giovedì 30 giugno 2011

Un (altro) week end a Londra (parte prima)



Per me il viaggio è sacro, va meticolosamente studiato e preparato, nonostante mi piace molto lasciare spazio anche all'imprevisto, all'improvvisazione o al fuori programma più inaspettato, e Londra rappresenta senza dubbio un'eccezione nel mio modo di concepire il viaggio, per non dire un paradosso. E' l'unica città che abbiamo visitato senza mai programmare una visita ad hoc, eppure è la quarta volta che ci torniamo, cominciamo a conoscerla un po' meglio, ci piace sempre di più, iniziamo a sentirci un po' a casa quando ci andiamo. E questo lo capisci quando decidi di posare la cartina e riesci a muoverti in certe zone con la sicurezza che avresti a casa. Se le "scuse" delle volte precedenti sono state una coincidenza troppo lunga, piuttosto che uno spettacolo a teatro o il ritorno dall'Islanda di venerdì (potevamo non approfittarne per fare un week end lì?), quella di questa volta è stata un concerto.Ormai molti di voi lo sanno, seguo i Corrs, band irlandese, dalle loro origini e non potevo mancare al concerto del mini tour che ha accompagnato l'uscita del nuovo cd da solista della cantante del gruppo, Andrea. La data poi era il 2 Giugno che guarda un po' da noi è festa, ed il ponte si è così trasformato in questo week end londinese.
Dopo una corsa con mille ostacoli verso il luogo del concerto, la Union chapel ad Islington,  estremanente suggestiva, con la speranza di arrivare in tempo per farsi autografare il cd all'arrivo degli artisti, siamo alla stage door 10 minuti prima dell'arrivo previsto, non ci posso credere, che fortuna! ...salvo poi scoprire che mentre noi eravamo in un vicolo deserto assieme ad altri fan speranzosi, lei è entrata dall'ingresso principale...pazienza, già ero più che soddisfatto del duplice incontro avuto a Novembre scorso a Dublino (parte prima, parte seconda, parte terza). Attendiamo l'inizio del concerto trascorrendo l'attesa in compagnia di altri fan che avevamo conosciuto in altri concerti in giro per l'Europa. Anche grazie al nostro largo anticipo, riusciamo a prendere un posto in primissima fila e ci godiamo il concerto. Dopo un'inutile attesa post concerto, rientriamo stanchi in hotel.
Anche questa volta abbiamo deciso di stare in zona Bloomsbury, quartiere tranquillo e centrale, in uno degli hotel della Grange in cui ci siamo trovati bene in precedenti visite.
Come accennavo, l'impostazione di questo viaggio viaggio è piuttosto libera, mi piacerebbe sicuramente vedere la zona di Camden Lock e quella di Canary wharf, senza tralasciare gli ottimi suggerimenti delle nostre amiche strenne (Ale, Flavia e Mapi) food addicted, per quanto riguarda lo shopping di caccavelle, ristoranti, negozi di specialità alimentari... tutta la parte culinaria insomma (bisogna accontentare anche la moglie, no? Per quanto anche io ci sono ormai dentro fino al collo...).
Di buon mattino quindi, approfittando anche del fatto che chissà perchè il primo giorno la colazione non è inclusa nel prezzo della camera, ci dirigiamo subito verso la zona di Camden, abbiamo infatti intenzione di fare una colazione leggera, contrariamente alle nostre abitudini e di fermarci ad un ristorante segnalatoci da Ale per il pranzo.
Ci aggiriamo così in un quartiere/mercato ancora semideserto, i negozi e le bancarelle stanno aprendo e la gente sta affluendo. Ci immergiamo nella rete di canali e di chiuse che caratterizzano tutta la zona, e giriamo un po' per i negozietti e le bancarelle.













Come in ognuno degli ultimi viaggetti che abbiamo fatto, ricorre una (delle due) costante(i), ovvero un mio leggero infotunio, questa volta no pre-vacanza, ma durante. Nel portare la valigia in hotel si riacutizza la lombalgia e già mi vedo bloccato a 90° per due giorni a girare in questa posizione per Londra (so che qualcuno ha già pensato al Gobbo di Londra...). Per fortuna ho una moglie farmacista e subito corro (si fa per dire in quelle condizioni) ai ripari.



La prossima tappa è imposta dalla cara amica Mapi, in quanto andiamo a cercare il suo quasi (ex) marito, ovvero il fantastico cioccolatiere Paul A. Young a Camden passage, ad Islington. Il negozietto si trova in una stradina pedonale parallela alla principale, entriamo in questo luogo (di) cult(o) con la dovuta devozione e ci perdiamo tra le meraviglie delle sue preparazioni. Mangiamo qualcosa subito lì, altre cosine le porteremo a casa, come il libro del maestro autografato.





Ripresa la metro, ci tocca "accontentare" anche l'amica Alessandra che ci ha vivamente consigliato un ristorantino vietnamita, il Song Que Restaurant (134 Kingsland Road). Avevo sbagliato a segnare il numero civico, per fortuna Ale viene subito in nostro soccorso via telefono con l'indicazione corretta. Il numero di avventori del locale ci conferma che è molto gettonato ed apprezzato. E noi non possiamo che confermare, vista la bontà di quello che ci viene dato da mangiare.




Avendo già visitato le principali attrazioni di Londra nelle precedenti visite, ci sentiamo liberi di continuare i nostri giri un po' più al di fuori dei soliti percorsi turistici. Londra in questo periodo è un cantiere enorme, stanno nascendo delle costruzioni favolose in vista delle prossime Olimpiadi del 2012 e così ci rechiamo a Canary wharf, zona moderna, piena di uffici, ma anche di tantissimi localini e centri commerciali da perderci la testa. Ma chi vuole, può anche dedicarsi ad un po' di sano relax su una panchina o sul prato. E a businessman con lo zainetto in spalla si alternato mamme coi carrozzini  e professioniste dello shopping estremo. La giornata è splendida e ce la godiamo. Facciamo quindi una capatina in hotel per lasciare gli acquisti fatti prima di uscire per la serata. In questi giorni a Londra il Sole tramonta verso le 21:30 e c'è luce fino a molto tardi.







E' venerdì sera, scendiamo verso la zona di Covent garden, i pub brulicano di persone all'esterno che chiacchierano sorseggiando una birra. Arriviamo quindi nella Chinatown, vogliamo infatti andare in un ristorante cinese sempre consigliatoci dalla cara Ale, il Crispy duck, ma purtroppo non hanno disponibilità e dobbiamo cambiare scelta e su loro consiglio scegliamo un locale che fa sempre cucina orientale, lì di fronte, lo Ikkyusan. Sarà per la prossima volta mangiare l'anatra laccata...




Dopo cena andiamo a passeggiare un po' a Trafalgar square.




Percorriamo la Strand fino ad arrivare al Tamigi per goderci il tramonto. Sono le 10 di sera, ma delle luci della notte ancora nessuna traccia. Ripassiamo per Covent garden prima di rientrare in hotel.






Fabio

martedì 28 giugno 2011

Quando le ciliegie incontrano le mandorle...nasce una bellissima amicizia Crostata di ciliegie e mandorle



Devo dire che mai come in questo periodo mi sono accorta che ci sono tanti frutti rossi in giro e tutti meritevoli di trasformarsi in un ottimo ingrediente per qualche dolce (giusto per dire una cosa a caso), o comunque per qualche gustosissimo piatto, donandogli anche un tocco di colore.
Per questa raccolta delle (st)renne sui frutti rossi, ho preparato una ricetta con le fragoline di bosco, una con le fragole, una con i frutti di bosco ed a questo punto non potevano mancare...le ciliegie!
Sono stata indecisa se preparare una ricetta dolce o salata (ogni tanto mi viene lo scrupolo di coscienza di preparare troppi dolci), ma alla fine la mia indole da "pasticciona" ha prevalso.
Poi conoscendo la golosità di  Alessandra, Daniela, Stefania, Ely/Fla e Mapi, le mie amiche (st)renne, mi viene naturale dedicare loro un dolce semplice ma buono come la nostra amicizia.



Crostata di ciliegie e mandorle

Ingredienti
Per la frolla alle mandorle:
200 g di farina debole
100 g di burro
50 g di farina di mandorle
25 g di zucchero
1 uovo sbattuto
1 fialetta di essenza di mandorle

Per la crema chantilly alle mandorle
150 cc di latte
1 tuorlo d'uovo
80 g di zucchero
20 g di amido di mais
200 ml di panna
1 fialetta di essenza d mandorle

650 g di ciliegie sode
2 cucchiai di conserva di ciliegie
125 ml di acqua

Preparare la frolla. Disporre sul ripiano la farina, la farina di mandorle e lo zucchero formando una fontana, porre al centro il burro a pezzi, l'uovo e l'essenza di mandorle ed impastare il tutto fino ad ottenere un impasto sodo e liscio. Avvolgere il panetto di pasta frolla nella pellicola e lasciarlo riposare in frigorifero per almeno un'ora.
Snocciolare le ciliegie e metterle in una padella con la conserva e l'acqua. Cuocere a fuoco basso per circa 5 minuti, finché le ciliegie saranno appena morbide. Mettere le ciliegie a sgocciolare e continuare la cottura del liquido rimasto nella padella fino a che si sia ridotto alla metà. Fare raffreddare entrambi.
Preparare la crema. Riscaldare il latte e nel frattempo in una ciotola sbattere il tuorlo con lo zucchero e l'amido di mais. Versare il latte nella ciotola poco alla volta, trasferire il composto in un pentolino e metterlo a cuocere sul fuoco lento mescolando. Fare cuocere 4-5 minuti fino ad ottenere una crema densa e lasciare raffreddare. Aggiungere la fialetta di mandorle alla crema, montare a neve la panna ed incorporarla alla crema.
Preriscaldare il forno ventilato a 170°C. Stendere la frolla in una tortiera di 23 cm di diametro, poggiarvi sopra un foglio di carta da forno e dei pesi (ceci o fagioli andranno benissimo) e cuocere per 15 minuti. Trascorso questo tempo, rimuovere la carta da forno con i pesi e continuare la cottura per altri 15 minuti. Fare raffreddare il guscio di frolla, riempirlo con la crema e fare raffreddare in frigo. Dopo circa un'ora porvi sopra le ciliegie e spennellarle con il loro liquido di cottura, in modo da renderle lucide.




Non dimenticate di passare domani da Stefania, giovedì da Ely/Fla e venerdì da Mapi per le altre ricette delle (st)renne d'estate.

Anna Luisa

lunedì 27 giugno 2011

Frutta-fritta o Kaki-age?




Inizio a chiedermi come facciamo a pubblicare la nostra ricetta per l'MT challenge sempre gli ultimi giorni. Il tempo manca, ma il mio unico neurone, ormai dichiaratamente in ferie, prima di lasciarmi per andare ad occupare il suo posto sotto un ombrellone di chissà quale spiaggia credo nell'emisfero sinistro, mi ha lasciato un'ideuccia per questo mese. Credo che ogni tanto mi abbia mandato anche qualche cartolina con consigli per perfezionare l'idea o migliorarne la presentazione e tutte le volte che ne recepivo, pardon, ricevevo una, pensavo tra me e me, si, così va meglio. Purtroppo la signora memoria sta godendo lo stesso periodo di ferie con il signor neurone e qualche maligno suppone che abbiano fatto una scappatella assieme, e così le idee, come mi venivano, così si volatilizzavano. Lungi da me l'idea di un taccuino su cui annotare le idee, o per meglio dire, il taccuino lo avrei anche, ma abbandonato in qualche borsetta, ormai in fondo all'armadio.
Comunque, alla faccia del signor neurone e della signora memoria, sono riuscita a mettere a punto una ricetta per partecipare anche questo mese all'MT challenge. La ricetta è il Kaki-age e, lo ammetto, è un piatto di cui neanche conoscevo l'esistenza prima che Acquaviva, vincitrice del mese scorso, la proponesse come tema e ne spiegasse accuratamente caratteristiche e storia in un post che vale decisamente la pena di leggere, a prescindere se si vuole oppure no preparare questo piatto.
Ma passiamo alla nostra versione. Anche se il kaki-age nasce come una frittura salata, essendo permesso nell'MT challenge, ho deciso di rielaborarla in versione dolce, preparando una fritturina di cubetti di frutta ed accompagnandola con del gelato al tè verde e della salsa alla vaniglia e al cioccolato bianco, oltre lo zucchero aromatizzato alla vaniglia per sostituire il sale.
Per questa preparazione ho pensato di utilizzare i bicchierini che ci ha gentilmente donato la premiata ditta "Gambetto&Gambetta".




Kaki-age di frutta con gelato al tè verde e salsa alla vaniglia e cioccolato bianco

Ingredienti

Per il kaki-age di frutta:
1 mela verde
1 mela rossa
4 albicocche sode
Per la pastella (riporto la ricetta di Acquaviva)
per la pastella (koromo):
125 gr. di farina 00 a basso contenuto di glutine (hakurikiko), + qualche cucchiaio per infarinare
circa 200 ml. di acqua ghiacciatissima (ideale è lasciarla in frigo con qualche cubetto di ghiaccio fino a che si è sciolto)
1 tuorlo d'uovo
Olio di arachidi per friggere

Per il gelato al tè verde:
200 ml di panna
200 ml di latte
3 cucchiai di tè verde solubile
160 g di zucchero

Per la salsa alla vaniglia e cioccolato bianco
200 ml di panna
1 baccello di vaniglia
100 g di cioccolato bianco

Per lo zucchero alla vaniglia
200 g di zucchero
1 baccello di vaniglia


Preparare il gelato: riscaldare il latte e la panna e sciogliervi il tè e lo zucchero, fare raffreddare e metterlo nella gelatiera.

Preparare la salsa: sminuzzare il cioccolato e metterlo in una ciotola. Portare ad ebollizione la panna con il baccello di vaniglia e, dopo aver eliminato quest'ultimo, versare la panna sul cioccolato. Attendere 2-3 minuti e mescolare bene.

Per la pastella  (da Acquaviva) di solito si usa acqua in quantità doppia della farina, ma il segreto sta nel setacciare un paio di volte con cura la farina e versarla in un contenitore trasparente, quindi disporre il tuorlo in un uguale recipiente e versarvi sopra tanta acqua ghiacciata quanta ne serve per raggiungere lo stesso livello della farina. La vera dose dell'acqua dipende dalla dimensione del tuorlo, nel mio caso per 125 gr. di farina ho usato 180 ml. di acqua ghiacciata.
(Attenzione: gli eventuali cubetti di ghiaccio vanno levati dall'acqua prima di usarla perché non devono entrare in contatto con l'uovo.)
Sbattere l'uovo con l'acqua (usando un paio di bacchette di bambù) e quando è ben amalgamato unirvi in un solo colpo la farina setacciata.
Mescolare lentamente e per poco tempo, per evitare che la pastella diventi collosa, non importa se restano dei grumi.
Ho utilizzato subito la pastella seguendo uno dei due metodi consigliati da Acquaviva.
Tagliare a cubetti la frutta, lasciando anche la buccia alle mele, immergere i cubetti nella pastella e friggere nell'olio bollente singolarmente, in modo che restino separati.

Per lo zucchero aromatizzato alla vaniglia, mettere il baccello di vaniglia in un barattolo con lo zucchero e lasciarlo aromatizzare almeno una settimana, mescolando di tanto in tanto.

In un bicchiere posizionare il gelato e sopra i cubetti di frutta fritti.
Posizionare il bicchiere nel piatto da portata, accompagnandolo con la salsetta alla vaniglia e cioccolato posta in una ciotolina e da una piramide di zucchero alla vaniglia e se si vuole un po' di foglie di té verde.



Dalle idee che mi sono venute mi nasce il dubbio che il signor neurone e la signora memoria siano andati in vacanza in qualche paese orientale...ma quando tornano....altro che cartoline ;-)

Anna Luisa

giovedì 23 giugno 2011

E' arrivata l'estate, e si vede anche nel piatto: Trenette pesce spada e carciofi





Non so se vi è chiara la mia predilezione per i dolci, ma se trovassi  il modo per consumarne anche uno al giorno senza ingrassare, ne preparerei tranquillamente sette a settimana. Devo ammettere che al secondo posto delle mie preferenze, a pari merito con gli antipasti, ci sono i primi piatti. In realtà a casa nostra non li mangiamo frequentemente, soprattutto per mancanza di tempo che intercorre tra il ritorno a casa dal lavoro ed il momento di mettersi a tavola, considerando che sto parlando di un orario che per molti corrisponde alla piena, se non già terminata digestione. Così accade che come un tempo il giorno di festa era caratterizzato per molte famiglie dalla presenza del dolce a fine pasto, e le lunghe file in pasticceria sono difficili da dimenticare, oggi per noi è il primo piatto che fa la differenza tra giorni feriali e festivi. Ovviamente, essendo un caso più unico che raro, la scelta del primo piatto è fatta con estrema cura, dando spazio a tutta, seppur poca, creatività che ho.
Questa settimana però c'è stata un'eccezione (che conferma la regola), per cui ho preparato un primo piatto infrasettimanale. L'incipit mi è stato fornito da un invito ricevuto dalla Voiello a partecipare all'incontro che si terrà a Napoli e che avrà come tema il mare. Mi è stato chiesto di proporre una ricetta che, se venissi scelta, preparerei durante la serata per tutti gli ospiti sotto la guida dello chef Voiello. Essendo fondamentalmente una timida non so cosa farei se venissi scelta, magari presa dal panico brucerei tutte le presine, oppure farei scuocere la pasta, ma in ogni caso ci penserò solo se, e ripeto, se verrò scelta.
Nel frattempo la ricette la propongo a voi, anche perché merita decisamente un assaggio.


Trenette al pesce spada e carciofi

Ingredienti per 4 persone:
400 g di trenette
300-350 g di pesce spada
6 carciofi
1/2 bicchiere di vino bianco
1 cucchiaio di timo
la buccia grattugiata di un limone
il succo di mezzo limone (facoltativo)
1 spicchio d'aglio
olio
sale

Pulire i carciofi e tagliarli a cubetti. In una padella scaldare l'olio con l'aglio mettervi i carciofi, farli rosolare e sfumare con il vino. Terminare la cottura dei carciofi aggiungendo qualche cucchiaio di acqua se necessario. Nel frattempo tagliare il pesce spada a cubetti e, quando i carciofi saranno cotti, aggiungere nella stessa padella la dadolata di pesce e cuocere ancora 2-3 minuti. Regolare di sale ed aggiungere le foglioline di timo e la buccia grattugiata del limone. Se si preferisce un gusto un po' più deciso, aggiungere anche il succo di mezzo limone.
Cuocere le trenette al dente e saltarle un minuto in padella con la nostra dadolata.
Servire decorando il piatto con qualche rametto di timo e delle zeste di limone tagliate a julienne.



Alle volte mi sorprendo di scoprire come due semplici aromi come il timo ed il limone siano in grado di valorizzare un piatto, eppure in questo caso, valorizzano sia il sapore dei carciofi, sia quello del pesce spada.

Anna Luisa

martedì 21 giugno 2011

Passione per la frutta o passion fruit? Noooooo, mirtilli...Cheesecake di mirtilli e cioccolato




Eccoci al nostro appuntamento settimanale con le (st)renne e con i frutti rossi. Come ogni martedì è il nostro turno di proporvi una ricetta, e siamo contenti che sia oggi il nostro turno perché per noi è un giorno speciale per due ragioni: primo perché è il mio onomastico, infatti festeggio a San Luigi e seppure al nord l'onomastico non viene festeggiato, qui da noi è una festa importante al pari del compleanno. Seconda ragione, ma certo non meno importante della prima, oggi è l'anniversario di matrimonio mio e di Fabio...ed il primo che fa commenti del tipo " che sant'uomo deve essere Fabio" oppure "quanta pazienza ha quel ragazzo a sopportare l'Annalù"...beh, non gli passo più la ricetta della torta di oggi :-DDD Scherzo! La ricetta gliela passo, ma un eventuale assaggio se lo può scordare ;-).
In un giorno importante come questo (almeno per noi), sono felice di proporvi questa torta, frutto (rosso)...(ecco le battutacce che mi vengono dopo otto anni di matrimonio con Fabio), frutto, dicevo, di una nuova grave patologia: la sadlerite! Si, perché le possibilità sono due, o Sadler ha una passione per i frutti rossi ed ha preparato tanti dolci con questi ingredienti, oppure io sono stata rapita dal suo libro ed ho scoperto che le sue torte mi riescono...ed anche discretamente bene!




Cheesecake di mirtilli e cioccolato (da "Le ricette dei grandi chef: Sadler speciale dolce")

Ingredienti per 10 persone
Pasta frolla
40 g di tuorli d'uovo
40 g di zucchero a velo
100 g di albumi
70 g di zucchero a velo
15 g di cacao
20 g di fecola

Per la bavarese
300 g di mirtilli
300 g di zucchero
20 g di vodka
20 g di gelatina in fogli
300 g di panna montata

Per la marmellata di mirtilli
100 g di mirtilli
35 g di zucchero
60 g di acqua
7 g di gelatina in fogli

150 g di panna montata

Montare i tuorli con 40 g di zucchero a velo.
Montare a neve l'albume ed aggiungere 70 g di zucchero a velo. Unire i due impasti e incorporare la fecola ed il cacao, amalgamare bene il tutto.
Foderare una tortiera con l'impasto preparato e fare cuocere in forno per 15 minuti a 200°C.
Frullare 300 g di mirtilli con lo zucchero e la vodka e poi passare al colino cinese (quello a punta).
In una casseruola fare bollire 50 g di salsa di mirtilli ed unire la gelatina in fogli, precedentemente ammollata in acqua fredda. Fare amalgamare il tutto per bene e quindi aggiungere la restante salsa di mirtilli. Fare raffreddare il composto e, prima che si addensi, unire la panna montata, mescolare bene.
Fare cuocere 35 g di zucchero con 60 g di acqua, unirvi 7 g di gelatina in fogli, precedentemente ammollata in acqua fredda, quindi unire i mirtilli.  Fare cuocere per tre minuti circa, poi lasciare raffreddare a temperatura ambiente.
Mettere la pasta in un cerchio per torta, versarvi sopra la bavarese e riporre in frigorifero a rassodare. Coprite la superficie con la marmellata di mirtilli e riporre nuovamente in frigorifero per due ore.
Tagliare la torta a fettine e servire con panna montata.



Poiché i mirtilli di montagna sono difficili da trovare e costano molto, si possono utilizzare i mirtilli congelati.

Note mie: pensavo che venisse una torta stucchevole per l'abbondanza della panna, invece è molto ben proporzionata. Ho però abolito la panna di accompagnamento alla fetta di torta, preferendo un po' di cioccolato fuso.
Ho sostituito la vodka con il fragolino (giusto per restare nel tema della raccolta delle (st)renne).
Prima di mettere la base di frolla, che in realtà è più morbida di una frolla, nel cerchio, quest'ultimo va rivestito con un foglio di acetato che poi ci permetterà di sformare la nostra torta.



Per 10 persone....ma anche in due l'abbiamo finita bene!


Con questa ricetta partecipo al contes "I love cheesecake"



Anna Luisa

giovedì 16 giugno 2011

Un piatto light...ma appetitoso: Insalata di spinacini, fragole e pollo



Tenete presente quando vi capita quei periodi di calma piatta, in cui, un po' per mancanza di voglia, un po' per carenza di idee, non avete nulla da fare? Capitano però anche periodi in cui si è talmente presi dagli impegni, che il tempo sembra non bastare mai. Ci sono impegni di vario tipo, dal lavorativo a quelli di piacere, ma tutti richiedono il nostro tempo e la nostra totale attenzione. Personalmente sono una di quelle persone che avallano la tesi del moto perpetuo, infatti non riesco mai a riposarmi ed a fare una sola cosa per volta, soprattutto a lavoro. Anche se mi capita, molto raramente di avere del tempo in cui, non so, potrei schiacciare un sonnellino, penso a cosa fare e qualcosa lo invento di certo. Di ciò ne sono molto contenta, perchè, dato il mio carattere, non sopporterei una vita monotona senza impegni e senza fare nulla.
Fortunatamente di questa vita di corsa, ma decisamente piena, fanno parte anche le passeggiate fuori porta e le uscite con gli amici a cena ed i pranzetti cucinati a casa (un po' di svago ci vuole, no? :-D). Quando le cene però si susseguono, tanto da far temere l'inesorabile e terrificante incontro con la bilancia, è necessario correre ai ripari e cercare di fare un po' di dieta, almeno in qualche giorno della settimana. Il problema è che Fabio ed io siamo delle buone forchette e non mangiare qualcosa di appetitoso non ci alletta per nulla. Ho quindi preparato questa insalatina che, nella sua leggerezza, è decisamente appetitosa e...adattissima alla stagione.


Insalata di spinacini, fragole e pollo

Ingredienti per 4 persone:
100 g di songino
300 g di petto di pollo
250 g di fragole
una manciata di mandorle a lamelle
1 limone
olio extravergine di oliva
sale
aceto balsamico

Miscelare insieme l'olio, il sale ed il succo del limone e mettervi a marinare il petto di pollo per almeno un'oretta.
Nel frattempo lavare il songino e le fragole e tagliare queste ultime a fette. Metterli insieme in un'insalatiera.
Grigliare il petto di pollo dopo averlo scolato dalla marinatura, salarlo e tagliarlo a listarelle. Unirlo quindi all'insalata. Condire con l'olio, il sale se necessario e qualche goccia di aceto balsamico.




E' una ricetta decisamente light, ma non vi viene voglia di  prendere una forchettata d'insalata? :-P

Anna Luisa

Con questa fresca insalata partecipo al contest di Irina


martedì 14 giugno 2011

Un incontro tra (st)renne...e non solo Chutney di fragole con gamberoni




Eccoci ad un nuovo giro di boa per questa raccolta delle (st)renne. Questa volta vi assicuro che faccio fatica a scrivere con calma perché sono ancora euforica ed ho ancora tantissima adrenalina da smaltire dallo scorso week-end. Infatti siamo stati ospiti della Garofalo che ci ha coccolati per tutto il week end presso un bellissimo hotel di Castellammare (e sottolineo che si trova su territorio stabiese e non sorrentino!), dove è avvenuto un incontro tra food-bloggers per una nuova iniziativa, Gente del fud, di cui vi parleremo con calma appena sarà partita ufficialmente ;-).
La mia euforia è dovuta sicuramente al fatto di aver conosciuto tanti altri bloggers che finora avevo incontrato solo "virtualmente", ma non di persona ed ora i loro blog hanno un volto, una voce ed un sorriso...si, perché ho notato che l'euforia era generale e non ha preso solo me, ma un po' tutti. Abbiamo potuto conoscere molti, ma non tutti i presenti e di questo ci dispiace, ma siamo certi che non mancheranno occasioni per rimediare e stringere nuove amicizie oltre che nella blogosfera, anche nel mondo reale.
Tra i nuovi volti ne menziono solo alcuni con cui abbiamo trascorso più tempo: Ornella di Gialla tra i fornelli, Chiara di Cucinando con mia sorella, Milena di Una finestra di fronte, Mariagrazia di Sempre in cucina con allegria e Giusy di Gli amori di Dida, entrambe stabiesi come me, Fujiko di La ricetta della felicità, Stefania di Noi due in cucina, affetta da montersinite come me, Eleonora di Burro e miele, e tanti altri, ma soprattutto il mitico Mario di Gambetto nella zuppa, che oltre ad essere simpaticissimo è anche modesto perché si definisce grasso e pelato, quando non lo è assolutamente. Con lui e la sua fidanzata, la signora Gambetta, simpaticissima anche lei, abbiamo stretto un'amicizia che speriamo continui, anche perché a parere mio e della Gambetta, Mario e Fabio, oltre ad aver scoperto di aver studiato nella stessa scuola ad un anno di distanza, pareva che fossero fratelli.
Nel frattempo abbiamo colto l'occasione per rinforzare delle amicizie già esistenti, in particolare quella tra noi (st)renne, che pur non essendo presenti al gran completo, eravamo lì con una discreta rappresentanza. Oltre a noi "assaggi" c'erano Mapi accompagnata dalla sua amica Laura e Stefania con (quel sant'uomo di) suo marito Salvatore. Abbiamo trascorso un weekend ridendo tanto che alla fine mi faceva male la faccia e mi è stata scattata anche una foto in cui sono letteralmente piegata in due dal ridere. Tra Stefania che appena vedeva qualcuno partiva con il suo "ciaaaaaooooo" e saltava al collo tra baci ed abbracci, e Mapi, che nel suo mantenere un certo ritegno aveva al collo il nastrino di Paul.A.Young, come se fosse una fede nuziale. Insomma un' esperienza sicuramente da ripetere al più presto, ma questa volta con il gruppo delle "st"renne al completo.




Chutney di fragole con gamberoni (da  I grandi libri degli ingredienti)

Ingredienti per 4 persone:
1/2 kg di fragole
150 g di mele Golden
12 gamberoni(o mazzancolle)
100 g di uvetta
20 g di zenzero candito
1 spicchio d'aglio
200 ml di aceto di mele
100 g di zucchero di canna
2 cipollotti
1/2 limone non trattato
peperoncino piccante fresco
4 chiodi di garofano
1/2 cucchiaino di noce moscata
1 stecca di cannella
1/2 cucchiaino di senape in polvere
sale

Tagliare a pezzetti le mele, metterle in una terrina con un pezzetto di peperoncino lavato e tagliato a julienne, l'uvetta, le spezie, lo zenzero candito e l'aglio, entrambi tritati.
Versare l'aceto e lo zucchero in una casseruola, portarlo ad ebollizione, aggiungete il contenuto della terrina, mescolate bene il composto e fatelo sobbollire con il coperchio per circa 30 minuti a fuoco basso.
Aggiungete le fragole mondate, lavate e tagliate a fettine, i cipollotti mondati e tritati, la scorza di limone lavata e tagliata a listarelle sottili e 100 ml di acqua calda.
Salate e continuate la cottura per altri 30 minuti poi, nel caso ce ne fosse bisogno, alzate un po' la fiamma per fare addensare il composto (deve risultare come una confettura).
Lasciate raffreddare il chutney a temperatura ambiente e poi servirlo con i gamberoni sgusciati e cotti al vapore per 4-5 minuti circa.





Ricordatevi di passare domani da Stefania per una nuova ricetta delle (st)renne.

Anna Luisa