martedì 29 ottobre 2013

L' antipasto di un tranquillo pranzo domenicale: Frittata con radicchio, speck e Gruyère


Ricordo che qualche tempo fa ho letto un articolo che parlava di una donna inglese, sposata con un italiano, e quindi venuta a vivere nel nostro Paese, che diceva di essere molto felice di abitare in Italia, di essersi fatta degli amici ed essersi ambientata bene, tranne che per un punto. Si domandava infatti, come fosse possibile che, soprattutto durante le festività e le domeniche, ci si soffermasse tanto tempo a tavola sia durante, che dopo il pranzo. Per lei era un'usanza del tutto inutile, una perdita di tempo insomma.
Leggendo quell'articolo, la mia mente non ha potuto fare a meno di ripensare a tutti i pranzi domenicali in famiglia. Tutti riuniti intorno al tavolo, l'unico giorno della settimana in cui la televisione era assolutamente bandita, ma senza che nessuno ne sentisse la mancanza. Il pranzo partiva con la pasta rigorosamente condita con il ragù napoletano che mia nonna iniziava a cuocere dal giorno prima. Seguivano le polpette per noi bambini, preparate alla napoletana, con pinoli ed uvetta, una vera leccornia. Non potevano mancare delle verdure per contorno, spesso, con mia grande gioia, erano le patate al forno; ed il pranzo terminava puntualmente con un vassoio di dolci, caratteristica peculiare della tavola domenicale. Non era un pranzo composto da molte portate, ma era bello goderselo con calma, facendo anche soste piuttosto lunghe tra una portata ed un'altra per scambiare due chiacchiere.
Crescendo, purtroppo ho visto i ritmi frenetici della nostra vita travolgere anche questo rituale che serviva ad unire la famiglia. Nonostante ciò, quando ho ospiti, mi piace preparare tante portate forse proprio per riuscire a ricreare quaell'atmosfera, per riuscire a godersi semplicemente il piacere di trascorrere del tempo insieme, parlando del più e del meno. Mi piace farli sentire a loro agio, coccolandoli con i piatti che ho preparato pensando ai loro gusti ed alle loro preferenze. Mi diverto a spaziare tra gli antipasti, oppure a preparare vari dolcini, in modo da poter accontentare un po' tutti. Ma soprattutto bandisco la fretta dalla nostra tavola e, per almeno un giorno alla settimana, riesco a godermi la calma, senza avere alcuna fretta.
Mi dispiace per la signora inglese e spero che un giorno riesca ad apprezzare anche lei il ritmo tranquillo di un lungo pasto domenicale.
Io nel frattempo mi gusto questo rotolo di frittata, semplice, ma ottimo da servire anche come antipasto di un pranzo in famiglia o con gli amici.


Frittata di radicchio (di G. Nosari)

Per 4 persone
500 g di radicchio di Treviso (note mie: ho utilizzato il radicchio in busta Ortoromi)
4 uova
100 g di speck
100 g di asiago (Note mie: ho utilizzato il Gruyère)
1 cipolla
olio extravergine di oliva
sale e pepe

Prelevate il radicchio già lavato dalla busta e tagliatelo a listarelle. Tagliate a listarelle anche lo speck. Scaldate 2-3 cucchiai di olio in una padella, e fate soffriggere con lo la cipolla affettata sottile e lo speck. Unite il radicchio e lasciate insaporire per un paio di minuti. Bagnate con il vino bianco, lasciate sfumare e fate stufare per una decina di minuti. Al termine salate e pepate.
Sbattete le uova con un pizzico di sale e una macinata abbondante di pepe. Scaldate un filo di olio in un'altra padella, versate le uova e fate cuocere la frittata, girandola a metà cottura. Levatela e lasciatela raffreddare.
Stendete il radicchio stufato sulla frittata, quindi arrotolatela a formare un cilindro. Tagliate il cilindro, diagonalmente, a tocchetti e fissate ogni tocchetto con uno stecchino. Sistemate i tocchetti su una teglia foderata con carta forno, spolverizzateli con il Gruyère grattugiato, infornate a 180 °C e fate cuocere per pochi minuti, giusto il tempo di far fonder il formaggio. Levate, portate in tavola e servite.


Ringraziamo OrtoRomi per averci omaggiato di alcuni suoi prodotti, come il radicchio utilizzato in questa ricetta.

Con questa ricetta partecipo alla raccolta settimanale Una domenica in compagnia





Anna Luisa

giovedì 24 ottobre 2013

Per conservare un raggio di sole: Confettura di mele annurche e limoni di De Riso




Mi sto godendo questi ultimi giorni di sole e di calore (...sempre che siano veramente gli ultimi). Domenica siamo andati a fare una bella passeggiata sul lungomare della nostra città e abbiamo notato che le persone andavano in giro tranquillamente con t-shirt e pantaloncini, neanche fosse piena estate. Ci siamo seduti su una panchina ed abbiamo ammirato il paesaggio: il mare blu, il Vesuvio e le barche a vela che uscivano pigramente dal porto facevano sembrare l'insieme come una gouache dell''800. Una bambina imparava ad andare in bicicletta spinta dal padre, mentre il fratellino la inseguiva e la madre gli gridava di non correre. Due fidanzati, poggiati alla ringhiera, si baciavano, incuranti dei passanti. C'era una grande frenesia, senza una ragione precisa, forse perché si avvicinava l'ora di pranzo, forse dovuta alla felicità di avere avuto l'ennesima domenica di fine estate. Qualcuno sarà andato sicuramente al mare, magari senza immergersi nelle fredde acque, ma semplicemente per poter godere di questo bel sole e ravvivare la tintarella estiva.
Quando le persone hanno cominciato a ritirarsi nelle proprie abitazioni, il brusio è scemato ed ho potuto godere anche del suono delle onde, uno dei suoni più musicali che ci offre la natura. Una ninnananna cantata  ad un ritmo costante ed incessante e per un attimo mi sono rivista bambina in spiaggia, sotto l'ombrellone, quando i miei genitori mi facevano fare il riposino pomeridiano.
La "voce" di un gabbiano mi riporta alla realtà e mi ricordo che a casa ho delle mele annurche e dei limoni che mi aspettano per essere trasformati in una confettura che mi accompagnerà durante l'inverno, riportandomi alla memoria i caldi raggi di sole di una domenica di fine estate.



Confettura di mele annurche e limoni (da "I dolci del sole" di Sal De Riso)

5-6 limoni (Note mie:ho usato quelli di Sorrento)
500 g di mele annurche
350 g di zucchero


Con l'aiuto di un pelapatate, pelate i limoni, ricavandone 50 g di buccia sottile che taglierete a julienne. Fatele cuocere a  fuoco lento per 6 minuti con 50 g di acqua e 50 g di zucchero. Lasciate poi raffreddare a temperatura ambiente. Pelate gli spicchi di limone a vivo, eliminando la parte bianca, le pellicine e i semi, e pesatene 125 grammi. Sbucciate e riducete le mele annurche a piccoli pezzi. In una pentola riunite tutti gli ingredienti con lo zucchero restante. Fate cuocere fino a 104°C e controllate con un rifrattometro che i gradi Brix siano 60. Versate la confettura ancora bollente in vasetti sterilizzati. Cchiudete subito con il tappo e pastorizzate su una teglia in forno a 130°C per 12 minuti.

 La ricetta in realtà è della madre di Sal De Riso e mi ha incuriosita molto per l'abbinamento mele/limoni. Inoltre viene utilizzata una qualità di mele campana, la mela annurca, che ha la peculiarità di terminare la maturazione a terra, dopo essere stata raccolta e stesa su dei graticci di paglia (melai) sotto gli alberi su cui è cresciuta per consentirne l'arrossamento della stessa per almeno 10-15 giorni durante i quali viene girata a mano di sovente. E ha una polpa dal sapore e dalla consistenza molto caratteristica. Ed è sempre uno spettacolo vedere queste distese di mele.


Spero che questa confettura mi accompagni per l'inverno...anche se non so quanto durerà a casa nostra prima di essere spalmata su delle gustose brioches o altro, a colazione.

Anna Luisa

martedì 22 ottobre 2013

Swiss cheese parade e lo street food: paccheri 'mbuttunati e fritti



Dell'origine esatta di questa ricetta di certo si sa poco. Come spesso capita in questi casi, ci sono però una serie di storie che vengono tramandate e non si sa bene alla fine se si tratti di invenzione o di realtà. Fatto sta che si dice che in un'antica tavola calda/rosticceria napoletana, chiamata " 'Na cosa al volo", verso la metà del 1800 c'era impiegato un personaggio di nome Giovannino. Gli era stato commissionato di preparare una pasta al forno e di friggere dei crocché di patate. Probabilmente preso da pensieri personali, quel giorno Giovannino fece un po' di pasticci e successe che imbottì i paccheri che sarebbero dovuti andare in forno, come di consuetudine, li impanò e li frisse come se fossero stati dei crocché. Quando il padrone di bottega si rese conto del grave errore, andò su tutte le furie. Ma visto che ormai il guaio era stato fatto, decise di vendere ugualmente quella pietanza, per limitare il danno. Con sua grande sorpresa, gli avventori di quel giorno, passanti che li avevano visti in bella mostra nella vetrina fronte strada, incuriositi, li avevano comprati, ed erano entusiasti di questa nuova preparazione. Fu così, come è successo per tanti altri piatti nel corso della storia, che da quel giorno in poi i "paccheri 'mbuttunati e fritti", cioè ripieni e fritti, furono preparati costantemente e richiesti dalla clientela e divennero lo street food tipico di questo locale dei vicoli del centro storico di Napoli. Col tempo ne sono nate due versioni, quella bianca e quella rossa. E come sempre, c'è chi peferisce l'una e chi l'altra.


A dire il vero, questa storia non è affatto reale, ma l'ho inventata per fare da contorno alla realizzazione di questa ricetta. E sarebbe potuta succedere realmente.
A dirla tutta, questa ricetta l'abbiamo preparata per uno scopo specifico. La cara Teresa del blog Peperoni e patate, in collaborazione con i Formaggi dalla Svizzera, ha indetto un altro interessantissimo contest, questa volta dedicato allo street food, la Swiss cheese parade in cui i protagonisti sono i deliziosi formaggi svizzeri in versione Street food.


Devo ammettere che la scelta del piatto da preparare è stata il frutto di una lunga consultazione con Anna Luisa. Ma alla fine abbiamo unanimamente deciso quale ricetta preparare. La nostra tradizione culinaria partenopea è ricca di street food, basta pensare ad alcune storiche rosticcerie (penso alla Friggitoria Vomero, praticamente immutata nel tempo o a L.U.I.S.E, nella centralissima via Roma che quotidianamente sfornano arancini di riso, crocché di patate, panini napoletani, pizzette "montanara", la frittatina di pasta, paste cresciute e tante altre prelibatezze che è comodo mangiare strada facendo e appagano pienamente anche il gusto) o ancora più semplicemente alle pizzerie, con la famosissima pizza a libretto o a portafoglio, in versione mignon, piegata a 4 e consegnata ancora calda al cliente.
In realtà quello che proponiamo, non è un classico di questo tipo di preparazioni, ma abbiamo trasmormato in street food qualcosa che non lo è. Abbiamo utilizzato un classico formato di pasta di Gragnano, i "paccheri" (ceffoni), pasta recentemente insignita del marchio IGP e li abbiamo riempiti con ricotta, salumi e formaggi svizzeri, Gruyère e Sbrinz per la precisione, come richiedevano le regole del contest (noi li abbiamo usati entrambi), impanati e fritti in maniera da renderne possibile la degustazione anche durante una sosta al volo per il pranzo o durante una piacevole passeggiata.



Paccheri 'mbuttunati e fritti

Ingredienti per circa 40 paccheri di misura media

500 g di ricotta di bufala (più asciutta)
170 g di Gruyère
130 g di Sbrinz
150 g di salame tipo Napoli
10 cucchiai di latte intero
5 cucchiai di sugo di pomodoro
Pepe nero
Olio e.v.o.
Sale
Farina, uova e pane grattugiato per l'impanatura

Preparazione

Tagliare a cubetti  piccoli il Gruyère per evitare che poi si abbiano problemi nella farcitura dei paccheri. Grattuggiare lo Sbrinz e tagliare a pezzettini le fette di salame napoletano. Unire il tutto alla ricotta e cospargere di pepe nero a piacere. Dividere il ripieno così ottenuto in due ciotole. In una aggiungeremo una decina di cucchiai di latte, o comunque fino ad ottenere la giusta consistenza che ci permetta di farcire per bene i paccheri, senza che il ripieno possa fuoriuscire in frittura. Nell'altra invece 5 cucchiai di sugo di pomodoro ottenuto portando a cottura del semplice pomodoro passato e dell'olio extra vergine d'oliva.
Portare a bollore in una pentola capiente dell'acqua che saliamo al momento della bollitura, cuocere la pasta ancora molto al dente (l'abbiamo cotta 12 dei 16 minuti indicati sulla confezione della marca che abbiamo usato) e scolarla con un mestolo forato in un recipiente con dell'acqua fredda per evitare che continuino a cuocere. Una volta fredda, scolare i paccheri e farli asciugare per bene. Quindi procedere alla farcitura. Con un sac à poche farcire metà dei paccheri col ripieno "bianco" ed i restanti con quello "rosso", avendo cura di riempirli per bene fino all'orlo, in maniera che il ripieno non fuoriesca. Passare solo le due estremità nella farina, quindi interamente nell'uovo sbattuto con un pizzico di sale ed infine rotolore due-tre volte nel pane grattugiato finché ogni pacchero non sarà uniformente ricoperto. A questo punto si possono friggere subito, oppure si possono tenere un'oretta in frigo per far consolidare il ripieno prima della frittura. In quest'ultimo caso, ripassarli nel pangrattato prima di friggerli. Per la frittura abbiamo impiegato una friggitrice alla temperatura di 175°C e abbiamo cotto 6 paccheri alla volta per circa 2 minuti e mezzo, avendo cura di girarli dopo un minuto e mezzo, fino a completa ed uniforme duratura. Consigliamo di mangiarli caldi, coi formaggi ancora filanti. Un paio di morsi e si è pronti per il successivo.




Scherzando un po' con il nome di questo formato di pasta, mi viene da pensare a due richiesta classiche che si potrebbero fare, ovvero "il paio di paccheri", uno rosso ed uno bianco, per chi non si accontenta e "le cinque dita", ovvero un coppetto misto di 5 pezzi, per i più golosi.


Con questa ricetta partecipiamo al contest Sweet cheese parade di Peperoni e patate in collaborazione coi Formaggi dalla Svizzera.


Fabio e Anna Luisa


lunedì 21 ottobre 2013

Scozia 2013: i video

Come mia abitudine, al ritorno da un viaggio o da un evento importante, seleziono alcune foto che trovo tra le più significative e creo dei piccoli video ricordo in cui inserisco come sottofondo musicale una canzone che ci ha accompagnati durante i tanti chilometri percorsi in macchina o comunque un autore locale o in mancanza delle precedenti, una canzone che si presta particolarmente bene.
Durante il nostro on the road in Scozia, sulle stazioni radio della BBC che spesso erano le uniche che prendevamo, molto frequentemente veniva trasmessa una canzone che è diventata la nostra colonna sonora. E grazie a Shazam siamo anche riusciti a risalire a titolo e ad autore, anzi autrice.
I video che ho realizzato sono due. Uno con le foto classiche, con la canzone "Home" di Grabrielle Aplin e l'altro invece con un'altra canzone (the power of love), interpretata della stessa cantante, realizzato con le foto in HDR.
Voi quale preferite?

Video con foto "normali"

Video con foto in HDR

E con questi video, chiudo ufficialmente il racconto del nostro viaggio estivo in Scozia.

Fabio

giovedì 17 ottobre 2013

L'American breakfast di Annalù


Non è facile spiegare quanto io ami gli Stati Uniti. Fin da piccola guardavo i telefilm americani ed ammiravo le famiglie riunite attorno al tavolo a fare colazione. Guardavo quelle fanastiche "frittelle" impilate a formare una torre e mi chiedevo che sapore avessero. Ammiravo le città, le immense praterie, la natura pazzesca e sognavo di essere lì. Sapevo che un giorno il mio sogno si sarebbe realizzato.
Ho sempre desiderato andare negli USA, ma non avrei mai immaginato di andarci per la prima volta per un matrimonio, il matrimonio di un cugino che fino a quel momento neanche conoscevo. Avevamo conosciuto i suoi genitori, suo fratello e sua sorella solo l'anno prima e loro ci hanno accolti a braccia aperte.
Andare negli Stati Uniti è sempre bellissimo, ma andarci per la prima volta a casa di una famiglia splendida, formata da persone affettuosissime, non ha paragoni.
Ricordo benissimo le colazioni preparate per noi dalla madre e dalla moglie di mio cugino. Mi commuovo quasi pensando alle uova strapazzate preparate con tanto amore per noi.  Ma all'epoca non riuscivo a mangiarle (almeno per i primi giorni) perché il salato a colazione proprio non andava giù. Così venne la moglie di mio cugino, un'altra splendida persona, che ci preparò i french toast e i pancakes. Finalmente assaporavo le torri di pancakes, mi guardavo attorno e mi trovavo in una enorme casa bianca, con il giardino, una cucina da sogno e davanti a me c'era l'american breakfast.
Ricordo i giorni seguenti, si alternarono donoughts e cinnamon rolls, bacon e canadian ham, bagels ed english muffins, muffins ai mirtilli e uova strapazzate.
Ho fatto tante altre colazioni sia negli Stati Uniti che in Canada, ma quelle colazioni così ricche di affetto non le potrò mai dimenticare.
Capirete che quando ho letto che la sfida dell'MTchallenge di questo mese, proposta da Roberta,  era l'american breakfast, ho quasi cominciato a saltare dalla gioia. Il mio primo pensiero è stato di inviare un messaggio ai nostri amici perché si preparassero all'evento. L'American breakfast è sempre bello, ma in compagnia acquista un valore aggiunto. E' il pasto ideale da consumare con gli amici in una pigra domenica. Senza tante formalità, con tutti i piatti a tavola, passando con nonchalance dal salato al dolce e viceversa.
Il problema maggiore è stato decidere cosa preparare, o per meglio dire, a quali piatti rinunciare. Alla fine hanno avuto la meglio i cinnamon rolls, nella cui preparazione non mi ero mai cimentata, ma devo dire che ne sono decisamente soddisfatta; ed i bagels, che invece di tanto in tanto ripropongo ai miei ospiti.
In questo caso l'idea di utilizzare i bagels come base delle uova alla Benedict mi è venuta dalle colazioni che abbiamo fatto al mercato di Ottawa, dove venivano usati questi panini a forma di ciambellaper una sorta di colazione da asporto, in sostanza contenevano una colazione completa. Erano cotti nel forno a legna, al momento e vi lascio solo immaginare il sapore ed i profumi. Altro posto mitico era a Toronto, un po' a nord della downtown, ce n'erano di tutti i tipi ed era pienissimo a qualsiasi ora.
La ricetta delle uova è tratta interamente da Roberta, tranne per l'aggiunta di qualche pistillo di zafferano che oltre a caratterizzare il sapore di questo piatto, gli dona anche una nota di giallo che bene si addice alle uova.
Non ricordo di preciso dove ho provato il bacon glassato con lo sciroppo d'acero, ma è una leccornia indimenticabile, che può essere sia inserita sul bagel, sotto l'uovo, sia accostata semplicemente nel piatto come ho fatto io.
Infine ho utilizzato dei frutti rossi, i miei amati "berries", per preparare un fresco smoothie.







Uovo alla benedict

Salsa olandese
Ingredienti:
4 tuorli
il succo e la scorza grattugiata di 1/2 limone
1 pizzico di sale
120 g di burro fuso, meglio se chiarificato
1 cucchiaino di zafferano (aggiunta mia)

In una ciotola di acciaio o che comunque sopporti le alte temperature, mescolate energicamente i tuorli con il succo di limone e un pizzico di sale. Ponete la ciotola sopra una pentola con acqua in leggera ebollizione: la ciotola non deve toccare l'acqua! Mescolando continuamente, fate scaldare i tuorli, poi versate a filo il burro fuso, sempre mescolando. Continuate a mescolare, in modo delicato e costante, fino a quando la salsa si sara' rappresa. Aggiustate di sale e pepe, unite lo zafferano e servite subito.


Poached eggs
Per quanto riguarda la cottura delle uova, ci sono diversi metodi ed il piu' diffuso e' quello di mescolare energicamente l'acqua per creare un vortice nel quale adagiare l'uovo che, trascinato dal movimento dell'acqua, rotolera' su se stesso avvolgendosi nel suo albume mentre questo si solidifica. A me questo metodo ha sempre dato poche soddisfazioni, mentre mi sono trovata meglio con il seguente:
In una casseruola da 24 cm di diametro, versate circa 5 cm di acqua e scaldate a fuoco medio fino alla comparsa delle bollicine sul fondo e sui bordi della pentola.
Rompete le uova in ciotoline separate, un uovo per ogni ciotola, eliminando quelli con il tuorlo rotto.
Versate delicatamente le uova, una alla volta, sulla superficie dell'acqua, lasciando che vadano dolcemente a fondo. Lasciate abbondante spazio tra un uovo e l'altro, cuocendone non piu' di tre o quattro alla volta. Lasciatele cuocere indisturbate per 3 o 4 minuti, usando una spatola di gomma per staccare delicatamente le uova dal fondo della pentola, se fosse necessario.
Con un mestolo forato togliete le uova dall'acqua, una alla volta, scolandole molto bene e se dovete servirle subito, tamponate il fondo del mestolo con un pezzo di carta da cucina per assorbire tutta l'acqua in eccesso.  Potete conservarle in frigorifero fino a 3 ore, avendo l'accortezza di deporle su un piatto coperto di carta da forno. Al momento di servirle, bastera' scaldarle per  35 o 40 secondi in acqua in leggera ebollizione.


Bagels
Ingredienti per 10 bagels:
225 ml di latte bollente
50 g di burro
25 g di zucchero
15 g di lievito di birra
un po' di sale
1 tuorlo
400 g di farina Manitoba
2 cucchiai di latte
semi di sesamo
semi di papavero

Versare il latte bollente in una ciotola, aggiungere il burro e lo zucchero e fare sciogliere il tutto. Appena è tiepido, sciogliervi il lievito di birra. Disporre la farina a fontana ed aggiungere il sale. Versarvi al centro il latte con il lievito ed impastare. Fare lievitare per un'ora. Trascorso il tempo, stendere l'impasto dello spessore di 2 cm circa e con un coppapasta tagliare le ciambelle. Praticare un foro all'interno con il dito, allargandolo bene perchè cuocendo tende a chiudersi. Fare riposare 15 minuti. Trascorso questo tempo, immergere i bagels nell'acqua bollente per 20 secondi e sistemarli in una teglia da forno. Spennellerli con il tuorlo diluito con un po' di latte (a piacere decorarle con i semi di sesamo o di papavero, ribaltandoli in un piattino in cui si saranno stati messi i semi.), ed infornare a 180°C per 15 minuti circa.



Maple glazed bacon
8 fette di bacon
2 cucchiai di sciroppo d'acero

Riscaldare il forno a 190°C. Disporre le fette di bacon una accanto all'altra in una teglia rivestita di carta da forno ed infornare per 10 minuti. Prelevare la teglia e spennellare lo sciroppo d'acero sulle fette di bacon. Infornare per altri 5 minuti e servire

Preparare l'uovo alla Benedict: tagliare a metà il bagel e disporlo sul piatto, povi sopra l'uovo e ricoprirlo di salsa olandese allo zafferano e decorare con qualche pistillo di zafferano. Servire con qualche fetta di  maple glazed bacon.



Cinnamon Rolls
Ingredienti per 10 rolls:

660 g di farina forte
1 cubetto di lievito di birra
240 ml di latte
75 g di burro
66 g di zucchero semolato
1/2 cucchiaino di sale
3 uova grandi

Per il ripieno:
120 g di zucchero di canna
1 cucchiaio di cannella
120 g di burro ammorbidito


Per la glassa:
120 g di zucchero a velo
115 g di burro
2 cucchiai di latte
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
1 pizzico di sale



In una ciotola mescolare 295 g di farina e il lievito.
In una piccola casseruola , mescolando continuamente, scaldare il latte , il burro, lo zucchero e il sale sfino a che il burro sia quasi sciolto. A poco a poco versare il composto di latte nella miscela di farina, mescolando r a bassa velocità . Aggiungere le uova , una alla volta, mescolando bene dopo ogni aggiunta . Continuare ad impastare ad alta velocità per 3 minuti . Aggiungere i restanti 365 grammi di farina fino ad avere un impasto morbido, liscio ed elastico ma non appiccicoso (circa 5 minuti).
Formare una palla e mettere in una ciotola unta. Coprire con pellicola trasparente e lasciare lievitare in un luogo caldo (l'ho iposto in forno tiepido) fino a quando l'impasto sarà quasi raddoppiato (circa 1 e 1 /2 - 2 ore) . Prelevare l'impasto e stenderlo su un piano premendo con le dita per liberare l'aria e lasciare riposare per 10 minuti.
Stendere la pasta in un rettangolo largo circa 30 cm . Spennellarlo con la metà del burro e cospargerlo di zucchero e cannella. Arrotolare l'impasto e tagliarlo in modo da ottenere 10 rolls. Disporli in una teglia rettangolare 23x 32 cm, lasciando un po' di spazio per la successiva lievitazione. Con il pennello spennellare la parte esterna dei rolls con il burro che avremo tenuto da parte. Coprire con pellicola trasparente leggermente unta  e fare lievitare un'altra ora.
Preriscaldare il forno a 180°C e cuocere i cinnamon rolls  per 25 a 30 minuti , fino a farli dorare. Se necessario, per evitare una eccessiva doratura,coprire con la carta alluminio gli ultimi 5-10 minuti di cottura . Rimuovere rotoli da forno  lasciarli rffreddare.
Preparare la glassa: Sciogliere il burro ed incorporarvi il latte e la vaniglia. Versare il tutto sullo zucchero a velo che avremo messo in un'altra ciotola. Mescolare bene e glassare i nostri rolls ormai raffreddati. Lasciare asciugare la glassa a temperatura ambiente.



Smoothie ai frutti di bosco:
150 g di frutti di bosco surgelati
2 vasetti di yogurt bianco
50 ml di succo d'arancia


Frullare tutti gli ingredienti insieme e servire.



Un ringaziamento a Roberta per aver scelto la colazione americana per questa gara è d'obbligo, ma voglio ringraziare anche i miei parenti americani a cui mi lega un enorme affetto.

Con queta ricetta èartecipo al contes Cannella mon Amour di Blueberry Muffin Bakery


Anna Luisa

martedì 15 ottobre 2013

American breakfast di Fabio per l'MTC di Ottobre


Chi ci conosce, già lo sa. Noi amiamo gli Stati Uniti d'America ed il Nord America in genere. Potrei passare le ore a raccontarvi cosa abbiamo visto e cosa mi piacerebbe ancora vedere. Ma forse mi dilungherei un po' troppo, come spesso capita quando si è con amici, reali e virtuali, con cui si fantastica su questo fantastico mondo. Noi siamo stati "solo" (e dico solo non tanto per il numero che capisco che non è affatto poco, ma perché ci sarei voluto ritornare molte più volte) 5 volte negli States e 2 in Canada. Abbiamo navigato lungo le coste del Canada da Vancouver fino all'Alaska e poi ci siamo immersi nella sua natura selvaggia per il nostro viaggio di nozze, per dire. Siamo stati a NYC d'estate, per una visita approfondita e poi sotto Natale, per godercela in quella magica atmosfera. Abbiamo fatto una capatina in Colorado per il matrimonio di un cugino di Anna Luisa e da lì un salto nel Maine, visto che era fine Settembre e quindi l'inizio della stagione del fall foliage. E abbiamo visitato tutta la costa est del Canada, che neanche a dirlo, pure ci è entrata nel cuore. E poi la prima volta in assoluto è stata per il matrimonio di un cugino americano di Anna Luisa (ma di questo credo che vi parlerà lei).
Tanto basta per capire che quando Roberta, vincitrice dell'ultimo MTC, ha proposto come ricetta l'uovo alla Benedict (ed in senso più largo, l'american breakfast), ancora prima di leggere regole e regolamento, tra un salto di gioia e l'altro, abbiamo invitato i nostri amici a casa per condividere con loro l'esperienza della colazione che poi in realtà si è trasformata in un bel bruch domenicale.
Ma veniamo al tema della sfida. Come vi sarete resi conto anche dalle foto delle nostre colazioni scozzesi, a noi l'american/english breakfast piace un sacco. Passiamo con una certa disinvoltura (qualcuno lo so che rabbrividisce a solo pensiero) dal dolce al salato e ci piace provare un po' di tutto. In genere all'estero ci piace immergerci nella cultura anche gastronomica del posto e anche per la colazione è assolutamente così.
Di colazioni americane, in viaggio, ne abbiamo fatte diverse, in hotel, nel locale sulla strada, nella nota catena, perché ci piaceva provare un po' tutto. Ma nei miei ricordi, indimenticabile rimane quella che andavamo a fare a Vancouver in un localino apparente anonimo, lungo la strada che porta al parco cittadino, ad una ventina di minuti a piedi dal nostro hotel (ma ne valeva la pena!), sulla sinistra, con una grande insegna recante il nome, White spot, i classici divanetti all'americana dei film, le persone di tutti i tipi che consumano la colazione e le patate più buone che abbia mai mangiato.
Già in passato, diverse volte, ci siamo organizzati delle colazioni americane e anche stavolta è stato un piacere e anche un divertimento, tralasciando l'impegno e gli imprevisti che comunque ci sono sempre in una preparazione piuttosto ampia e complessa. Ho preferito stavolta mantenermi sul classico, pur non facendo mancare il mio tocco personale.
Li ho scoperti per caso, a casa dei parenti di Anna Luisa, sembravano degli innocui "panini" messi a tavola. Poi li ho provati ed è stato subito amore. Sto parlando degli english muffins che non ho voluto assolutamente sostituire e che anzi, ora che ho scoperto che sono facilissimi da preparare, non ne farò più a meno. E per la prima volta mi sono cimentato nella cottura dell'uovo in camicia. Per me che adoro l'uovo fresco è stata una rivelazione. Goduria allo stato puro. Per completare il mio uovo alla Benedict (di cui vi dice tutto Roberta) ho frapposto tra l'uovo e l'english muffin una fettina di prosciutto cotto che ho fatto abbrustolire leggermente in padella, perché mi ricorda tanto il canadian bacon che è più simile al nostro prosciutto cotto. Infine ho aggiunto un pizzico di paprika piccante per dare colore ed una nota in più.
Lo so che bastava preparare solo un'altra portata, ma vista la presenza degli amici e la voglia di fargli provare diverse cose, ho preparato due classici della colazione americana, ovvero i pancakes, che ho personalizzato con dei mirtilli freschi e dei french toast che ho servito in un tris comprendente una versione classica, con burro e sciroppo d'acero (di cui sono ghiottissimo), una apple-maple ed un'altra con burro, confettura di fragole, mirtilli e banane a mò di bandiera americana.
Infine ho realizzato come bevanda uno smoothie con mela, banana e kiwi.
Ma passiamo nel dettaglio alle ricette.
 

Uovo alla Benedict

English muffin
ingredienti:
450 g di farina forte per pane
225 ml latte
55 ml di acqua
7 g lievito di birra secco
2 cucchiaini di zuccchero
1 cucchiaino di sale
In un pentolino, unite il latte e l'acqua e fate intiepidire a fuoco dolce. Versate il lievito nel liquido insieme ai due cucchiaini di zucchero. Mescolate rapidamente con una forchetta o una piccola frusta per far sciogliere il lievito e lasciate riposare per una decina di minuti, finche' in superficie si sara' formato un sottile strato di schiuma.
Setacciate la farina in una terrina e versate nel centro il liquido con il lievito, mescolando dapprima con una forchetta e poi con le mani, incorporando a poco a poco la farina fino a che avrete un impasto non troppo sodo. Versate l'impasto sul piano di lavoro infarinato e incorporate a questo punto il sale. Impastate energicamente per almeno dieci minuti, unendo pochissima altra farina se dovesse risultare troppo appiccicoso. Alla fine dovrete ottenere un panetto liscio e vellutato come il culetto di un bambino. Ungete di burro una capace ciotola, rotolateci dentro il panetto e ponete a lievitare in luogo tiepido per almeno un'ora o finche' non sara' raddoppiato di volume.
Rovesciate nuovamente l'impasto sul piano di lavoro leggermente infarinato e appiattitelo con le mani, facendo uscire tutta l'aria, fino ad uno spessore di circa 1,5 cm, ma non di piu'.
Con un taglia biscotti di 7,5 cm di diametro, ricavate dei dischi di pasta che metterete su una placca da forno infarinata. Rimpastate i ritagli e ricavate altri dischi fino ad esaurimento della pasta. Lasciate riposare i muffins per 15/20 minuti, coperti da un panno o da un'altra teglia rovesciata.
Scaldate a fuoco medio una padella antiaderente a fondo spesso o, ancora meglio, in ghisa.
Disponeteci 4 muffins alla volta, riducete la fiamma e fateli cuocere per 4 o 5 minuti per ogni lato.
Devono rimanere molto soffici e non seccarsi, ma se avete l'impressione che non si siano ben cotti all'interno o sui bordi, potete trasferirli in forno a 180 gradi e farli cuocere per altri 3 o 4 minuti.



Salsa olandese
Ingredienti:
4 tuorli
il succo e la scorza grattugiata di 1/2 limone
1 pizzico di sale
120 g di burro fuso, meglio se chiarificato
*1 pizzico di paprika piccante (mia variante rispetto alla versione di Roberta)
 In una ciotola di acciaio o che comunque sopporti le alte temperature, mescolate energicamente i tuorli con il succo di limone e un pizzico di sale. Ponete la ciotola sopra una pentola con acqua in leggera ebollizione: la ciotola non deve toccare l'acqua! Mescolando continuamente, fate scaldare i tuorli, poi versate a filo il burro fuso, sempre mescolando. Continuate a mescolare, in modo delicato e costante, fino a quando la salsa si sara' rappresa. Aggiustate di sale e pepe, unite anche la scorza grattugiata e servite subito.

Poached eggs
Per quanto riguarda la cottura delle uova, ci sono diversi metodi ed il piu' diffuso e' quello di mescolare energicamente l'acqua per creare un vortice nel quale adagiare l'uovo che, trascinato dal movimento dell'acqua, rotolera' su se stesso avvolgendosi nel suo albume mentre questo si solidifica. A me questo metodo ha sempre dato poche soddisfazioni, mentre mi sono trovata meglio con il seguente:
In una casseruola da 24 cm di diametro, versate circa 5 cm di acqua e scaldate a fuoco medio fino alla comparsa delle bollicine sul fondo e sui bordi della pentola.
Rompete le uova in ciotoline separate, un uovo per ogni ciotola, eliminando quelli con il tuorlo rotto.
Versate delicatamente le uova, una alla volta, sulla superficie dell'acqua, lasciando che vadano dolcemente a fondo. Lasciate abbondante spazio tra un uovo e l'altro, cuocendone non piu' di tre o quattro alla volta. Lasciatele cuocere indisturbate per 3 o 4 minuti, usando una spatola di gomma per staccare delicatamente le uova dal fondo della pentola, se fosse necessario.
Con un mestolo forato togliete le uova dall'acqua, una alla volta, scolandole molto bene e se dovete servirle subito, tamponate il fondo del mestolo con un pezzo di carta da cucina per assorbire tutta l'acqua in eccesso.  Potete conservarle in frigorifero fino a 3 ore, avendo l'accortezza di deporle su un piatto coperto di carta da forno. Al momento di servirle, bastera' scaldarle per  35 o 40 secondi in acqua in leggera ebollizione.



Per comporre l' Egg benedict, dividete ogni muffin a meta' e scaldateli in una padella antiaderente fino a che risulteranno leggermente tostati. Deponete su ogni meta' muffin una fettina di prosciutto cotto (ho usato una fetta di spalla tagliata un po' più doppia) leggermente sacaldata in padella, coprite con un uovo in camicia e nappate di salsa olandese ancora calda. E cospargete con un pizzico di paprika piccante.



Pancakes ai mirtilli La ricetta base è quella degli Old fashioned pancakes di Martha Stewart che io ho arricchito coi mirtilli
N. B. Anche se tradotta in italiano,per questa ricetta si usano come unità di misura le cup (tazze) egli spoon (cucchiani).

Ingredienti
    1 tazza e mezza di farina per tutti gli usi
    1 cucchiaio di zucchero
    1 cucchiaino di sale grosso
    2 cucchiaini 3/4 cucchiaini di lievito in polvere
    1 uovo grande, leggermente sbattuto
    1tazza ed 1/4 di latte
    3 cucchiai di burro non salato, fuso, e molto di più per preparare
    Olio vegetale, per la piastra
    Sciroppo d'acero, riscaldato , per servire.
    1 vaschetta di mirtilli freschi



Procedimento
    step 1
    Posizionare un piatto a prova di calore in un forno caldo (a 200 gradi °C) .
    step 2
    In una grande ciotola, sbatti insieme la farina, lo zucchero, il sale e il lievito. Fare un pozzo nel centro del composto di farina . Aggiungere le uova, il latte e 2 cucchiai di burro. Mescolare con la frusta dal centro, incorporando lentamente la farina . Far riposare l'impasto per 10 minuti .
    step 3
    Scaldare una piastra di ghisa o antiaderente a fuoco medio. Imburrare la padella e versare immediatamente in 1/4 di tazza di pastella per ogni frittella* a cui si sono aggiunti i mirtilli. Una volta versata la pastella nella padella, distribuire uniformente i mirtilli. Quando le bolle salgono in superficie , capovolgere le frittelle, ridurre leggermente il calore e cuocere fino a quando le parti inferiori siano dorate e i centri siano cotti, per circa 1 minuto.Consiglio un po' di burro in più per evitare che i mirtilli, cuocendosi, si possano attaccare al fondo.
    step 4
 Come le frittelle escono dalla padella , metterle sul piatto caldo nel forno fino al momento di servire. Servire una pila di 3 frittelle 3conditi con più burro e lo sciroppo d'acero, intervallate con dei mirtilli freschi che potranno essere utilizzati anche per decorare.

   
Tris di french toasts

Ingredienti
1 pacco di pane in cassetta dolce
Uova
Latte
Cannella
Sale
Burro (per servire e per la padella)

Non vi dò per questa ricetta una dose precisa, perché dipende da quanti french toast avete intenzione di preparare e da quanto liquido assorbe il pane.
Io procedo così, vi dò il riferimento per 1 uovo, per la ricetta base. Sbatto un uovo in un recipiente nel quale poi dovrò bagnare il pane con il doppio di volume di latte ed un pizzico di sale ed abbondante cannella.
Faccio scaldare un po' di burro in una padella antiaderente, passo velocemente il pane nel liquido per evitare che spugni e lo passo in padella fino a che entrambe le parti siano bel cotte. Poi si servono ancora cladi con sciroppo d'acero leggermente scaldato ed un quadratino di burro.


 
Come dicevo precedentemente, ne ho fatte altre due versioni per le quali non vi dò un procedimento preciso, ma solo delle indicazioni, tanto è facilissimo.



Uno l'ho prepartato in versione "Apple-maple", ovvero, ho tagliato delle mele verdi, ho fatto sciogliere un po' di burro in padella e ce le ho fatte saltare con un po' di sciroppo d'acero. Ho continuato la cottura, cospargendole di cannella ed insaporendo con un goccio di Cognac che ho lasciato evaporare. Ho versato il tutto sul french toast preparato in maniera classica (senza burro e sciroppo d'acero che si usano per servirli, ma solo cotti, per capirci).




L'altra versione è quella da me ribattezzata "American flag". Ho semplicemente spalmato la fetta di french toast cotto in maniera classica con del burro, della confettura di fragole e poi ho decorato con dei mirtilli freschi e delle rondelle di banana tagliate a metà e passate con un po' di limone per evitare che anneriscano.


Smoothie alla mela, banana e kiwi

Infine, come da regolamento, ho preparato una bevanda da accompagnare a questa colazione.
Ho deciso per uno smoothie facilissimo da preparare.
Ingredienti
Una mela pink lady
Una banana
4 kiwi
125 ml di latte
250 g di yogurt bianco


Come tutti i frullati, si va anche un po' ad occhio e ad esperienza, oltre che a gusto personale. Ho pulito e sbucciato la frutta, l'ho tagliata a pezzi grossolani e ho passato tutto in frullatore con il latte e lo yogurt fino a raggiungimento della densità desiderata. L'ho trovato ben bilanciato tra sapori dolci e più aspri, per accompagnare le portate dolci e salate della colazione. Eventualmente si può correggere con un po' di zucchero, a seconda del grado di maturità della frutta e dell'acidità di kiwi e yogurt.


Noi ci siamo divertiti un sacco e non vediamo l'ora di ripetere l'eperienza della colazione americana.
Enjoy!


Fabio






giovedì 10 ottobre 2013

Scozia 2013: Edimburgo (terzo giorno) e dintorni



Ventesimo giorno

Siamo, ahinoi, giunti all'ultimo giorno di questa lunga vacanza che ci ha portati in giro per la Scozia a scoprire molte delle sue bellezze. Ma non ci facciamo prendere dal pensiero che la vacanza stia finendo e cerchiamo di vivere questo giorno come gli altri, come se domani dovessimo ancora andare in giro e visitare altri posti.
Stamattina preferiamo fare colazione in hotel (molto abbondante! Addirittura desistiamo dall'ordinare qualcosa di cotto al momento visto  che il buffet è già molto ricco).
Lasciamo la camera e subito siamo in giro. Abbiamo scaricato da internet, prima di partire,  l'elenco dei farmers market di tutte le città che abbiamo visitato. Di solito si tengono la domenica o il sabato. Quindi oggi, come prima cosa, raggiungiamo Castle terrace, subito dietro il castello, alla fine di Princes st. E' un piccolo mercatino, ma carino.











Da qui ritorniamo nella zona di Grassmarket che mi piacerebbe visitare meglio e scopriamo che c'è un mercatino di cose vecchie/antiche e ovviamente ci mettiamo a rovistare tra le bancarelle in cerca di qualcosa di interessante. E ovviamente lo troviamo.







Ritorniamo nella zona degli artisti del Fringe festival e ne approfitto per fare qualche altra foto. Ci sono sempre personaggi diversi, da un giorno all'altro, ma anche dal mattino al pomeriggio, a seconda poi di quando sarà lo spettacolo. C'è un'atmosfera allegra e ci piace lasciare Edimburgo così.
Si, perché pur avendo ancora tutta la giornata a disposizione, avendo ormai visitato tutta la città, non stanchi dei tanti chilometri (o meglio, miglia!) percorsi, avendo ancora la macchina a disposizione, decidiamo di fare un ultimo "fuori porta". D'altra parte io avevo studiato anche tutta la zona a sud di Glasgow ed Edimburgo (i Borders) che purtroppo abbiamo dovuto escludere dal giro e quindi già so cosa c'è di interessante da vedere allontanandosi dal centro.
























Poco fuori dal centro, la prima sosta la facciamo presso il Craigmillar castle. E' davvero a poca distanza e anche chi va solo ad Edimburgo può andare a visitarlo. Probabilmente ci sono anche dei collegamenti col bus dal centro.



Possiamo ora incamminarci verso la costa ad est di Edimburgo. Raggiungiamo il punto più lontano che vogliamo raggiungere, Eyemouth, a circa 80 km. La cittadina sembra carina, c'è però in corso una specie di "festa del paese", tanti bambini che giocano felici sulla spiaggia e non riusciamo a trovare neanche un posto libero in uno dei parcheggi. Mentre Anna Luisa resta nel parcheggio nell'attesa che qualcuno esca, vado a fare qualche foto. Purtroppo per noi posti non se ne libereranno e quindi ci muoviamo verso la prossima tappa.
Poco a nord di Eyemouth, lungo la costa, c'è un bel posto, St Abbs head dove si può godere di un bel paesaggio. Qui è il paradiso dei sommozzatori ed infatti è pieno!













E' quindi la volta di visitare Dunbar. E' un paesino carino, piacevole per una passeggiata e poi nelle vicinanze della piscina c'è un bell'arco naturale.


Continuiamo il nostro giro in direzione del Tantallon castle. Il bigliettaio resta sorpreso da quanti castelli e attrazioni abbiamo visitato durante il nostro giro vedendo i timbri che ci siamo fatti mettere ogni volta e ci chiede quale ci è piaciuto di più. Beh, a questo non avevamo ancora pensato e non sappiamo rispondere, anche perché sarebbe estremamente difficile scegliere. Lui, ovviamente, ci assicura che quello che stiamo per vedere è il più bello. Noi andiamo a controllare. Certo, non so se sia il più bello, ma di certo gode del panorama più spettacolare. Inoltre proprio di fronte al castello, in mezzo al mare, c'è un grosso scoglio, interamente "bianco" perché invaso dagli uccelli. C'è anche un bel faro e si può vedere col telescopio a pagamento che è sul prato del castello.














Il castello si trova poco prima di North Berwick che ci dà l'impressione che qui si riversi un po' l'Edimburgo benestante. E' molto carina e curata. Lungo la strada c'è un'ultima chiesa che rientra tra quelle tutelate da Historic Scotland che possiamo visitare gratuitamente perché compresa nella tessera annuale che abbiamo sottoscritto. D'altra parte ci manca solo l'ultimo timbro per completare la nostra scheda. Purtroppo siamo al limite coi tempi, arriviamo pochi minuti prima della chiusura, facciamo una corsa, ma il custode ci dice che anche qui l'ultima entrata è mezz'ora prima della chiusura. Ora, mi chiedo io, ma quanti minuti ci avremo impiegato a visitare una chiesetta di campagna? Comunque non ce la fa visitare, ci accontentiamo di vederla dall'esterno, ma almeno ci mette il nostro ultimo timbro!


Ora si che il giro sta davvero finendo. Come all'andata, anche al ritorno abbiamo un orario pessimo per il volo. Ci tocca svegliarci alle 3 e per questo abbiamo optato per un Inn che si trova a meno di 10 minuti dall'aeroporto anche se questo è appena fuori Edimburgo. Prima di arrivarci, facciamo un salto in aeroporto per fare il pieno di benzina alla macchina prima di riconsegnarla e per vedere il luogo di consegna perché di notte non vogliamo avere problemi. Chiediamo anche dove dobbiamo lasciare la chiave della macchina essendo a quell'ora chiusi gli uffici. E bene facciamo, perché non sarebbe stato intuitivo. Arriviamo in hotel pronti per la cena che abbiamo prenotato per le 7 per cercare di andare a dormire quanto prima possibile. La camera era deliziosa, la cena ottima, il servizio pure. Ci dispiace solo che dobbiamo partire perché si sta davvero bene.
Lasciamo l'hotel nel cuore della notte, in pochi minuti siamo in aeroporto pronti a spiccare il volo prima per Amsterdam e poi per Roma dove recuperiamo la nostra macchina e torniamo a casa.
E' stato un viaggio bellissimo che ci ha lasciato un numero infinito di ricordi. Quella sensazione che avevo leggendo la guida e documentandomi su internet che c'erano tantissime cose da vedere e che una selezione fosse indispensabile, mi è stata confermata. Le giornate sono state sempre molto intense, ma vissute coi ritmi giusti (ok, qualche corsetta l'abbiamo dovuta fare lo stesso, presi dalla voglia di vedere quanto più possibile).
Non sappiamo quanti castelli, chiese e cimiteri abbiamo visto alla fine, animali di tutti i tipi, siamo stati sull'isola di Skye e alle Orcadi, abbiamo attraversato incontaminate vallate, quelle che sanno di Scozia, dove resteresti per sempre, fiumi, laghi, abbiamo mangiato benissimo ovunque, insomma siamo pienamente soddisfatti di questo bellissimo viaggio!

Fabio