. La metro di Parigi ha sempre un fascino incredibile, ognuna con un suo carattere, così capillare da arrivare ovunque, anche se a volte si percorre tanta strada (e gradini) da pensare che forse si sarebbe fatto prima a piedi, in superficie, ma non è così. E' bello osservare le persone che prendono una baguette, il loro pane per eccellenza e camminare con la stessa sotto al braccio. Vedere quante cioccolaterie sono sparse per tutta la città, francesi, ma anche belghe. Quanti italiani ci siano, turisti o trasferitisi qui a cercare fortuna o semplicemente un lavoro. Quanto non sempre i parigini siano cordiali e disponibili, anche con i turisti, ma questo lo additerei più alle singole persone, perché poi abbiamo trovato anche persone estramemamente gentili e disponibili. E quindi non ci resta che dire, au revoir, Paris!

Fabio

martedì 14 gennaio 2014

Parigi, terzo giorno: mercati, Sacré Coeur, crociera sulla Senna


 Durante le soste in hotel di ieri, mi sono documentato un po' su posizionamenti e su orari dei mercati della domenica. Ma prima di scendere per strada, mi godo un pezzettino di alba dalla finestra della camera. Sempre per ottimizzare il giro, decidiamo di partire da quello più lontano, ovvero il marché d'Aligre, in place d'Aligre, zona Bastiglia. Ripetiamo quindi sostanzialmente il percorso in metro verso Bastille che avevamo fatto il giorno prima; oggi la piazza è decisamente più tranquilla e riesco a fare con calma le foto. Ci allunghiamo fino al mercato che è già aperto di buon'ora e ci sono gli avventori che amano rifornirsi alle bancarelle dei primi prodotti. Le bancarelle sono piene di frutta e verdura soprattutto, veniamo visti sempre un po' con sospetto, non è usuale vedere qualcuno aggirarsi con la macchina fotografica in un mercato ortofrutticolo, ma poi pian piano prendiamo confidenza, chiediamo se possiamo fotografare e alcuni sono particolarmente gentili, ci sistemano la frutta come credono che sia meglio. Inoltre ci sono pescivendoli, macellai, panetterie nei negozi alle spalle delle bancarelle che sono per strada, oltre a venditori di fiori. Inoltre, in uno slargo, c'è anche qualche rigattiere che vende i suoi oggetti e troviamo delle posate che ci possono far comodo per il blog. 


















Terminato il giro del mercato d'Aligre, ci dirigiamo verso un altro mercato che mi sono segnato, vale a dire quello di rue Mautauffard. Si tratta sostanzialmente di una strada in cui c'è questo piccolo mercato, sempre di generi alimentari. C'è una lunga coda di persone ad una piccola panetteria/pasticceria, probabilmente i locali acquistano il pane ed i dolci per la domenica. Siamo tentati di fermarci a prendere una cioccolata calda in una delle tante cioccolaterie, ma nessuna ce l'ha, tranne una che però deve ancora aprire. Abbiamo già visto tutto il mercato e non abbiamo voglia di attendere, quindi ci dirigiamo verso la prossima meta.










Mi aveva colpito moltissimo durante il nostro primo viaggio a Parigi e così abbiamo deciso di includerlo tra le cose che comunque avremmo voluto rivedere. Così scendiamo in metro e dopo un bel tragitto in treno, arriviamo finalmente alla fermata Anvers, a due passi dagli scalini che portano verso la stupenda chiesa del Sacré Coeur. C'è da fare una bella scalinata a piedi se non si vuole prendere la funicolare e noi, nonostante fosse inclusa nella nostra Paris visite, preferiamo farla a piedi, per non perderci la vista sulla chiesa man mano che si sale. Avrei voluto venirci al pomeriggio, per vederla semmai al tramonto, ma alla fine la visita ai mercati è stata più veloce di quello che credevo e ci siamo anticipati. E' pieno di gente e le bancarelle natalizie poste sul piazzale dinanzi alla chiesa danno ancora di più l'impressione di eccessivo affollamento. Quindi, scattata più di una foto alla chiesa, ci dirigiamo verso la piazzetta che ospita i vari ritrattisti e pittori e giriamo un po' ad ammirarne le opere, più o meno riuscite. C'è davvero tanta gente, quindi, dopo aver mangiato un croque monsieur ed una fetta di quiche, riprendiamo la metro per prendere il battello per fare la crociera sulla Senna.























  
Nel pacchetto dell'hotel che abbiamo prenotato, sono infatti inclusi i due biglietti per la crociera con i Bateaux Prisiens. La partenza è nel molo sottostante la torre Eiffel, quindi ci rechiamo nuovamente in zona, sono da poco passate le 14, e ci tocca aspettare una ventina di minuti per la prossima partenza, si, perché avendo già i biglietti, possiamo prendere la crociera che preferiamo. I battelli sono davvero molto belli, c'è la parte interna molto ben curata, ma se il meteo lo consente, consiglio vivamente di recarsi sul ponte superiore, si ha più libertà nella visuale. La crociera dura un'oretta, durante la quale ci rilassiamo e ci godiamo il paesaggio che scorre lentamente, mentre scatto qualche foto. Dal fiume si ha sempre una visuale diversa della città. 


















Terminata la crociera, scatto qualche altra foto alla tour Eiffel (si, le foto di giorno mi manvano, me ne sono innamorato, non mi dite niente^^), guardiamo i pattinatori sulla pista ghiacciata per un po', stavolta evito di fermarmi a pattinare anche io, risparmio a me e agli altri le solite pessime figure da amico della sbarra. Torniamo sui Campi Elisi e ci concediamo una pausa per una bevanda calda, dopo aver individuato il ristorante che abbiamo prenotato per la sera.








 Visto che c'è da festeggiare l'imminiente (all'epoca) compleanno di Anna Luisa ed è l'ultima sera di viaggio, abbiamo infatti prenotato all'Atelier Robuchon. Da internet non abbiamo capito bene dove si trova esattamente e ci tranquillizziamo quando lo troviamo. In effetti non è semplicissimo, perché è all'interno di un'altra struttura con altri locali. Passeggiamo quindi un po' per i campi Elisi, prima di rientrare in hotel e prepararci per la sera. Purtroppo per email ci avevano detto che c'era il turno delle 18:30 e quello delle 21 che era più una waiting list. Nel dubbio, prenotiamo per quello delle 18:30 anche se ci concedono le 19 come orario. E' un po' presto per noi e avremmo preferito stare un altro po' in giro, ma va bene lo stesso. In realtà col secondo turno si rischia solo di aspettare un po' nel caso in cui quelli del turno precedente restano un po' più a tavola, non possono certo cacciarli, d'altra parte.









Arrivati al ristorante, scopriamo che il cameriere, anzi, i camerieri, perché poi scopriamo esserlo anche un altro, sono italiani, pugliesi per la precisione. Subito ci mettono a nostro agio, ci spiegano per bene come funziona il menu e ci danno consigli su piatti da non perdere che chiaramente seguiamo e siamo contentissimi, perché mangiamo davvero in maniera superlativa. Ogni piatto è una scoperta ed un'esplosione di sapori. Anche le quantità sono giuste e non sono certo porzioni da lasciare digiuni.Il locale è molto bello, elegante, ma non da stare troppo ingessati, un buon compromesso tra formalità ed eleganza. Terminiamo chiaramente relativamente presto di mangiare e facciamo un'altra passeggiata, approfittando dei negozi ancora aperti per un po'. Poi rientriamo in hotel per riorganizzare i bagagli. Anche se l'indomani abbiamo il volo di rientro nel tardo pomeriggio, dobbiamo comunque lasciare la camera dell'hotel e sistemare anche quello che abbiamo acquistato per noi e per gli amici. E se la giornata era iniziata con l'alba dalla camera, la concludo con una foto alla Luna piena che stasera sovrasta il cielo parigino.

Fabio