giovedì 28 novembre 2013

Pumpkin pie Bourbon e caramello per il Thanksgiving day


Oggi è un giorno importante, forse non qui in Italia e neppure in Europa, ma negli Stati Uniti lo è. Si festeggia infatti il thanksgiving day, il giorno del ringraziamento. Per chi non conoscesse la storia, questa festa ricorda il giorno in cui i padri pellegrini ringraziarono il Signore per aver ottenuto finalmente un buon raccolto. Partiti dall'Europa, erano approdati in un nuovo continente dove non conoscevano neanche i prodotti della terra e cosa ne potevano ricavare per il loro sostentamento. Pian piano iniziarono a conoscerli e proprio nel giorno del ringraziamento li utilizzarono preparando dei piatti che sarebbero entrati a fare parte del menu del thanksgiving day, arrivando fino ai giorni nostri.
Ritengo che purtroppo troppo spesso ci si dimentichi di fermarsi e ringraziare. Ringraziare il Signore per tutto ciò che di bello ci dona la vita, l'amore di un uomo ed una donna o quello di una madre verso il proprio figlio, l'amicizia di persone in grado di ascoltarti, capirti ed essere totalmente sincere con te, la gioia, anche quella che viene dalle piccole cose. E poi ci sono le soddisfazioni che dà la vita, quelle che sono più grandi soprattutto se per raggiungerle abbiamo superato enormi ostacoli; ci sono le passioni che coltiviamo come cucinare, viaggiare, fotografare, leggere e soprattutto che condividiamo con gli altri. Tutti doni per i quali troppo spesso ci si dimentica di ringraziare. E pensare che i padri pellegrini decisero di fermarsi, in una vita sicuramente carica di affanni, e di ringraziare per ciò che avevano avuto.
Anche io oggi voglio ringraziare, nostro Signore prima di tutto, come i padri pellegrini, ma anche chi mi sta vicino ogni giorno supportandomi in ogni mia scelta e rendendo la mia vita quello che è.


Pumpkin pie Bourbon e caramello
 
Per la frolla:
150 g di farina 100 g di farina di mais
1 cucchiaio di zucchero semolato1/2 cucchiaino di sale
100 g di b
urro tagliato a cubetti 1 uovo grande1 tuorlo d'uovo 

Per il caramello200 ml di panna
90 g di zucchero di canna 
50 ml di Bourbon  
25 g d  burro  
1/2 cucchiaino di sale 

Per il ripieno
500 g di purea di zucca cotta al vapore e frullata
100 g crema di formaggio ammorbidito (tipo philadelphia, ma anche la ricotta va bene)60 g di zucchero di canna1 uovo grande1 tuorlo d'uovo
1 cucchiaino di
cannella
3/4 di cucchiaino di
zenzero in polvere1/4 cucchiaino di noce moscata grattugiata

1 pizzico di sale

 
Preparare la frolla: Unire la farina, la farina di mais, lo zucchero ed il sale e disporli a fontana sul piano di lavoro. Aggiungere il burro ed impastare fino ad ottenere delle grosse briciole.Unire l'uovo, il tuorlo d'uovo ed un cucchiaio di acqua ghiacciata. Impastare fino ad ottenere un impasto uniforme e sodo (se necessario aggiungere un altro cucchiaio d'acqua). Avvolgere l'impasto in un foglio di pellicola trasparente e conservare in frigorifero per 30 minuti. Stendere la pasta  su un piano di lavoro infarinato e trasferirlo nello stampo imburrato, facendolo aderire bene alla base ed ai bordi dello stampo. Eliminare la pasta in eccesso e riporla nuovamente in frigo per altri 30 minuti. Riscaldare il forno a 175° C. Bucherellare il fondo della frolla con una forchetta, coprire con un foglio di carta da forno e riempire la parte superiore con fagioli secchi. Cuocere per circa 15 minuti. Trascorso questo tempo, eliminare i fagioli e la carta da forno e cuocere altri 10 minuti. Lasciare raffreddare su una gratella per almeno 15 minuti.
Preparare il caramello: mettere lo zucchero e cuocere fino a quando lo zucchero si scioglie e comincia a scurirsi sui bordi, circa 5 minuti. Nel frattempo in un altro pentolino riscaldare la panna, il burro ed il sale. Quando inizierà quasi a bollire, versarla a filo sullo zucchero, mescolando con una frusta per circa 7-9 minuti. Aggiungere a questo punto il  Bourbon e cuocere a fuoco lento, mescolando di tanto in tanto per un altro paio di minuti. Versare 1/3 del caramello sopra la frolla ormai raffreddata e distribuirlo uniformemente con una spatolina. Mettere in frigo per almeno 15 minuti, lasciando il restante caramello a temperatura ambiente.

Mescolare la crema di formaggio e lo zucchero di canna con una frusta, fino a renderlo spumoso. Aggiungere l'uovo e poi il tuorlo d'uovo. Aggiungere la zucca, la cannella, lo zenzero, la noce moscata ed il sale e mescolare. Versare lentamente il ripieno nella frolla. Cuocere fino a quando il ripieno si gonfia leggermente e la sua superficie non appare più umida, da 35 a 40 minuti. Raffreddare su una griglia. Versarvi il restante caramello e lasciare raffreddare in frigorifero.
Servire la torta fredda.




Con questa ricetta partecipiamo al contest "Una zucca per te"



mercoledì 27 novembre 2013

Zuppa di farro, castagne e funghi porcini e storie di gemelli


Qualche giorno fa, parlando con un'amica, ho fatto questa riflessione. E che cioè spesso pensiamo agli amici, reali e virtuali, come se non avessero una famiglia e soprattutto fratelli e sorelle. Anche perché, pure nel mondo virtuale e sui social network, è più facile interagire con un amico piuttosto che con un parente, per mille motivi, il primo dei quali è sicuramente quello legato agli interessi personali condivisi che finiscono inevitabilmente per avvicinare persone diverse. E così molti di voi non sapranno che io, per esempio, ho 3 fratelli e soprattutto un gemello. Dall'esterno capisco che la cosa può risultare singolare e tutti quanti sono curiosi di sapere se sia vero che tra i gemelli c'è un rapporto particolare o addirittura se abbiamo dei "super poteri" che ci tengono in collegamento. Spiace deludere chi crede nella seconda ipotesi, ma devo dire che, almeno io, questi poteri non li ho. E' chiaro che tra gemelli ci sia però un rapporto diverso rispetto a quello che si ha con gli altri fratelli/sorelle e questo dipende soprattutto dal fatto che sostanzialmente si cresce assieme, si frequentano le stesse scuole, gli stessi amici, si pratica lo stesso sport, insomma, si condivide un po' tutto.
E non sempre è stato facile. Prima di tutto, per chi non ci distingueva (stranamente, perché chi ci conosce ci distingue benissimo nonostante la somiglianza di base), eravamo indistintamente "i gemelli". E allo stesso modo, avevamo entrambi due nomi, perché se capitava che qualcuno ci chiamasse col nome dell'altro, capendo l'equivoco, si rispondeva egualmente. E dicevo che non sempre è stato facile, soprattutto a scuola o meglio, a casa, per organizzarsi con lo studio. Condividendo la stessa classe e di conseguenza gli stessi compiti e gli stessi libri, spesso eravamo costretti ad organizzarci, studiando prima uno una materia, mentre l'altro si dedicava ad un'altra oppure, nel caso di coincidenze difficilmente gestibili, si finiva per andare di fotocopie. Anche perché erano comunque occasioni rare ed era inutile comprare un altro libro. Certo, avremmo anche potuto sfruttare l'occasione, soprattutto all'Università, perché sfido qualunque professore che non ha un contatto giornaliero a riconoscere che a sostenere un esame fosse lo stesso della sessione precedente o un altro. Ma avendo poi preso strade diverse, non ci siamo nemmeno posti la questione. Diciamo che sotto questo punto di vista non ne abbiamo mai tratto vantaggio, anche se al liceo, essendo stati anche compagni di banco negli anni finali, dopo che all'inizio ci avevano subito divisi, ci aiutavamo di più di un normale compagno di banco, soprattutto durante i compiti in classe. Ricordo anche che ad ogni festa che andavamo, ovviamente dovevamo mettere una doppia quota per il regalo, ma quando eravamo noi i festeggiati, non sempre funzionava allo stesso modo (per quanto riferitoci da amici stretti).
Di episodi da raccontare ce ne sarebbero davvero tanti, a partire dal fatto che io alla nascita non avevo né una tutina da mettere, né un nome, perché all'epoca l'ecografia non c'era ancora e quindi non si sapeva che eravamo due, dal pediatra che ci visitava mettendoci vicino all'orecchio, tanto che eravamo piccoli appena nati, a quella volta che il mio gemello si era perso ed io dissi a nostra madre dove si trovava ed infatti era esattamente lì (ok, ora non cominciate a credere alla storia della telepatia e dei super poteri) e a tante altre di cui potrei dirvi.


Ho parlato di questo, sia perché di solito parlo poco di me e delle mie cose, sia perché proprio da pochi giorni, il mio gemello mi ha regalato un altro nipotino, l'ottavo in totale tra la mia famiglia e quella di Anna Luisa, il 5° "dalla mia parte", il 5° maschietto. Insomma 4 fratelli maschi e 5 nipotini maschi. Il giorno che nella nostra famiglia nascerà una femminuccia, sarà festa grande! E come i gemelli nascono e crescono assieme nella pancia della mamma, le castagne crescono assieme nel loro riccio con gli aculei e questo parallelismo mi porta diritto alla ricetta che vi propongo.
Fin da quando ho visto il tema della sfida di questo MTChallenge, proposto da Serena di Pici e castagne, ho pensato istintivamente ad una zuppa. Ed anche se mi era venuta in mente un'altra idea che mi sarebbe piaciuto realizzare, ma che non ho avuto il tempo di fare, ma che spero comunque di realizzare, anche a contest scaduto, ho vuluto comunque cucinare almeno una zuppa, di quelle "povere", fatte di ingredienti genuini della terra.


Zuppa di farro con castagne e funghi porcini

Ingredienti
250 g di farro decorticato
100 g di funghi porcini circa
15 castagne (marroni) grandi
olio evo
sale
1 pagnotta di pane piccola
qualche foglia di alloro

Procedimento
Seguire le istruzioni riportate sulla confezione per la cottura del farro. Io l'ho messo prima in ammollo per qualche ora, poi l'ho cotto per circa 45 minuti dal bollore dell'acqua fredda salata in cui l'avevo messo, dopo averlo sciacquato sotto l'acqua corrente.
Nel frattempo in una padella fare saltare per qualche minuto con dell'olio extra vergine d'oliva i funghi porcini (freschi, se disponibili o congelati. Io ne avevo di congelati), salare e tenerli da parte.
In un altro tegame, cuocere le castagne. Privarle della buccia esterna con un coltellino, e riporle in un tegame con acqua fredda ed un pizzico di sale e fare cuocere per circa mezz'ora in maniera tale che almeno alcune si riescano a pulire ancora intere per la decorazione finale. Privarle della pellicina e tenere da parte (questa operazione può essere fatta anche precedentemente alla cottura del farro). Volendo, si possono insaporire con la classica foglia di alloro.
Quando mancano pochi minuti alla cottura del farro, aggiungere le castagne spezzettate grossolanamente ed i funghi (io ho aggiunto anche un po' di polpa delle castagne che avevamo cotto per la ricetta di Anna Luisa) e mescolare finché la zuppa non si sarà addensata. Per questo consiglio di regolarsi con l'acqua di cottura, eliminado l'eccesso e tenendolo da parte nel caso servisse per prolungare la cottura del farro.
Mentre la zuppa riposa un attimo, scalottare la pagnotta di pane, privarla della mollica interna e versarvi la zuppa. Decorare con 3 castagne intere e qualche foglia di alloro. Servire con un mestolo o un cucchiaio direttamente dalla pagnotta. Volendo, si possono fare anche delle monoporzioni con dei panini comunque in grado di contenere la zuppa. Anche riscaldata il giorno dopo è ottima, anzi, dopo il riposo tutti i sapori sono ancora più amalgamati.


Insomma, alla fine siamo riusciti anche ad usare le castagne che già avevamo cotto e pulite. Ma ciò non mi ha evitato di pulire (sbucciate prima, perché mi servivano intere) e bollire altre castagne (belle grosse, per fortuna!) che ho comunque usato per la realizzazione di questa ricetta, soprattutto per la decorazione.

Fabio



lunedì 25 novembre 2013

50 sfumature di...marroni: crostatine di farina di castagne con pere, amaretti e cacao

 Ok, lo confesso, il vero titolo che avrei voluto dare a questo post è "50 sfrantumature di marroni". Ora qualcuno già sarà arrivato alle conclusioni (o forse avrà semplicemente chiuso la pagina e lo posso anche comprendere), ma questi due titoli, secondo me, si sposano alla perfezione con questo MTChallenge e con la ricetta/non ricetta proposta da Serena di Pici e castagne, vincitrice dell'ultima edizione dedicata alle colazioni americane e all'uovo alla benedict in particolare.


Per iniziare nel migliore dei modi questa sfida e per portarci un po' avanti, considerato che sapevamo già che questo sarebbe stato un periodo piuttosto intenso per noi e che con tutti i fine settimana bloccati non c'era che da lavorare nel tempo libero infrasettimanale, abbiamo deciso di cuocere 2 kg di castagne, di pulirle, usarne una parte per la ricetta che Anna Luisa ha già proposto ed il resto per altri eventuali usi che ci sarebbero venuti in mente. Ammetto che comunque ero pronto a sacrificarmi gustando le castagne anche semplicemente al naturale. Ciò ha comportato di trascorrere del tempo a "sfrantumare" castagne, appunto, per tirarne fuori la polpa. Sfrantumare è infatti il termine tecnico/culinario che più si addice a questo frutto. Diciamo che, cronomentro alla mano, tutta l'operazione di "sfrantumamento" di circa un kg di castagne, si aggira intorno all'ora netta. Quindi, essendo in due, ci abbiamo impiegato un'ora per 2 Kg. Ma lo sfrantumamento può essere maggiore (la durata, intendo) se si trovano solo delle castagne piccole, come è capitato a noi, salvo trovare dei bei marroni grandi solo successivamente...


Col titolo però volevo fare anche altre due considerazioni. Parafrasando, evidentemente, il titolo di un famoso, attuale, best seller, volevo parlare del mio rapporto con gli stessi. Per me con i libri funziona così. Se so che un libro l'hanno letto o lo stanno leggendo "tutti quanti", io mi oriento immediatamente su qualcos'altro. E' l'istinto che mi dice così. E non nego che ciò derivi anche dal fatto che in passato sono rimasto scottato diverse volte (non faccio nomi di autori e titoli, per non aprire infinite discussioni) e per questo motivo sono sicuro che mi sarò perso anche qualcosa di interessante. Ma ciò vale in linea di massima solo per i libri. Per i film/telefilm/serie televisive no. Quelli che hanno successo, in linea di massima, piacciono anche a me. Ma poi, diciamola tutta, le sfumature di grigio (ecco, l'ho nominato), non sono 50, ma ben 256 (dal bianco al nero, o viceversa), ma se ti azzardi a chiedere in giro quante sono, stai sicuro che il 99% della popolazione, risponderà 50.


Ultima interpretazione possibile (ok, 2 ma le unisco in una sola, per evitare di perdere quegli altri 3 lettori che avevano resistito anche al punto 2), che è quella che mi piace di più, è cioè che da questo MTC uscirà un'infinita serie di belle ricette, che possono essere viste come tante sfumature diverse (visto che si poteva arrivare fin qui per questa immagine estremamente poetica? Si, dico a te, unico lettore o lettrice sopravvissuto/a), e ovviamente, anche nella mia ricetta ho cercato di utilizzare questo colore e le sue diverse sfumature, passando dalla farina di castagne agli amaretti, dal verde/marroncino delle pere al cacao, dallo zucchero di canna al rum. Ma per non tediarvi più di quanto non abbia già fatto, passiamo alla ricetta.
Devo dire che all'inizio, senza un riferimento preciso, ero un po' frastornato. Con Anna Luisa abbiamo consultato diversi libri di cucina toscana, ne abbiamo davvero tanti, racimolati durante i nostri soggiorni forzati e non in questa Regione che amiamo particolarmente e ovviamente anche di generici e ci siamo accorti che negli stessi, tranne le classiche ricette di castagnaccio e mont blanc, c'era poco di più. Mi sono però ricordato di avere visto su Alice una ricetta che poi avevo chiesto ad Anna Luisa di prepararmi, perché io adoro le castagne e le preparazioni a base di castagne e quindi mi son detto "perché non approfitti dell'occasione e la fai stesso tu?" e così mi sono cimentato in questo dolcino (è stata la mia prima frolla, emozione^^) e devo dire che sono soddisfatto del sapore che era anche meglio di come me l'aspettavo.
E che non si dica che i dolci li fa solo Anna Luisa (questa è per il lettore che senza leggere il post fino alla fine commenterà "Bravissima", come mi è capitato diverse altre volte).


Crostatine di farina di castagne con pere, amaretti e cacao

Ingredienti*

Per la frolla
500g di farina di castagne
250 g di burro
150 g di zucchero a velo
2 uova
1 scorza di arancia (non trattata)
chiodi di garofano (in polvere)
sale

Per il ripieno
6 pere William
100 g di amaretti
2 cucchiai di cacao
1 cucchiaio di zucchero di canna
Rum

*Questa è la ricetta per la crostata intera. Io ho fatto delle crostatine, me ne sono uscite 8 e con la pasta avanzata ci ho fatto dei biscotti. Probabilmente si arrivava anche a 10.



Procedimento

Preparare la frolla. Disporre su di un piano la farina di castagne, mescolata con lo zucchero a velo, la scorza d'arancia grattugiata, i chiodi di garofano in polvere ed un pizzico di sale, a fontana. Spezzettare il burro freddo di frigo in pezzi piccoli e disporlo al centro, assieme alle due uova. Iniziare a lavorare con le mani il burro e le uova, in maniera tale che il burro si ammorbidisca leggermente e si riesca a lavorare, quindi inziare ad incorporare la farina con gli altri ingredienti, lavorando l'impasto fino ad ottenere una buona consistenza, senza necessità di lavorarlo troppo per non riscaldarlo. Una volta terminato, avvolgere l'impasto nella pellicola trasparente per alimenti e riporlo in frigo per almeno mezz'ora.
Nel frattempo lavare le pere, tagliare la parte superiore del picciolo, e, senza togliere la buccia esterna, tagliarle in 4 e privarle del torsolo. Quindi, nel caso di crostata grande, tagliare le pere a fette, e nel caso di crostatine, a pezzetti. Saltarle in un tegame capiente con lo zucchero di canna, fino a che non saranno dorate (circa una mezz'ora). Sfumare quindi con un po' di rum e fare evaporare. Lasciare raffreddare.
Una volta che la pasta frolla è fredda, stenderla su di un piano fino allo spessore di circa 1 cm. Con 2/3 dell'impasto, foderare lo stampo da crostata, riempire col ripieno di pere, gli amaretti sbriciolati ed una spolverata di cacao. Chiudere la parte superiore della crostata con il resto della pasta, sigillando bene, e forare il centro per fare evaporare eventuali liquidi. Cuocere in forno a 180°C per 35 minuti, la crostata grande, e per 25 circa, quelle piccole.

Note mie: come zucchero di canna ho utilizzato il muscovado. Avevo comprato delle pere poco mature e sode, hanno rilasciato pochissimo liquido anche in cottura con lo zucchero e volendo, si poteva anche non incidire le crostatine. Ho fatto una base di polvere di amaretti, per assorbire eventuali liquidi, e altri, più grandicelli, li ho mescolati alle pere ed infine ho spolverato il cacao, sopra a tutto, prima di chiudere.


Insomma, dopo tanta fatica, nemmeno le ho usate le castagne pulite con tanto amore. Ma non è detto che non verranno usate per altre ricette. Serena, quindi preparati ad un rush finale tutto a base di castagne.

Fabio


venerdì 22 novembre 2013

Il secondo piatto per il menu di Natale: carrè di maiale con sciroppo d'acero e mele


Hey, scusate, dico, ma ci pensate che tra un mesetto sarà Natale? Con le temperature che abbiamo avuto fino alla settimana scorsa è stato dificile renderesene conto, e così ci siamo ritrovati catapultati a fine Novembre, con il Natale alle porte e la solita domanda: cosa prepariamo quest'anno?
Sicuramente Natale è tradizione e mai e poi mai potrei rinunciare a roccocò, mustacciuoli e pulci di monaco, dolci che caratterizzano il Natale partenopeo, come non potrei mai rinunciare al baccalà fritto per la cena della Vigilia o all'insalata di rinforzo. Negli anni ho introdotto anche altri piatti che però sono entrati ormai a far parte della tradizione del pranzo di Natale a casa nostra. E così hanno fatto la loro comparsa la fruit cake inglese, di cui sono ghiotte le mie nipotine e mio fratello, oppure il pane che preparo con ricette sempre diverse, ma che accoglie i commensali a tavola incuriosendoli e stuzzicando il loro appetito.
Nonostante le tradizioni però, mi piace variare e cercare di sorprendere i miei ospiti con manicaretti di ogni tipo.
L'unico inconvenienete è che per riuscirci bisogna elaborare un menu elegante come si addice alle feste di questo tipo, ma che faccia traspirare anche il calore dell'affetto familiare, che assolutamente non può mancare attorno alla tavola natalizia. E tutto ciò richiede tempo sia per pensare e decidere i piatti da preparare, sia per preparali proprio, visto che da soli non credo si possano materializzare.
Solitamente, ed ora non ridete, inizio a pensare al menu di Natale poco dopo Ferragosto, ma, come dicevo all'inizio, quest'anno mi sono trovata un po' spiazzata e così ho iniziato a cercare idee da ben poco tempo.
Mentre la parte dolce del menu è ben definita perché ai dolci che ho elencato difficilmente se ne possono aggiungere altri, la parte salata è quasi tutta da decidere.
Il primo piatto solitamente è una pasta ripiena, che a mio avviso dà il senso del Natale. E' un piatto che sicuramente non si mangia tutti i giorni e neanche tutte le domeniche e che è adattissimo alle ricorrenze di questo tipo. E quest'anno mangeremo degli agnolotti che ha preparato fabio col ripieno al coniglio che aveva preparato per il suo Mt challenge.
Il secondo piatto invece è quello che maggiormente mi preoccupa di solito, in quanto non ho molta dimestichezza con questa portata. Fortunatamente quest'anno mi è venuto in soccorso il numero di Dicembre di Sale&Pepe, dove ho trovato una ricetta che mi incuriosiva: il carrè di maiale con sciroppo d'acero e miele. Tra l'altro, proprio questo mese abbiamo l'onore di essere stati menzionati proprio sulle pagine di una delle nostre riviste di cucina preferite, Sale&Pepe, appunto e la cosa ci ha fatto un sacco di piacere.
Prima di presentarlo agli ospiti, ho pensato di prepararlo per me e Fabio in versione ridotta (se avessi utilizzato un carrè di maiale intero per due persone probabilmente avremmo finito di mangiarlo per la Vigilia di Natale!) e così l'ho sostituito con un filetto di maiale.


Carrè di maiale con sciroppo d'acero e mele

Ingredienti per 8 persone
1,8 kg di arista di maiale
120 g di fettine di lardo non troppo sottili
100 ml di sciroppo d'acero
8 meline annurche
1 rametto di mirto
1 rametto di rosmarino
1 scalogno
1 bicchiere di vino bianco
olio extravergine d'oliva
sale e pepe

Spennellare l'arista con lo sciroppo d'acero e coprirla con le fettine di lardo; legatela con diversi giri di spago da cucina, coprite gli ossi con l'alluminio e sistematela su una teglia.
Regolate di sale e pepe, unite lo scalogno a pezzetti e irrorate il tutto con un filo d'olio.
Cuocete nel forno preriscaldato a 200°C per 15 minuti. Quindi bagnate con il vino, abbassate la temperatura a 180°C e continuate a cuocere per altri 45 minuti, unendo a metà cottura, anche il rametto di mirto, quello di rosmarino e 4 mele tagliate in quarti.
Al termine, private le mele rimaste della buccia e del torsolo e frullatele con il fondo di cottura; regolate di sale e di pepe. Servite l'arrosto a fette, accompagnandolo con la salsa di mele e gli spicchi rimasti interi.

Variazioni mie: ho utilizzato un filetto di maiale da 500 g, quindi sono stati necessari 50 ml di sciroppo d'acero ed 80 g di pancetta. Ho effettuato la prima parte della cottura a 200°C per 15 minuti, mentre ho ridotto i tempi della seconda a 20 minuti. A questo punto ho tolto il filetto dal forno e l'ho avvolto nella carta argentata dove l'ho lasciato raffreddare con le spezie. Ho continuato a cuocere per altri 15 minuti 2 delle 4 mele che ho utilizzato. Purtroppo ho dovuto cambiare anche queste ultime, non avendo trovato le Annurche, per cui ho utilizzato le Gala.



Volete conoscere il risultato? Ora so quale sarà il secondo piatto del nostro pranzo di Natale.

Con questa ricetta partecipo al Gluten Free (Fri)day



Anna Luisa

martedì 19 novembre 2013

MTchallenge di Ottobre: pane, amore e...castagnella


Mi sono resa conto da un bel po' di tempo di essere una a cui piace complicarsi la vita. Me ne sono accorta al liceo, quando traducevo le versioni ed ero in grado di rendere contorte le frasi più semplici e lineari. Ricordo la mia insegnante di latino e greco che rimaneva sempre stupita quando traducevo delle versioni complicate e mi arenavo invece su quelle semplici.
Non c'è nulla da fare, sono una che non riesce ad andare dal punto A al punto B senza fare una piccola deviazione e passare per C, D, E e pure F.
 Vi sarà facile intuire che il compito più arduo che mi si possa dare è di fare qualcosa di semplice, sia che si tratti di un lavoro, sia che si tratti di un piatto...ed è proprio quello che è successo questo mese con la nuova sfida dell'MTchallenge.


Ammetto che avevo avuto un presentimento che la ricetta riguardasse le castagne, essendo la vincitrice la Signorina Pici e Castagne, ma quale fosse la ricetta, proprio non lo immaginavo. In realtà questo mese la sfida è una "non ricetta", nel senso che ci è stata data carta bianca e dovevamo "semplicemente" preparare un piatto dolce o salato il cui ingrediente principale fossero le castagne.
A primo acchito, ho fatto i salti di gioia, immaginando che avrei preparato torte moderne, crostate, cioccolatini e tutto ciò che la mia immaginazione potesse creare con questo buonissimo frutto. E certo, perché fin da piccola io adoro le castagne, dalle caldarroste alle castagne lesse, dai marrons glacés alle castagne del prete, tipico prodotto campano.
Già immaginavo di abbinare, creare, preparare un dolce sontuoso, quando Fabio mi ha fatto notare che la ricetta doveva essere sostanzialmente...semplice!
Ho avuto un mancamento...semplice? Ma io non sono capace di fare qualcosa di semplice! Sono pur sempre quella che si complicava la vita anche traducendo le versioni, non posso preparare un piatto semplice! Ma ci devo riuscire! Non sia mai detto che mi scoraggi! Allora mettiamoci all'opera.



Ho letto il post di Alessandra e continuavo a pensare "semplice, semplice..." Sono andata da Serena ed ho letto il suo post. Ho riso, immaginando questa ragazza accaldata per l'emozione, trovarsi ad innalzare i calici per festeggiare la sua vittoria. L'ho immaginata quando ha realizzato che la sfida doveva essere sulle castagne e mi sono commossa quando ho letto il racconto della sua infanzia, quando la madre le preparava la confettura di castagne. L'ho immaginata mangiare pane e confettura di castagne ed ho iniziato a realizzare che la mia ricetta doveva essere un dolce che sarebbe piaciuto ad un bambino.
Le idee hanno cominciato ad accavallarsi nella mia mente, ma il pensiero tornava sempre alla bambina che mangiava pane e confettura di castagne. In realtà tutti i bambini sono cresciuti mangiando per merenda una fetta di pane spalmata con marmellate, confetture o con la famosa crema al cioccolato e nocciole.
Mi sono resa conto che a quella bambina innammorata del suo paese non sarebbero piaciuti dei dolci complicati e che nulla poteva superare quel sapore delle sue merende autunnali, ma forse avrei potuto tentarla con qualcosa di simile...
Ho pensato di preparare una crema di castagne, ma al cioccolato e di offrirla a quella bambina spalmata su una fetta di pane alle castagne.


Pane alle castagne:
Ingredienti:
350 g di farina (preferibilmente Manitoba)
100 g di farina di castagne
40 g di farina di mandorle
30 g di mandorle tritate
25 g di lievito di birra fresco
10 g di sale
burro e farina per lo stampo

Sciogliere il lievito in 50 cl di acqua tiepida e mescolare con un cucchiaino di farina. Lasciare lievitare per 20 minuti.
Mescolare insieme le farine e le mandorle tritate. Disporle a fontana sul tavolo, oppure nella ciotola dell'impastatrice ed aggiungere il lievito e 150 cl di acqua tiepida. Sciogliere il sale in altri 50 cl di acqua tiepida ed aggiungerlo per ultimo. Impastare fino ad ottenere un impasto omogeneo che si staccherà con facilità dalle dita. Formare una palla e metterla in un recipiente. Con un coltello affilato segnare una croce sull'impasto e coprire con della pellicola per alimenti. Mettere a lievitare fino al raddoppio del volume (Note mie, l'ho riposto in forno tiepido e ha impiegato 1 ora e 45 minuti per terminare la lievitazione).
Riprendere l'impasto, lavolarlo brevemente e metterlo in uno stampo da plumcake o da pane in cassetta, precedentemente imburrato ed infarinato. Coprire e lasciare lievitare un'altra mezz'ora. Nel frattempo riscaldare il forno a 180°C. Infornare il pane e cuocere per circa 30 minuti, finché inserendo uno stecchino ne uscirà pulito. Lasciare raffreddare su una gratella.



Crema alle castagne e cioccolato (castagnella)
Ingredienti:
300 g di castagne
100 g di cioccolato fondente
50 g di cioccolato bianco
50 g di olio di riso
20 g di burro di cacao
20 ml di latte
2 cucchiai di rum

Lavare bene le castagne e metterle a cuocere in una pentola, coperte d'acqua per 45 minuti, da quando bolle. Scolarle, ma tenerle al caldo. Tagliarne poche alla volta a metà e con l'aiuto di un cucchiaino (o di un coltellino) prelevare la castagna dall'interno del guscio.
Raccogliere tutta la polpa delle castagne lesse e pesarla per verificare di avere ottenuto 200 g di peso netto di castagne.
Mettere la castagne in un pentolino ed aggiungere poco alla volta il latte ed il rum. Riscaldarle sul fuoco lento affinché l'alcool del rum evapori completamente e la purea sia diventata una crema densa. Passare le castagne allo schiacciapatate per ottenere una crema uniforme e liscia. Metterla in una ciotola.
Sciogliere a bagnomaria i due tipi di cioccolato ed il burro di cacao ed aggiungerli alle castagne un cucchiaio alla volta mescolando. Alla fine unire l'olio di riso a filo, continuando a mescolare. Imbarattolare la crema.

Servire il pane tagliato a fette spalmato di crema di castagnella.

La ricetta della crema di castagne a cioccolato è fatta sulla falsa riga della Mandorlella che ho preparato tanti anni fa per le mie amiche e con cui ho dato inizio al nostro blog.



Mi piace immaginare che quella bambina mangi questa semplice merenda sorridendomi e gustando appieno le sue amate castagne.


Anna Luisa

venerdì 15 novembre 2013

Una ricetta della tradizione: il calamaro imbottito


Dopo avervi portati a colazione negli Usa, aver fatto una passeggiata sulle bianche spiagge caraibiche, aver fatto un giro "on the road" per le strade americane, torniamo a Napoli con un piatto tipico che amiamo tantissimo: il calamaro ripieno o per meglio dire imbottito.
Dovete sapere che quando ero piccola mia zia mi preparava sempre dei piatti buonissimi, ma purtroppo, nonostante facesse dei primi, delle torte rustiche ed anche dei dolci ottimi, quando mi preparava il pesce, in casa si consumava una tragedia. Non lo volevo mangiare assolutamente. Certo, non ero una bimba che necessitava di mangiare a tutti i costi, ma mia zia mi voleva troppo bene per lasciarmi digiuna. Quindi si inventava qualunque espediente per farmi mangiare il pesce. Gli preparava un sughetto di accompagnamento, lo aromatizzava come meglio poteva, arrivava addirittura a presentarmelo coperto da uno strato di maionese...ma io nulla, non lo volevo.
Un giorno venne a pranzo da noi uno zio che abita a Roma e le chiese di preparagli uno dei suoi piatti preferiti che mia nonna cucinava loro quando erano ragazzi.
Ricordo che rientrando a casa da scuola chiesi a mia zia cosa fosse quel profumo che sembrava di pesce, ma che era "buono". Aveva preparato il calamaro imbottendolo con del pane, dei pinoli e dell'uvetta e con i suoi stessi tentacoli saltati in padella, il tutto accompagnato da qualche pomodoro che aveva generato un sughetto eccezionale. So bene che il calamaro, essendo un mollusco, non può essere definito pesce in senso stretto, ma da quel giorno è stato raggiunto un equilibrio tra quello che per mia zia poteva essere considerato pesce e quello che per me pesce non era perché troppo buono.
 Crescendo, ho poi imparato ad apprezzare i piatti di pesce, ma quando ho qualche ospite a cui mi fa piacere far provare la cucina napoletana, mi viene spontaneo pensare subito a questa ricetta e servire il calamaro come antipasto, tagliato a rondelle su dei crostini, oppure come secondo, o come lo serviva a volta mia zia, a rondelle come condimento per un piatto di spaghetti. Insomma, in qualunque modo voi vogliate presentarlo, sono certa che lo apprezzerete come noi.


Calamari imbottiti

4 calamari di media grandezza
la mollica di due panini (regolarsi in base alla grandezza dei calamari)
80 g di pinoli
50 g di uvetta
200 g di pomodori (del piennolo, possibilmente)
olioevo
sale

Pulire i calamari eliminando la sacca che contiene la penna di cartilagine e la pelle. In una padella mettere a riscaldare un paio di cucchiai di olio evo. Tagliare a pezzetti i tentacoli del calamaro e metterli a rosolare nella padella per 5 mnuti.
Nel frattempo, in una ciotola ammollare il pane nell'acqua e strizzarlo bene.
In un'altra ciotola, fare ammorbidire l'uvetta in acqua calda per 10 minuti.
Aggiungere al pane contenuto nella prima ciotola i pinoli, l'uvetta strizzata bene, i tentacoli dei calamari ed un filo d'olio evo. Salare leggermente e mescolare il tutto. Con questo ripieno, farcire i calamari e chiuderli con l'aiuto di uno spiedino metallico.
Aggiungere un altro paio di cucchiai di olio evo nella padella in cui abbiamo fatto rosolare i tentacoli. Riscaldare e fare rosolare i calamari girandoli in modo che prendano un colorito uniforme. Dopo circa 5-10 minuti, quando i calamari saranno ben rosolati, aggiungere i pomodori tagliati a metà, salarli leggermente e lasciare cuocere coperti per 15-20 minuti, finché i calamari saranno teneri ed i pomodori avreanno prodotto un gustoso sughetto.


Non avendo una ricetta precisa ho dato dei tempi e delle quantità approssimative, sapendo che saprete regolarvi voi stessi. Alcuni aggiungono al ripieno anche delle olive bianche tagliate, che ci stanno bene, ma io ho voluto riportarvi la ricetta originale come li preapara mia zia...ed ora anche io.


Con questa ricetta partecipo al contest "L'Italia nelle nostre tavole-Ricette regionali" di Deliziandovi


Anna Luisa

martedì 12 novembre 2013

Da una esplicita richiesta...la Oreo tart


Ogni volta che andiamo nei Pesi anglosassoni, Fabio cerca puntualmente qualche pacco di Oreo da sgranocchiare durante il tragitto in auto.
Per chi non conoscesse questi "simpatici" biscottini, sono semplicemente dei biscotti al cioccolato fondente, legati due a due da una crema alla vaniglia. Si trovano anche in qualche supermercato qui in Italia, ma chissà perché quando si mangiano all'estero sembrano più buoni, sarà l'aria di vacanza, sarà l'appetito ed il gusto dello spuntino fuori pasto, chissà. In ogni caso Fabio adora questi biscottini.
Ora, non so se, mosso dalla sua passione, ha cercato la "parola magica" su internet, o gli sia capitato per caso di vedere nel web una ricetta di una crostata preparata con i suoi amati Oreo, fatto sta che mi ha inviato un messaggio su facebook in cui mi pregava di preparare questa crostata.
Qualcuno di voi lo sa, altri non credo lo immaginino neanche lontanamente, che Fabio ed io, quando stiamo al computer, siamo in realtà nella stessa stanza, spalla a spalla, a scrivere su due pc ed a volte ci capita di conversare anche tra di noi tramite il computer.
L'altra sera mi scrive : "Da quanto tempo non prepari una torta al cioccolato?"
ed io:" Non so, perchè, hai voglia che te ne faccia una, ma non stavi a dieta?"
e lui: " Ho visto una torta che mi piacerebbe...ma ti verrebbe più buona all'estero, dati gli ingredienti con cui è fatta..."
ed io, guardando la foto che mi aveva mandato: " perchè è fatta con gli Oreo?"...
...Fabio inizia a sghignazzare.
Ammetto che non ho potuto resistere all'idea di accontentarlo...



Oreo Tart

Ingredienti
Per la base di Oreo:
300 g di biscotti Oreo
110 g di burro

Per la ganache:
200 g di panna
200 g di cioccolato fondente
50 g di burro

Per decorare:
4-5 biscotti Oreo
gocce di cioccolato fondente



Mettere gli Oreo nel bicchiere del frullatore e ridurli a piccola briciole. Aggiungere il burro ammorbidito e frullare ancora fino ad ottenere un composto omogeneo. Disporre l'impasto così ottenuto nello stampo per crostata che misuri 10x35 cm e che avrete precedentemente imburrato. Pressare bene in modo da fare aderire perfettamente il composto alla base ed ai bordi dello stampo. Riporre in frigo a raffreddare per circa 30 minuti.
Preparare la ganache al cioccolato: tritare il cioccolato e metterlo in un recipiente. Riscaldare la panna, portandola quasi ad ebollizione e versarla sul cioccolato. Lasciare riposare 5 minuti, quindi aggiungere il burro e mescolare il tutto in modo da ottenere una crema omogenea. Aspettare che la ganache reffreddi.
Versarla nello stampo di Oreo, decorare con qualche biscotto e con le gocce di cioccolato e riporla in frigorifero per almeno 2 ore prima di servirla.



Lasciando perdere le calorie ed i probabili risultati delle analisi dopo aver mangiato un paio di fette di questa crostata, vi assicuro che vale la pena l'assaggio...ed oltre (anche se fatta con gli Oreo italiani :-D)
E, dato che per noi non c'è nessun cibo che sia più comfort food del cioccolato, con questa ricetta partecipiamo al contest Comfort food di La cucina delle streghe




Anna Luisa

venerdì 8 novembre 2013

Dai faraglioni ad una spiaggia caraibica: Torta caprese alla piña colada


Ora chiudete gli occhi ed immaginate di trovarvi su una spiaggia dove la sabbia è bianca, il mare è turchese e voi siete stesi su un lettino sotto una palma. Vi trovate ai Caraibi. Ora aprite gli occhi e scrutate l'orizzonte. Davanti a voi si ergono due enormi scogli, le loro sagome vi sono stranamente familiari, le ricordate, certo, come non farlo, sono un simbolo, rappresentano l'estate, il lusso, la moda caprese. Vi sorge un dubbio: ma se quelli sono i Faraglioni, voi non siete ai Caraibi, oppure è stato finalmente inventato il teletrasporto e voi riuscite a stare un momento ai Caraibi ed il minuto dopo a Capri? Certo sarebbe bello potersi godere in una sola giornata le meraviglie di entrambi questi posti da favola...ma è impossibile.
La soluzione in realtà è molto più semplice, una nuova amica italo-thailandese ha indetto un contest originale e molto stimolante. Le regole prevedono che si prenda un piatto classico e lo si "contamini" con altre culture culinarie.


Va senza dire che, data la mia indole pasticcera (o pasticciona, per meglio dire), ho subito pensato di preparare un dolce e per quanto Fabio mi facesse l'elenco dei vari dolci italiani e non, nella speranza che mi venisse qualche idea, a me venivano in mente i dolci napoletani. La caprese, tra questi, per me occupa un posto molto importante, è sempre stato uno dei dolci preferiti sia da me che da Fabio e, sebbene sia interamente al cioccolato, mi ricorda l'estate, quando tra me, i miei cugini e gli amici, eravamo capaci, durante i giorni di vacanza al mare, di mangiarne una intera, neanche troppo piccola, in una sola giornata.
Nonostante la mia passione per questo dolce, mi ha sempre stuzzicato l'idea di prepararne la versione bianca, fatta con il limone della penisola sorrentina, più fresca ed estiva di quella classica. Ma questa volta ho deciso di non fermarmi ai confini regionali e di superare anche di quelli nazionali, attraversando l'oceano per raggiungere le bianche isole caraibiche, dove lo sport più faticoso che sogno di fare è sorseggiare una piña colada, magari immersa nell'azzurro del mare, oppure stesa sotto la palma di cui parlavo all'inizio.
Ed allora, perché non fondere le due culture, i due sapori e creare una torta caprese alla piña colada, magari con le noci macadamia?


Torta caprese alla piña colada

Ingredienti:
6 uova
200 g di noci macadamia
200 g di ananas sbucciato
150 g di farina di cocco
150 g di burro
150 g di zucchero
120 g di cioccolato bianco
50 g di fecola di patate
50 ml di rum
1 bustina di lievito in polvere per dolci
1 pizzico di sale
zucchero a velo


Preriscaldare il forno a 150 °C.
Frullare le mandorle con la metà dello zucchero, tritare il cioccolato bianco e tagliare a piccoli pezzetti l'ananas e metterli a sgocciolare in un colino.
Nel frattempo lavorare il burro con il restante zucchero fino ad ottenere una crema omogenea. Aggiungere i tuorli d'uovo uno alla volta, montandoli con le fruste. Quando l'impasto sarà ben montato, aggiungere a filo il rum.
In un recipiente, unire le mandorle, il cioccolato, il cocco, il sale e setacciarvi la fecola di patate ed il lievito.
Aggiungere il tutto all'impasto di burro, zucchero ed uova, alla fine aggiungere anche l'ananas e mescolare bene. Montare a neve gli albumi ed incorporarli all'impasto poco alla volta.
Versare il composto in uno stampo di 28 cm di diametro, che avremo precedentemente imburrato.
Infornare per un'ora. Per verificare la cottura, immergere uno stuzzicadenti al cenro della torta e controllare che ne esca pulito.
Lasciare raffreddare completamente la torta prima di sformarla e spolverizzarla di zucchero a velo prima di servirla.



Certo che qualcuno potrebbe decidersi ad inventare il teletrasporto però...

Con questa ricetta partecipiamo al contest di Vaty "Contaminazioni-La cucina che unisce più tradizioni"


Anna Luisa e Fabio

martedì 5 novembre 2013

Come il cacio sui macarons...


Era da quando abbiamo pubblicato la nostra ricetta dei paccheri 'mbuttunati e fritti o paccheri da passeggio come li chiamo io, che pensiamo di partecipare al contest "Swiss cheese parade" indetto dalla cara Tery di Peperoni e patate, in collaborazione coi Formaggi dalla Svizzera, con una seconda ricetta. Guardandoci in giro abbiamo visto che la blogosfera si è mobilitata un po' in tutte le direzioni per partecipare, dallo street food classico, fino a a quello più innovativo, preparando dei piatti, o per meglio dire degli sfizi, che mi piacerebbe molto anche assaggiare. Non è stato quindi facile scegliere una seconda ricetta con cui partecipare e, per quanto ci pensassimo, l'idea non veniva.
Quando si pensa allo street food viene naturale pensare ad un piatto fritto o al forno, ma comunque a qualcosa di salato, ma cosa preparare?


Mentre ne parlavamo l'altro giorno, mi è caduto l'occhio sui libri di cucina che occupano interamente la mia libreria in cucina, ed in particolare su uno che mi è stato regalato da Eleonora, come premio per aver vinto il suo contest. Il libro in questione è "macaron salati" di Felder; ed ecco la tanto attesa idea, un macaron al formaggio e per le mie intenzioni, l'ideale era dello Sbrinz. D'altro canto noi adoriamo l'abbinamento dolce-salato ed in una sfida così divertente non poteva mancare un "dolcino" per una golosa come me. E mi è bastato proporre l'idea a Fabio ed un attimo dopo lui mi ha detto "il cacio sui macarons" e lì ho capito che avevo anche la sua approvazione.
Dunque, avevamo l'idea, i macarons ed avevamo scelto il formaggio da utilizzare, lo Sbrinz, ma l'idea andava personalizzata e così abbiamo pensato di mescolare lo Sbrinz con della ricotta di pecora, al fine di ottenere un ripieno più cremoso, ma consistente. E visto l'antico detto, "al contadino non far sapere quanto è buono il formaggio con le pere", delle pere nel ripieno ci sono sembrate appropriate. L'ultimo punto da affrontare era decidere di quale colore fare i macarons ed abbiamo pensato che il rosso della bandiera svizzera sarebbe stato l'ideale abbinato al bianco del ripieno, ed ecco nati i nostri Macarons rossi con Sbrinz e pere.




Macarons salati allo Sbrinz e pere
Ingredienti
Per i macaron:
200 g di farina di mandorle
200 g di zucchero a velo
50 ml di acqua
200 g di zucchero
150 g di albumi
2 pizzichi di sale
1 cucchiaino di colorante rosso in gel
1 cucchiaino di colorante rosso in polvere


Per il ripieno:
250 g di ricotta di pecora
80 g di Sbrinz grattugiato
1/2 pera abate


Frullare bene la farina di mandorle e lo zucchero a velo in un mixer, quindi passarli al setaccio. Nel frattempo preparare lo sciroppo di zucchero. Mescolare l'acqua e lo zucchero in un tegamino dal fondo spesso e riscaldare a fuoco medio. Se è necessario pulire i bordi, utilizzare un pennello bagnato di acqua come si fa per il caramello. Aggiungere 75 g di albumi allo zucchero a velo mescolato con la farina di mandorle, fino ad ottenere un composto abbastanza consistente. Nel frattempo iniziare a montare a neve in una ciotola gli altri 75 g di albumi. Quando lo sciroppo raggiunge i 114°C, montare alla massima velocità gli albumi. Appena il termometro arriva a 118-119°C,versare lo sciroppo di zucchero sul bordo interno della ciotola degli albumi montati e continuare a montarli a media velocità. Terminato di versare lo sciroppo continuare a montarle gli albumi alla massima velocità per un altro paio di minuti. Abbiamo ottenuto una meringa all'italiana.
Iniziare ad incorporare la meringa al composto di farina di mandorle, iniziando da una piccola quantità ed aggiungendone altra solo dopo che la quantità precedente sia stata completamente assorbita. Salare. A questo punto aggiungere il colorante. Ricordarsi che il colore tende a sbiadirsi durante la cottura, quindi, per ottenere dei macaron rossi, aggiungere sia il colorante in gel che quello in polvere. Si otterrà un composto denso, ma non fermissimo come una meringa. Mettere il composto nella sac à poche. Rivestire la teglia con carta da forno e riscaldare il forno a 160°C. Formare delle palline di composto del diametro di 3-4 cm sulla carta da forno distanziandole per bene fra di loro. Man mano che si porranno le successive, le precedenti tenderanno ad appiattirsi un po', ma deve accadere perchè i macaron prendano la loro forma caratteristica. Cuocere 10-12 minuti, girando la placca a metà cottura. Durante la cottura i macarons si solleveranno un po', dando origine ad una superficie lucida che dovrà risultare leggermente dorata a fine cottura, ed ad un bordino ruvido. Una volta raffreddati, capovolgerli e con un dito esercitare una leggera pressione nella parte inferiore per potervi porre la farcia.
Preparare il ripieno: setacciare la ricotta ed unirvi lo Sbrinz grattugiato finemente. Sbucciare la pera e frullarla. Unire la purea di pera alla ricotta, riporre in una ciotola in frigorifero per almeno un'ora, affinché si rassodi bene.
Trascorso il tempo, con l'aiuto della sac à poche, farcire metà guscio e sovrapporre l'altra metà per completare ilmacaron.
Servire freddi.


Dobbiamo ringraziare anche Marcella che è bravissima a preparare i macarons e non solo, per averci dato consigli per colorare di un bel rosso i macarons, visto che non è facile ed Eleonora per averci regalato la nostra fonte di ispirazione.

Con questa ricetta partecipiamo al contest Sweet cheese parade di Peperoni e patate in collaborazione coi Formaggi dalla Svizzera.



Anna Luisa (e Fabio)